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Iniziativa “150 per 1000” – Ora tocca a voi!

In Fuga dei giovani on 14 dicembre 2011 at 09:00

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L’associazione ITalents lancia l’iniziativa “150 per 1000”, che punta a raccogliere le storie di chi ha lasciato l’Italia perché non ha trovato adeguate opportunità di valorizzazione, o per confrontarsi col mondo globale.

—>Qui sotto potete leggere l’invito: per inviare i vostri contributi, scrivete al nostro blog (fugadeitalenti@gmail.com), specificando nell’oggetto “CONTRIBUTO 150 per 1000” – Provvederemo a girare i vostri racconti a ITalents.

Caro lettore/lettrice,

l’associazione ITalents sta attivando il suo sito, che diventerà il punto di riferimento per la costruzione di un’”Italia diffusa” non basata sui confini ma sulla rete.

L’associazione è nata, non a caso nell’anno del 150esimo anniversario dell’Unità, per veicolare una nuova idea di Italia, definita non tanto dal territorio geografico ma dal valore dei suoi talenti, ovunque si trovino. Nella convinzione che il contributo di chi è italiano a pieno titolo all’estero sia indispensabile per innescare una rivoluzione culturale che consenta di rimuovere stereotipi e cattive abitudini e rinnovare l’Italia.

L’obiettivo è quello, attraverso una piattaforma strutturata, di promuovere idee, attività ed iniziative che consentano a tutti di poter contribuire attivamente e collettivamente al cambiamento e alla crescita del Paese.

Tra le prime iniziative c’è anche il progetto 150×1000 che mira a far conoscere l’esperienza di chi è andato oltre confine perché non ha trovato in Italia adeguate opportunità di valorizzazione e/o perché semplicemente perché ha deciso di confrontarsi con un mondo più ampio. Il nome del progetto richiama esplicitamente l’impresa dei 1000 e i 150 anni di storia del paese.

Quello che ti chiediamo (a te e ad altri 149 talenti) è un breve scritto di più o meno mille battute spazi inclusi a partire da un dato o una parola che secondo te, in base alla tua esperienza, rappresenta l’Italia da lasciare (ciò che non va) o l’Italia da (ri)costruire/ritrovare (quello che l’Italia può diventare, o deve riscoprire, o gli elementi e le virtù da cui ripartire).

Questo contributo verrà pubblicato sul sito e poi anche, se accetti, su un apposito volume in corso di progettazione.

Speriamo davvero in una tua collaborazione!

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  1. Il 2011 sta finenedo ed una anno se ne va, sto diventando grande e meno male… Si….. grande per accorgermi che il paese dove vivo, l’Italia, e che conosco da sempre ha qualche problema di salute.
    Dico, forse con un pò di presunzione, di conoscere bene l’Italia in quanto ho potuto vivere è viaggiare in ogni suo margine e confrontarmi con italiani di tutte le specie, inebriandomi per la nostra diversità culturale che da sempre è fonte e motore della nostra ricchezza e creatività.
    Avendo ora operato una buona e ragionata capatatio benevolentiae, ora posso procedere con l’illustrazione dei motivi per i quali sono irato come una bestia.
    1) L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro: quando quel “tale” nel 1947 convinse con fiero cipiglio i suoi esimi colleghi di questa cosa, tanto da farne il primo articolo della nostra costituzione, ci aveva veramente visto lungo. Infatti l’Italia secondo il sillogismo non può esistere se non vi è uno “stato di Repubblica” ed in egual modo non può esistere se privata del suo motore fondante “il lavoro”. Quella che ho detto può sembrare una boiata, ma forse anche no! Chi mina la coesione del paese, la tranquillità inter e intra classi sociali, privatizza e liberalizza ciò che nessun privato riuscirebbe a gestire ottimamente (parlo di beni comuni) per incapacità di raggiungere le economie di scala e perchè intrinsecamente votato al raggiungimento del profitto e non del benessere sociale, mina a fondo la Repubblica e quindi cancella l’italia. Chi crede che basti avere terra e capitali per creare ricchezza, non considera che quelle, a mio avviso, costituiscono solo l’hardware, ma ciò che da corrente e fa girare questi due elementi è sempre e purtroppo il fattore lavoro, a qualsiasi livello dal bracciante (sposta i pallet in fabbrica) al broker (sposta i capitali) senza l’intervento del lavoro i due fattori non si muovono, ecco perche chi non regolamenta e blocca il lavoro blocca l’Italia.
    2) Disgraziatamente per l’Italia le lotte nel Nuovo Millennio sembra che si facciano a colpi di Conoscienza, in verità ho il sentore che sia sempre stato così, ma ho la sensazione anche che l’economia della conoscienza stia veramente prendendo forma e che noi inconsapevolmente ne stiamo vivendo gli anni d’oro. Purtroppo la popolazione italiana è malata di una forte senilità(quando vado all’estero resto sempre sconvolto perchè sono tutti giovani ed hanno anche i bambini WOW:-)), oltre alla forte senilità si somma il fatto che i giovani che potrebbero fondare le Internet Company in Italia vanno all’estero a costruirle, in più a ciò si somma un immigrazione mal gestita, composta da persone che anche se qualificate non vengono impiegate sulla base dei titoli o capacità. Sono molto impaurito dalla mancanza di nuovo, dall’appiattimento culturale e dall’ostruzionismo che trovo quando si tenta di promuovere idee nuove (più che ostruzionismo ho la sensazione di non essere capito, di parlare una lingua lontana da quella del mio interlocutore e che per proporre qualcosa di sgargiantemente innovativo, ed essere considerato, senza nessuno che ti presenti, tu debba avere almeno 35 anni e qualcuno che ti presenti).
    3) Un’ultima nota va dedicata ad un fenomeno italiano: la Mafiosità.
    Io non voglio proporre il solito discordo che dice estirpiamo la mafia (Intesa come Cammora, N’Drangeta, Mafia ed altre sue Brandizzazioni). Pur essendo ottimista non penso che la mafia in Italia possa essere sradicata, dato il fatto che la stessa è fonte di intoiti illeciti ma disgraziatamente intoiti. Penso però che debba essere “severamente controllata e gestita” e tenuta sotto osservazione come un male canceroso curabile. Recentemente sono andato al cinema, siamo nel Nord Italia, l’attore ha fatto una battuta sull’uso frequente della cocaina, è tutta, dico tutta, la platea si è messa a ridere. La battuta in se non faceva ridere. La sensazione era quella di condivisione comunitaria di qualcosa. E’ un esempio banale per dire che ho la sensazione, potrei anche sbagliarmi, ma ho la sensazione che la corruzione ed il malcostume sociale, negli affari, nelle relazioni e nei consumi, siano stati iniettati nella nostra società a tal punto che ciò che forse una volta (primi 80) era appannaggio di tossici e del mondo mafioso ora sia sotto gli occhi, nelle orecchie e nelle mani di tutti. Dopo la democratizzazione del Lusso (emerita cazzata tautologica) la democratizzazione dell’illegale (vero pericolo reale). Un mercato senza regole non è appetibile nemmeno per il più squalo degli speculatori. La miglior merce di scambio nel commercio è da secoli la fiducia. La legalità non dovrebbe macchiarsi di illegalità. Questo mi ricorda l’immagine del Tao e lo Ing e lo Yang. Questi due elementi contapposti si fronteggiano, sono parte luno dell’altro, in qunato l’occhio del’elemento bianco è nero e l’occhio dell’elemento nero è bianco, si osservano, si fronteggiano, si bilanciano, ma non si mescolano. Non si mescolano.
    Vi ringrazio per lo spazio concessomi.
    Faccio a tutti i miei coetaenei l’augurio di farcela per aiutarsi e per aiutarci.
    Ciao
    Un 30 enne che ci crede!

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