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Spigolature – In Danimarca

In Fuga dei giovani on 16 febbraio 2012 at 09:00

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Il quotidiano danese Politiken ha recentemente fatto i calcoli dei permessi di residenza rilasciati dal Paese scandinavo. E’ risultato che gli italiani, insieme a greci e spagnoli, sono tra gli “europei” che registrano la crescita maggiore, in quanto ad espatrio.

936 permessi “italiani” nel 2011, contro i 1025 spagnoli. I greci sono fermi a 264. Gli italiani hanno cominciano a “fuggire” in Danimarca nel 2009, quando i permessi rilasciati sono balzati da quasi 700  a oltre 800, per poi superare abbondantemente i 900 dal 2010. Il titolo dell’articolo online è eloquente: “Greci e Italiani vengono in Danimarca“.

Non temete di fare le valigie per lavoro“, affermava qualche settimana fa il Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, con una frase che cela un messaggio giusto, ma declamato con un po’ di ingenuità. Anche perché -se tralasciamo chi il naso fuori dalla Penisola non intende metterlo, condannandosi a restare tagliato fuori dalla globalizzazione- sono ormai decine di migliaia i nostri giovani di talento che fuggono -delusi e arrabbiati- dalla Penisola. Una bella risposta al Ministro l’ha data Margherita Fabbri, 29enne toscana attualmente negli Usa. La sua lettera, che riportiamo qui sotto, è stata pubblicata sul sito online de La Stampa:

“Chiediamo più rispetto”

Egregio Ministro Cancellieri, ho 29 anni, una laurea in Economia dello Sviluppo nella mia città natale, Firenze, conseguita a 24 ed almeno 6 anni di pellegrinaggi sulle spalle, per costruirmi quell’esperienza che un giorno credevo mi sarebbe servita per ottenere un buon impiego nel mio paese, o fuori da esso. In Italia ho lavorato per un anno e mezzo: un contratto a progetto, 10-11 ore al giorno, weekend inclusi, a 800 euro al mese. Vivevo a Roma, e quei soldi per campare non mi bastavano: dovevo chiedere l’aiuto di mio padre.

Stanca di questa dipendenza, prima che la storia dei «bamboccioni» incominciasse, prima che i nostri cosiddetti rappresentanti imparassero a puntare il dito contro un nuovo capro espiatorio, lasciai l’Italia. Era il 2008 e da allora non ci sono più tornata. Ho vissuto in Belgio, in Perù, oggi sono negli Usa e domani chissà. Certo è che di tornare non se ne parla, di posto fisso non ne ho avuto mai nemmeno uno e la mia famiglia la vedo due volte l’anno. Sia chiaro, mi ritengo fortunata. Già, perché un numero imprecisato di miei amici, rimanendo in Italia, ha dovuto fronteggiare destini ben più foschi. E le assicuro che non le farebbe piacere parlare con nessuno di loro, le farebbe male come ministro, come donna, come italiana e forse anche come madre.

Per favore, smettiamola con queste solfe dei giovani attaccati alle gonne di mammà. Glielo dico da lontano, io che non cerco un impiego in Italia e che quando provo a farlo ricevo risposte assurde. Le chiedo di smetterla di credere che i giovani italiani siano un branco di decerebrati senza voglia di fare. Di svogliati ce ne sono. Ma, mi creda, là fuori esistono migliaia di giovani qualificati, laboriosi, pieni di energia, desiderosi di aiutare questo nostro paese a crescere e migliorare ed ai quali da anni non viene offerto non solo un briciolo di possibilità, ma neanche un minimo di rispetto (e la sua dichiarazione di ieri ne è la prova).

* 29 anni, laureata in Economia dello sviluppo, fiorentina oggi negli Usa

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  1. Ciao Sergio,
    E’ possibile avere il link al citato articolo del POlitiken?
    Grazie,
    Dario

  2. una proposta, forse già in qualche modo pensata. Molti cervelli, credo molti, non sono fuggiti, per motivi familiari, per esempio. Resistono in italia solo a costo di , demansionamento o altro. Propongo che in qualche modo si monitori anche la loro situazione

  3. Ciao Sergio, ho visto il link adesso. Thanks!

  4. Prego 🙂 ! A presto!

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