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Centoquarantasettesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 10 novembre 2012 at 09:00

Centoquarantasettesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Un’altra bella storia di successo all’estero: un’altra amara storia di impossibilità di far valerie le proprie competenze in Italia. La vicenda che vi raccontiamo oggi ci porta nella vita di un giovane professionista, che ha scelto il Lussemburgo, come méta di lavoro. Lo ha fatto, dopo oltre 30 colloqui nella Penisola, tutti risoltisi con un “lei è troppo qualificato”… “lei non ha l’esperienza richiesta”.

Alla fine il protagonista della puntata di oggi ha colto al volo una delle due occasioni di lavoro all’estero, trovando nel Granducato la nuova frontiera del lavoro:  in due anni promozioni su promozioni, che ne hanno accresciuto la visibilità internazionale. Resta la domanda: ma non è che le aziende italiane abbiano un problema di valorizzazione dei talenti, soprattutto a livello manageriale?

Prosegue anche oggi la rubrica “Job Abroad”, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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La discussione di novembre: “E’ auspicabile un rinnovo della classe dirigente italiana, attraverso i giovani professionisti attualmente all’estero? Merito, innovazione e trasparenza: solo loro possono “importare” in Italia queste regole-base del cambiamento?”

Inviate le vostre lettere/spunti/riflessioni, specificando il Paese di residenza, a: giovanitalenti@radio24.itI migliori contributi saranno pubblicati sul blog ufficiale della trasmissione e letti in onda alla fine di ogni mese.

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“The Best is yet to come”

In Senza categoria on 7 novembre 2012 at 11:15

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Barack Obama, Chicago, 7th November 2012

Quattro milioni pronti alla fuga?

In Fuga dei giovani on 7 novembre 2012 at 09:00

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Siamo ancora in mezzo al guado, tra un Paese che vorrebbe cambiare, un Paese che rifiuta il cambiamento… e un Paese che si interroga su quanto gli convenga cambiare passo.

Mentre il sistema-Italia decide sul da farsi, i suoi giovani continuano a votare… con i piedi. Andandosene, o pensando seriamente di andarsene. “Un giovane su tre vorrebbe emigrare“, ha lanciato l’allarme una decina di giorni fa il presidente dell’Istat Enrico Giovannini al convegno Aspen Institute a Venezia, che ha fatto due rapidi calcoli: se gli under 35 in Italia sono quasi 13 milioni, significa che oltre quattro milioni di giovani stanno pensando seriamente di fare le valigie. Si tratta di stime, ovviamente. Se davvero tutti emigrassero, ci troveremmo di fronte a un esodo epocale. Ma non vi sembra ugualmente grave, che il presidente del principale istituto statistico italiano (non uno qualsiasi dei mille centri studi di questo Paese) lanci un allarme del genere?

Il vicepresidente di Confindustria Ivan Lo Bello, prima allo stesso convegno, poi in un’intervista a Corriereconomia, rincara l’allarme: Lo Bello sottolinea come -dati Demopolis alla mano- il 61% degli under 35 ritenga che, terminati gli studi, occuperà una posizione inferiore, rispetto a quella dei propri genitori. Quel che è peggio, a testimonianza che questo è un Paese che deve guarire da mali profondi, ben il 78% ritiene che -per trovare impiego- occorrano le conoscenze giuste. E’ tutto ciò sostenibile? Non direi.

Prosegue Lo Bello: 20mila ricercatori italiani si sono perfezionati all’estero, e lì sono rimasti. “Un insieme enorme di persone, che contribuisce alla prosperità di altri Paesi, in particolare degli Stati Uniti. Risorse umane, che non torneranno indietro“, pecisa. Ma non è solo una questione di scienziati: nella successiva intervista a Corriereconomia, Lo Bello precisa come “si parla sempre di fuga di cervelli, ma quello di cui non ci accorgiamo è che da anni è in corso una fuga di talenti. I giovani migliori, quelli meglio formati, vanno all’estero e vengono saccheggiati dalle multinazionali. Bisogna fermare questa emorragia, o ci impoveriremo troppo“.

Un forte polo di attrazione per i nostri talenti è più che mai la Germania: secondo gli ultimi dati forniti da “La Repubblica”, Berlino, Stoccarda e Francoforte sono le tre principali città di destinazione, con un’impennata nella richiesta di ingegneri, da parte del mondo produttivo tedesco. Perchè i nostri giovani -e “choosy”- talenti piacciono tanto? Per i seguenti requisiti: alta preparazione, competenze ed esperienza, capacità di problem solving, flessibilità. Resta un mistero il perché queste interessanti e apprezzate caratteristiche restino sottovalutate, al di qua delle Alpi. Per non sbagliare, informa Der Spiegel, nel 2011 il numero di italiani che studiavano tedesco è cresciuto del 18%. Non si sa mai, nella vita…

E che si tratti di un’emigrazione sempre più qualificata lo dimostrano i primi risultati del questionario Brain Back Umbria, resi noti da poco: secondo lo studio, focalizzato sugli emigrati umbri, oltre al fatto che l’età media dei rispondenti si è abbassata a soli 36 anni, ben il 40% di loro possiede almeno un dottorato, il 32% almeno una laurea, mentre le qualifiche medio-basse sono ormai sotto quota 30%.

Cosa resta qui? Una disoccupazione giovanile al 35,1%. Dato già noto, ora confermato… anche questo “made in Istat”. Ciò che è un po’ meno noto, è il progressivo ribaltamento nelle opportunità di lavoro per anziani e giovani. Nel 2004 i 55-64enni al lavoro erano 2,1 milioni. Sette anni dopo sono crescuti di 700mila unità.

Nel 2004 erano oltre 1,6 milioni i giovani al lavoro: sette anni dopo sono crollati a 1,1 milione. In questi dati c’è il “non futuro” di un Paese.

A giovani senza futuro può solo corrispondere un Paese senza futuro.

 

“Non ci sto. Io non sono così”

In Lettere e Proposte on 6 novembre 2012 at 09:00

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Fa sempre molto piacere ricevere lettere come quella che ci ha inviato la nostra lettrice Silvia, in risposta a un “post” molto critico sulla disonestà della nostra classe dirigente (clicca qui per leggere). Silvia ha colto la palla al balzo per rivendicare che non tutti siamo così. Che c’è una nuova generazione ormai, che punta a cambiare le regole del gioco… in positivo. Che intende rendere l’Italia un Paese moderno, internazionale, ma soprattutto onesto.

Una delle migliori lettere che abbiamo ricevuto, in tre anni e mezzo di blog. Da leggere con rispetto e ammirazione. Perché dà speranza. Grazie a te, Silvia!

Caro Sergio, cari Giovani Talenti,

stamattina, puntuale come ogni lunedì mattina, mi è arrivata la newsletter dei Talenti in Fuga. Leggo la prima parte. Si intitola ‘Disonestà. Al solito, provo un senso di vergogna e risentimento. Dico ‘al solito’ perché è sempre la stessa sensazione che mi punge il cuore quando leggo delle mancanze del mio Paese, il mio Paese che mi manca tanto e a cui voglio immensamente bene, nonostante tutte le sue colpe.

Ecco, sarà che sono un po’ emotiva, ma arrivando alla fine della testimonianza della newsletter mi spuntano le lacrime. Perché deve essere così? Perché devono essere gli Italiani i disonesti per antonomasia?

Non ci sto. 

Io non sono così. 

I miei genitori non sono così.

I miei amici nemmeno.

Saremo tutti laureati parecchio brillanti e molto precari, e probabilmente lo saremo per il resto della nostra vita, ma mai imbroglioni. Mai disonesti. Forse perché i princìpi sono gratis e li possiamo avere anche nonostante le nostre misere retribuzioni di stage, ma almeno quelli ce li possiamo permettere. E come me, come le persone che conosco, tantissimi altri giovani. Sento di poterlo assicurare. 

Quindi, caro Sergio, cari Giovani Talenti: abbiate fiducia in noi. Saremo giovani, squattrinati, senza prospettive certe e con un futuro quanto mai non sicuro, ma quel tassista di Bruxelles, quando ci vedrà, se mai ci vedrà, dovrà ricredersi. Non gli chiederemo mai ricevute in bianco per i nostri loschi, disonesti fini. Promesso!

Al di là di questo, grazie a te, Sergio, per il tuo lavoro e grazie a voi, Giovani Talenti più o meno in fuga. E’ grazie a voi che ho trovato il coraggio di lanciarmi in esperienze che probabilmente non avrei fatto, altrimenti.

Grazie”.

Giovani Bolognesi nel Mondo

In Storie di Talenti on 5 novembre 2012 at 09:00

I tempi sono maturi per prendere in mano i fili che abbiamo creato tra Bologna e il resto del mondo, e tesserli per il bene comune. Perché non si parli più di emigrazione e immigrazione, ma di mobilità, di reti e risorse disponibili“. E’ questo uno dei passaggi-chiave della presentazione del “Book delle risorse perse”, iniziativa dell’associazione Exbo, che raggruppa decine di giovani bolognesi emigrati.

Chiara Bernasconi, 32enne Digital Media Project Manager al prestigioso MoMa di New York; Stefano Zacchiroli, 33enne professore associato all’Università Paris Diderot; Guido Trotter, 31enne Senior Sytems Engineer a Google, sede di Monaco di Baviera: sono i tre protagonisti della puntata odierna. Hanno tutti un minimo comun denominatore: sono originari di Bologna, e appartengono a Exbo, gruppo che riunisce un centinaio di giovani bolognesi emigrati.

Con loro analizziamo i motivi che li hanno portati a lasciare l’Italia. E che potrebbero convincerli a tornare: “tornerei, se ci fosse lo spazio per esportare il mio know-how“, afferma Chiara; “non lo vivrei come un tornare, mi sento cittadino europeo, cambiare Paese fa parte della mobilità ordinaria“, dice Stefano; “tornerò solo quando in Italia mi offriranno qualcosa di concorrenziale rispetto alla mia posizione all’estero“, chiosa Guido.

Ospite della puntata è Maria Chiara Prodi, co-fondatrice di Exbo, con la quale allarghiamo il discorso alla nuova emigrazione professionale dei giovani professionisti bolognesi. Con lei approfondiamo anche i motivi che hanno portato alla nascita dell’associazione. Costituita dopo le prime cene-ritrovo di Natale tra giovani expats.

Nella rubrica “Expats” concludiamo la nostra inchiesta in dieci tappe sui motivi che portano i giovani a lasciare l’Italia. Oggi la parola-chiave del mese è “welfare”: decisamente insufficiente, per i giovani, in Italia. Ne parliamo con Stefano Sacchi, politologo.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

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Alla prossima puntata: sabato 10 novembre, dalle 13.30 alle 14 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

“Breve Storia di una Generazione”

In Giovani Italians on 4 novembre 2012 at 09:00

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Avevamo trovato questo testo in internet, all’interno di una pagina Facebook. E lo avevamo “postato” online, ritenendolo illuminante. Da poco lo abbiamo trovato recitato in un video. Un filmato che ben interpreta lo stato d’animo di un’intera generazione. Buona visione!

Centoquarantaseiesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 3 novembre 2012 at 09:00

Centoquarantaseiesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

C’è chi lavora in uno dei più importanti musei internazionali negli Usa, chi fa il professore associato in Francia, chi fornisce il proprio apporto nel ramo sistemi  informatici di una delle più grandi multinazionali globali: tre storie “specchio” di una generazione. Tre storie di trentenni che hanno trovato -all’estero- approdi professionali di alto livello. Magari impensabili in Italia.

Tre storie che hanno un minimo comun denominatore: una delle più importanti città italiane, dalla quale tutti e tre i protagonisti della puntata odierna provengono. Un focus territoriale, una puntata speciale, che -mai come oggi- porta “Giovani Talenti” a “pensare locale… e agire globale“. Restate sintonizzati, per saperne di più!

Prosegue anche oggi la rubrica “Job Abroad”, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

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I Documentari raccontano gli italiani all’estero/2

In Fuga dei giovani on 1 novembre 2012 at 09:00

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Prosegue il nostro viaggio tra i documentari dedicati alla fuga dei giovani talenti all’estero. Oggi ve ne proponiamo altri due, realizzati nei mesi scorsi, che ci portano prima nell’altro emisfero… poi, in giro per il mondo.

Il primo documentario, “Bye Bye, dall’Austerità all’Australia“, radiofonico, ci fa volare agli antipodi: destinazione Australia, con la radio Sbs e la giornalista Marina Freri: “vi riproponiamo il nostro documentario, che ha ricevuto una “special commendation” agli United Nations Association of Australia Peace Awards. Circa diecimila italiani sono giunti in Australia lo scorso anno con permessi di lavoro da uno a quattro anni. Si tratta di un fenomeno di nuova emigrazione o di mobilità professionale? E cosa ne pensa il governo australiano?” Così recita la presentazione online.

CLICCA QUI PER ASCOLTARE “BYE BYE. DALL’AUSTERITA’ ALL’AUSTRALIA”

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Il secondo documentario, “Emergency Exit“, ha per protagoniste le storie, le vite e le emozioni dei giovani che hanno lasciato l’Italia in cerca di opportunità e di un futuro migliore. Ovviamente all’estero. Alcune testimonianze di personaggi noti arricchiscono il mosaico. Qui sotto ne potete visionare un piccolo assaggio. Ne vale veramente la pena.