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Lettere dalla Fuga / 2

In Lettere e Proposte on 29 febbraio 2012 at 09:00

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Seconda puntata con i vostri contributi, che avete inviato alla casella di posta fugadeitalenti@gmail.com, rispondendo alla domanda: è il 2012 l’anno della “Fuga dall’Italia”? Oppure cominciate a intravedere segnali concreti di speranza, che vi spingono a rimanere e a provarci a scommettere, sul nostro Paese? Per cambiarne radicalmente la mentalità e il modus vivendi/operandi?

Oggi pubblichiamo la lettera di Marco. Una lettera che vi chiedo di leggere fino in fondo. Pur nella sua amerezza, regala tanta speranza. Se posso interpetarlo, il messaggio è: “non abbiate paura: andate all’estero, poi tornate per riprendervi ciò che vi spetta di diritto. L’Italia non deve essere più un Paese per baroni, raccomandati e leccapiedi“:

Io sono un giovane medico laureatosi pochi anni fa al Policlinico di Roma: dopo la laurea ho concluso l’abilitazione per l’esame di Stato. Dopo due mesi ho provato ad entrare in specializzazione facendo il concorso, che per me è stato molto deludente, in quanto ho provato ad entrare in una specializzazione diversa da quella in cui ho fatto la Tesi. Questo perché,  frequentando il reparto, mi sentivo dire: ”è inutile che provi, quest’anno non entrerai mai”, ”vattene da questo reparto… è meglio”, ” sei figlio di qualcuno?”. Sentirsi dire queste cose è stato veramente un’umiliazione dopo anni di studio , di vita fuori da casa, e di sacrifici fatti per la medicina e per la ricerca.
Dopo aver sostenuto l’esame di specializzazione scritto, in cui ho ottenuto il massimo punteggio 60/60, ho fatto l’esame pratico, e proprio in quel momento mi sono reso conto che il punteggio sarebbe stato a discrezione dei professori della specializzazione –  dato che sono loro a correggerlo e non una commissione nazionale. Ma di pratico questo esame ha ben poco.
Dopo aver fatto l’esame è passata una settimana: il mio punteggio finale non è bastato per entrare in specializzazione, anche perché i titoli che avevo non erano correlati a quella specializzazione: questa per me è un’assurdità. Come può un medico che studia e frequenta farsi un’idea certa sul suo futuro lavoro? Questo dovrebbe avvenire dopo la laurea: in Inghilterra funziona proprio così. Dopo esserti laureato inizi il Foundation Programme che dura due anni e che ti permette di lavorare in vari reparti  del sistema sanitario nazionale, facendo delle rotazioni che -se non sbaglio- durano quattro mesi. Lavorando veramente e non “frequentando solo per farti vedere dal professore”, acquisisci una maggior consapevolezza su quale possa essere la vera specializzazione da intraprendere. E sicuramente ti ritrovi delle conoscenze e abilità di altre specialità anche diverse fra loro.
Un’altra pecca molto grave della formazione post-laurea italiana per un giovane medico è l’obbligo di intraprendere una specializzazione in un policlinico universitario: ovvero, le specializzazioni possono essere espletate solo all’università e non in ospedali del sistema sanitario nazionale… ma per quale motivo? Naturalmente negli altri Paesi europei non è così, in quanto la specializzazione si espleta direttamente in ospedali collegati con le università, ma non necessariamente università.
Questo meccanismo ha portato al baronaggio e ad accentrare i poteri nelle mani dei soli professori delle università di Medicina, togliendo -di fatto- a molti qualificatissimi medici specialisti la possibilità di poter insegnare ai nuovi futuri medici. I quali, entrando in specializzazione si ritrovano a dover imparare da soli o a dover seguire i consigli e i comandi di specializzandi che sono anch’essi giovani medici.
Naturalmente tutte le cose che ho detto non sono valide per coloro che hanno una “raccomandazione”, che permette loro di essere accettati e di poter proseguire il percorso di studi. Perchè purtroppo è questa la via per coloro che vogliono intraprendere una specialità.
In Italia è questa la strada per ogni cosa, avere conoscenze che contano ed avere un’indole da leccapiedi non indifferente: cosa che io non ho per niente (non so se sia una sfortuna o un pregio), ed è per questo che da un anno lavoro nel precariato più totale, dato che trovare un lavoro come medico senza specializzazione è pressoché impossibile o quasi.
Ora attendo che venga pubblicato il bando per il nuovo concorso: nel frattempo studio e mi dedico a lavori part-time veramente malpagati. Inoltre imparo in privato l’inglese, per poter avere dei vantaggi quando il prossimo anno andrò all’estero per poter continuare a studiare e finalmente a lavorare.
In questo periodo di tempo sto vagando su internet per farmi un’idea sulle specializzazioni negli altri Paesi europei e mi sto rendendo conto che la formazione dell’università che ho frequentato è ridicola in confronto alla formazione delle altre università europee. Per fare l’application form (ovvero la domanda per la candidatura) ti richiedono cose a cui noi non siamo per niente preparati, come certificazioni su abilità pratiche acquisite e articoli di ricerca con il proprio nome – che io non ho avuto mai l’onore di avere, pur avendo contribuito innumerevoli volte con il mio lavoro a ricerche (ma naturalmente i nomi negli articoli erano del professore e di coloro che sono “qualcuno”, pur non avendo mai fatto qualcosa per quella ricerca).
Purtroppo è così: un giovane medico in Italia lavora gratis, fa ricerca, e se non è raccomandato gli viene detto ”vai a fare un altro lavoro che per te qui non c’è posto, non c’è posto neanche per noi”.
Mi sento di dire -come giovane medico che ha fatto tanti sacrifici- che il prossimo anno, a malincuore, andrò in un altro Paese europeo, per cercare di continuare la mia formazione professionale dignitosamente, lontano da un sistema sanitario Italiano gerontocratico, fondato sulle conoscenze e sulle simpatie e non su principi scientifici e morali ai quali ritengo di appartenere. 
Infine vorrei rispondere alla domanda: 2012 fuga dall’Italia ? Per me dovremmo farci rispettare molto di più, dovremmo avere più volontà di spingerci oltre senza l’ausilio dei baroni  medici che hanno portato un’arte nobile come quella della medicina a decadere, sporcata dal lucro e dai favoreggiamenti. Ma mi sembra una cosa molto difficile da fare, dato che l’Italia è il Paese più vecchio al mondo. Di anziani baroni ce ne sono troppi, sia in politica che nella medicina, ma nutro forti speranze per il futuro perché leggendo gli articoli di questo sito intravedo un movimento attivo che non vuole certo cadere negli errori dei nostri predecessori.
Quindi per me la domanda dovrebbe essere: 2012, l’anno della fuga dall’Italia per tornare e riprenderci ciò che ci spetta di diritto?”
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  1. The Nobel Prize-winning economist and social scientist Herbert Simon has estimated that “social capital” is responsible for at least 90 percent of the income that people receive in rich nations. By social capital, Simon means not only natural resources but also technology, organizational skills, and “good [wealth-friendly] government.” “On moral grounds,” Simon added, “we could argue for a flat income tax of 90 percent.”
    http://www.paulstreet.org/?p=481
    Purtroppo la scienza della Economia non dà molte chances a questa speranza. io sono una “fan” di H.A.Simon e devo dire che tutti gli indicatori oggi, dopo trenta anni, gli danno ragione. tutti gli indicatori “sociali”, per intenderci, dalla occupazione delle donne, al tasso di fuga dei talenti, al reddito pro capite, alla spesa per innovazione e ricerca, gli danno ragione. E se è così per lui l’Italia è destinata a perire. sotto la spinta della fame dei parassiti (raccomandati improduttivi che succhiano e fanno deperire)
    la cura? indicibile.

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