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La “Contaminazione”

In Giovani Italians on 12 settembre 2012 at 09:00

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Tra le iniziative che stanno fiorendo, in questo 2012 che ha portato al centro dell’attenzione il tema della fuga dei talenti, e della conseguente necessità di riconnessione del sistema-Italia con questa miniera di capitale umano all’estero, è interessante segnalare l’ultima in ordine temporale: Messaggeri“, un interessante progetto, piccolo in realtà, ma in grado forse di gettare qualche seme destinato a germogliare.

L’idea era stata già anticipata qualche mese fa: sostanzialmente, grazie a un finanziamento minimo di 5,3 milioni di euro, si coinvolgono 100 ricercatori italiani al lavoro all’estero, che entreranno in contatto con gli atenei del Sud, portando qui le loro esperienze. In una seconda fase, alcuni studenti -“ambasciatori”- di questi stessi atenei trascorreranno un periodo nelle università dei 100 messaggeri: questo farà sì che , nella terza fase, “messaggeri” e “ambasciatori” contaminino i vari atenei meridionali con le migliori pratiche ed esperienze apprese all’estero.

Si dirà: “progetto piccolo, irrilevante“. Ma voglio credere nella buona fede di un’iniziativa che, con pochi fondi e buona volontà, può contribuire a un cambiamento. E, vi anticipiamo, non sarà l’unica. Su una cosa concordo con il Ministro della Coesione Territoriale Fabrizio Barca: “occorre una nuova classe dirigente, è un Paese che va shakerato, perché si aprano tutte le porte“. Barca usa l’immagine dei varchi aperti da questo esecutivo nella “muraglia” dei privilegi e delle rendite di posizione accumulate. Speriamo solo che sia un processo rapido. Il tempo è poco. Il mondo, intanto, corre. E non aspetta.

Contaminazione” è la parola che prendo a prestito dal progetto “messaggeri”: parola che pongo al centro del “post” di oggi. E’ probabilmente finito il tempo del piangersi addosso. Serve un’azione. Ma costruttiva.

La disoccupazione giovanile è il problema più serio che abbiamo“, ha dichiarato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “I giovani rappresentano una componente del Paese sottoutilizzata e demoralizzata“, ha rincarato il premier Mario Monti. Monti ha posto il dito nella piaga di un “capitale intellettuale che riceve messaggi incoerenti e segnali di disattenzione con concorsi sovraffollati, aziende sorde al merito e all’impegno profuso negli studi. Da qui la ricerca di vie d’uscita, che puntano su conoscenze e appoggi in un quadro di sfiducia nel sistema“.

Capitale umano da valorizzare, selezione da migliorare, aziende da meritocratizzare, raccomandazioni e spintarelle da cancellare. In sintesi, cambiare passo. Un cambio di passo che deve riguardare l’intero Paese. Non solo una sua parte, un Governo tecnico, o quant’altro.

Perchè non è normale che solo il 14,5% delle assunzioni nel 2012 riguardino i laureati (dato persino inferiore alla percentuale media di laureati sul totale della popolazione). E non è giusto che il nostro sistema-Paese sia tuttora ancorato a modelli di ingresso nel mondo del lavoro statici: perché il laureato in Storia e Filosofia resta sistematicamente disoccupato? Perché non si riesce a guardare al suo potenziale, anziché solo al suo curriculum accademico?

Intanto l’Italia sprofonda, nelle classifiche internazionali: la nostra rigidità -anche mentale- ci porta al 42° posto nella classifica internazionale sulla competitività (Wef), con forti ritardi in infrastrutture (82° posto), concorrenza (67°), ricerca e sviluppo (32°). Non esattamente un ranking da grande potenza industriale globale.

Per chiudere, due bacchettate: una al Ministro dello Sviluppo Corrado Passera, che ha toccato recentemente la questione della “fuga dei cervelli” con troppa leggerezza, dicendo prima una mezza verità (se lasciano l’Italia vuol dire che abbiamo buone scuole e università), salvo poi aggingerci l’altra mezza verità: occorre rendere l’Italia più attraente per i cervelli di tutto il mondo. Meglio sempre affrontare il problema per interezza, non è una questione da affrontare con leggerezza.

La seconda va a Giuliano Cazzola, deputato Pdl e autore del libro “Figli miei precari immaginari”. Volume appena uscito, che cita -curiosamente- anche “La Fuga dei Talenti”. Non ho potuto leggerlo, ma il comunicato stampa di presentazione non lascia sperare in nulla di buono. La tesi di fondo di Cazzola prende di mira “una politica educativa che in un Paese manifatturiero ha puntato sulla formazione a professioni intellettuali, famiglie che spingono i figli a non accettare lavori che si ritengono al di sotto delle aspettative, mentre i posti di lavoro vengono occupati dagli stranieri“.

Il messaggio di Cazzola ai giovani è di una semplicità disarmante: toglietevi la puzza sotto il naso e prendete qualsiasi lavoro. Scusate la sintesi estrema e un po’ brutale.

E’ triste però constatare come la forzata reclusione nell’Aula Parlamentare tolga il contatto con la realtà, a questa supposta classe dirigente. La tesi di Cazzola è sbagliata, per almeno tre motivi:

-i giovani accettano già qualsiasi tipo di lavoro. Peccato che l’ultimo trend sia quello di sottopagarli, o non pagarli affatto. Ci va lei?

-sostenere una tesi del genere è suicida per i giovani e per il Paese. Per i giovani, nell’immediato, perché si tagliano loro le gambe, consegnando definitivamente questa generazione alla storia come “generazione perduta”. Per il Paese, nel medio-lungo termine: chiedere alle generazioni future di specializzarsi in lavori scarsamente qualificati spinge ulteriormente il Paese verso il burrone della competizione suicida con i Paesi emergenti. Bisogna casomai forzare il sistema produttivo a innovarsi e specializzarsi, grazie a capitale umano qualificato. E’ quella la strada. Ma la generazione di Cazzola non lo capirà mai, inutile sperarci.

-terzo e ultimo: una simile predica da un esponente della Casta parlamentare, la più attiva nel piazzare dei perfetti ignoranti raccomandati e cooptati, senza alcun titolo, nelle posizioni-chiave del Paese, appare paradossale. Non me ne voglia Cazzola, non mi riferisco a lui in particolare, ma al gruppo che rappresenta. A questo gruppo mando un messaggio chiaro: perché non spedite i vostri figli e nipoti a fare i manuali, prima di fare la predica ai figli degli altri? Ai figli di operai, autisti, falegnami, ecc., che con enormi sacrifici hanno mandato le prossime generazioni all’università, sperando di poterlo fare nell’interesse proprio, ma soprattutto del Paese?

Passo e chiudo.

 

 

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