sergionava

Una Lettera di Denuncia

In Lettere e Proposte on 2 agosto 2012 at 09:00

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Torniamo volentieri sulla vicenda del professor Paolo Macchiarini, divenuto suo malgrado un simbolo della lotta e della resistenza contro l’Italia dei baroni, delle rendite di posizione, dei mediocri assurti a classe dirigente. Lo facciamo con la lettera di una ricercatrice che lo conosce professionalmente. E che ha scelto il blog “La Fuga dei Talenti” per denunciare quanto questa “Italia dei privilegi” abbia messo e stia mettendo i bastoni tra le ruote a questo talento di ritorno. Ora basta, è proprio il caso di dire. Grazie a Chiara per la splendida lettera, che vi invito a leggere. Qualcuno può rispondere alle domande che la nostra lettrice pone alla fine della missiva? Se sì, per favore usate il link dei commenti per dire la vostra!

La triste storia di un talento in fuga che cerca di tornare per non far fuggire altri talenti… ed è costretto a scappare di nuovo.

Il Prof. Paolo Macchiarini, è stato un giovane talento in fuga nei primi anni ’90 e ha fatto una splendida carriera all’estero (a Parigi, all’Istituto Lannelongue e Università Paris Sud, dove è diventato direttore della ricerca; ad Hannover, dove ha ottenuto una cattedra di chirurgia toracica a neanche 40 anni; a Barcellona, dove era Direttore del Dipartimento di Chirurgia Toracica dell’Università e dove ha eseguito nel 2008 il primo trapianto di trachea al mondo – si è trattato di un trapianto con organo bioingegnerizzato che non richiede alcuna terapia anti rigetto).

Dopo che il trapianto di trachea lo aveva reso famoso in tutto il mondo, all’inizio del 2009 gli è stata offerta una cattedra a Firenze da assegnare in base alla legge 1/2009 sul rientro dei cervelli. Anche perché il titolare della cattedra, che compiva 70 anni, avrebbe dovuto -per legge- andare in pensione. Dopo qualche tentennamento iniziale (doveva abbandonare una posizione prestigiosa a Barcellona, mentre la Chirurgia Toracica di Firenze era tutt’altro che rinomata) ha accettato l’offerta per un solo motivo (pubblicamente dichiarato): voleva dare qualcosa alla sua patria d’origine, essendo toscano, e soprattutto voleva fare scuola a Firenze e mettere a disposizione i suoi molti contatti e progetti di ricerca e collaborazione, in modo che i giovani talenti italiani non dovessero emigrare come aveva fatto lui.

Così ha fatto, per un anno e mezzo, ma ha incontrato la dura opposizione di alcuni potenti universitari locali, che prima hanno fatto le pulci al suo curriculum (lo hanno accusato di aver dichiarato il falso, poi hanno contestato l’equipollenza dei titoli esteri: ma all’estero il posto da “Ordinario” all’Università come da noi, cioè professore a vita, è riservato a pochi con lunga e gloriosa carriera alle spalle; non esiste il concorso ad hoc per il giovane ben nato e ben
appoggiato a cui si chiede di avere un paio di pubblicazioni e di fare una lezione esemplificativa), poi hanno tirato fuori una serie di scuse, come la mancanza di fondi -mancanza di fondi che non ha impedito poi di rinnovare l’incarico al pensionando vecchio professore- e infine hanno orchestrato una campagna diffamatoria -anche a mezzo stampa- molto aggressiva. Nel frattempo aveva ricevuto offerte di insegnamento dallo University College of London (quarta università al mondo in ordine di importanza) con cui già collaborava da anni, e dal Karolinska Institutet di Stoccolma: alla fine di luglio 2010 ha deciso di accettare l’invito che gli aveva fatto il Karolinska.

Dove è stato creato per lui l’ACTREG (Advanced Center fot Translatiolan REGerenerative medicine), dove coordina ricercatori e dottorandi in collaborazione con Università, e Centri di ricerca nell’UE, in Russia e negli USA. E dove andranno a finire i milioni di euro che è riuscito a farsi affidare per progetti di ricerca finanziati dall’UE.

Sul perché e percome l’Università di Firenze l’abbia fatto fuori c’è un bel servizio di Sabrina Giannini su Reportime.

Di fatto, invece che riconoscere le grandi capacità di chirurgo e di ricercatore e sentirsi onorati del fatto che il più famoso chirurgo toracico del mondo fosse disposto a lasciare l’Università di Barcellona prima, a tenere in stand-by due prestigiosissime università poi, per dare diritto di prelazione a quella di Firenze solo per amor di patria, lo hanno trattato come il povero emigrante con la valigia di cartone a cui graziosamente offrivano di tornare a casa (infatti molti cattedratici, in agosto 2010, hanno scritto: “se ci tiene a insegnare a Firenze venga con un contratto, magari gratis!”).

La mia personale opinione è infatti che (al di là delle invidie, del fatto che se in un posto arriva uno davvero bravo le pecche degli altri si notano di più, ecc. ) non sia stato voluto perché lui voleva che fosse riconosciuto che veniva chiamato per le sue capacità, non per “gentile concessione” di qualcuno, e quindi, non avendo debiti di riconoscenza, non era manipolabile.

Quello che credo sia interessante è che finché persone come il Prof. Macchiarini (che insegna volentieri e ha molto da insegnare, che dà valore davvero ai giovani talentuosi, e si impegna ad aiutarli concretamente; che ha pubblicato dall’inizio del 2010 a giugno 2012 ben 33 articoli su riviste internazionali – due di questi su Lancet, che è una delle più prestigiose al mondo, mettendo i nomi dei suoi allievi e collaboratori) verranno tenute lontane dall’Università italiana, non ci sarà speranza che le cose cambino. E i giovani talenti dovranno accontentarsi delle briciole che restano -se restano- dopo che figli, parenti, amanti, amici, parenti degli amici e quelli disposti a prostituirsi (cioè a lavorare gratis per anni, a fare i ghost writers per il professore, a favorire i protetti degli amici del professore nei concorsi in attesa di veder ricambiato il favore) saranno stati sistemati.

Un’altra domanda interessante è: quanto costa non solo far studiare dei talenti che poi lavorano all’estero, ma quanto è costato (in termini di mancati guadagni) chiudere la porta in faccia al prof. Macchiarini, che è in grado di procurare finanziamenti milionari dall’estero e li avrebbe potuti portare in Italia, che avrebbe potuto organizzare corsi di aggiornamento anche internazionali per chirurghi toracici (che –considerata la sua fama- avrebbero pagato volentieri cifre anche a quattro zeri), che attrae pazienti da tutto il mondo?

Che ha coordinato la creazione (da parte del Politecnico di Milano) del prototipo del bioreattore che adesso è commercializzato dalla Harvard Bioscience, che è diventata leader delle biotecnologie nel Massachusetts. Che ha fatto di Stoccolma il centro mondiale dei trapianti di trachea, con persone che ci vanno -a pagamento- dagli USA (vedi il link: http://thetimes-tribune.com/news/health-science/man-gets-synthetic-windpipe-1.1260482#axzz1kIxrJFkH ) quando tutto questo avrebbe potuto e voluto farlo a Firenze.

Ultima domanda interessante: quanti hanno usufruito della legge 1/2009 (quella “Per il rientro dei cervelli”)? E quanti erano davvero “cervelli in fuga” o non piuttosto semplici figli di papà mandati un po’ all’estero a studiare in attesa del posto in Italia? Quanti -come Macchiarini- ci hanno provato e sono stati bloccati con scuse varie?”

CHIARA

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  1. Bella lettera Chiara, alla quale aggiungo non una risposta ma un’ulteriore domanda: quanti dei veri “cervelli in fuga” sono disposti a ritornare nella stagnante Italia in cambio di un contentino sulle tasse anzichè una vera intenzione di mettere mano a problemi strutturali e radicati? Giusto qualche anno fa, dall’altra parte del mondo, un tale Gengis Khan creò il più grande impero mai affacciatosi su questo pianeta: una delle mosse vincenti, nelle amministrazioni pubbliche così come tra le file del potente esercito, fu assegnare le posizioni di comando secondo le capacità e non più secondo ceto e/o famiglia di provenienza come si usava fare fino ad allora. Che barbaro ignorante!

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