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…e arrivò l’autunno.

In Giovani Italians on 5 settembre 2012 at 09:00

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Un milione e mezzo di posti di lavoro spariti, per gli under 35. Nel 2007 erano oltre sette milioni i giovani assunti. Cinque anni dopo, ancora nel pieno della crisi, sono solo 5,8 milioni. Un milione e 457mila in meno. Il 2011, segnala l’Istat, è stato l’anno nero, come purtroppo si poteva prevedere, per il crollo dell’occupazione giovanile.

Per paradosso, ma neppure troppo, mantengono le posizioni gli over 55, anche a causa del sempre più ritardato pensionamento. Un’Italia evidentemente in mezzo al guado, tra un passato destinato a non tornare più (quello dei baby pensionati, che da cinquantenni staccavano già il biglietto per le vacanze a vita), e un futuro che non riesce ancora a decollare (quello dei suoi giovani, sempre più emarginati dal mondo del lavoro).

Il tutto mentre il tasso di disoccupazione tra gli under 25 tocca il 35,3%: i giovani in cerca di lavoro sono 618mila, la disoccupazione giovanile nel secondo trimestre del 2012 ha raggiunto il 33,9% – record storico.

Ho voluto dedicare il primo “post” autunnale a questa emergenza. O meglio, a un’Italia che non riesce a uscire dalle sabbie mobili di un presente immutabile, nonostante gli sforzi fatti negli ultimi dieci mesi. Un’Italia che paga contemporaneamente il conto salato di un ventennio buttato al vento in termini di crescita, e di una crisi mondiale che sta indebolendo l’intera Europa occidentale.

Un’Italia che paga soprattutto i tragici errori fatti in casa propria: come ha ben riassunto in un’intervista a “La Stampa” il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, “gli ultimi dieci anni sono stati decisamente buttati via, ma anche il decennio precedente, gli anni ’90, compreso il passaggio all’euro e quello che ha significato per le imprese il calo del costo del denaro, non si può dire che sia stato sfruttato al meglio“. Per Giovannini, “negli ultimi dieci anni, anche in termini di produttività, siamo cresciuti molto meno della media europea. L’occupazione invece è cresciuta molto di più e questo è un dato da tenere ben presente perché significa che l’allargamento della torta è più il risultato dei nuovi occupati che di effettivi miglioramenti dell’efficienza. Negli anni 2000 abbiamo perso un’occasione per cambiare a fondo i nostri processi produttivi: come dice qualcuno abbiamo ‘bucato’ la rivoluzione informatica. Abbiamo insomma sostituito le macchine da riscrivere coi pc, ma poi abbiamo continuato a produrre e lavorare come prima“.

Ancora una volta il ritratto impietoso di un’Italia pigra, immobile, incapace di cogliere le occasioni di innovazione e futuro. E’ inutile girarci intorno: è arrivato il conto da pagare, e -per colmo della sfortuna- lo paga chi non ha alcuna colpa dei disastri commessi. Vale forse la pena di citare il detto: “E le colpe dei padri ricadranno sui figli?”

Occorre fare tutto il possibile per evitare una generazione perduta“, chiede il Commissario Europeo all’Occupazione Laszlo Andor, guardando nell’insieme a un’Europa del sud con tassi di disoccupazione giovanile stellari.

Il Governo tecnico, che vede avvicinarsi inesorabilmente il tempo della campagna elettorale, punta a lasciare in dono all’Italia un’agenda della crescita che presenta misure interessanti, quali il pacchetto su start-up e agenda digitale. Misure da giudicare quando saranno disponibili i testi. Nel frattempo è divenuta finalmente operativa (il 29 agosto) la costituzione delle Srl giovanili a un euro. Staremo a vedere quanto riuscirà a spingere la creazione di nuove imprese giovani. Serve chiaramente un contesto più favorevole alla nascita di aziende, che dovrebbe arrivare con l’approvazione proprio del Piano per la Crescita.

C’è però un’Italia che non aspetta: l’Italia di quei giovani intraprendenti che fanno le valigie ed emigrano. Un’Italia che abbiamo raccontato per oltre tre anni su questo blog. L’ultima conferma è arrivata ieri con un articolo sul “Corriere della Sera”: La Bundesagentur für Arbeit tedesca segnala 232mila800 lavoratori italiani in regola con i contributi in Germania quest’anno, quasi 50mila in più rispetto a un anno fa.

Una lettera mi ha molto colpito: è stata pubblicata una settimana fa su “La Repubblica”: la lettera di un padre napoletano che -a inizio agosto- parte con moglie e due figli verso Londra, città in piena bagarre olimpica. La figlia 24enne nota subito le differenze con l’Italia, ed esprime il desiderio di trasferirsi. Il secondo giorno di vacanza stampa il suo CV e lo consegna alla National Gallery. Il giorno dopo sostiene il colloquio. Da lunedì 13 agosto è assunta presso la multinazionale che gestisce le audioguide. “Il 16 agosto siamo sbarcati all’aeroporto di Capodichino in tre…”, conclude amaramente l’uomo.

Nella storia di questa famiglia si concentra il dramma, se vogliamo, dell’Italia di oggi. Piena di giovani di talento, cui non resta altro che emigrare.

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