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Capitale umano. Per il Futuro.

In Giovani Italians on 30 novembre 2011 at 09:00

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Il nuovo Governatore di Bankitalia Ignazio Visco lo ha ribadito recentemente: i giovani italiani sono esclusi dai benefici della crescita. I loro salari di ingresso nel mercato del lavoro sono su livelli pari a quelli di alcuni decenni fa. Conferma una tabella pubblicata sul quotidiano “La Repubblica”: gli under 30 uomini percepiscono in media 898 euro al mese, contro i 750 delle donne. Si va dai 748 euro del sud agli 876 euro del nord. Un laureato guadagna in media 1088 euro. Sono cifre davvero ridicole, se confrontate con quelle di altri Paesi europei. Non c’è davvero da stupirsi se i migliori fanno la valigia. Chi glielo fa fare, di competere a questi livelli? Meglio cercare all’estero…

Rileva Visco: “i differenziali salariali per livelli di istruzione sono non solo inferiori a quelli di altri Paesi, ma sono molto meno ampi per i lavoratori giovani, che per quelli più anziani“. Visco punta il dito anche sulla necessità di migliorare l’investimento in capitale umano, per tornare a crescere: un’antifona che fino ad ora è stata raramente colta dalle élites di questo Paese, che poco hanno fatto per incoraggiare un processo virtuoso di maggiore qualificazione, cui associare un processo di crescita economica e miglioramento del tessuto produttivo.

Mi spiego meglio: anziché incoraggiare le imprese a crescere dimensionalmente ed innovare, nel loro stesso interesse (!), gli ultimi Governi hanno chiesto ai giovani di abbassare le pretese professionali (celebri le frasi dell’ex-Ministro Sacconi, che invitava fino a pochi mesi fa i giovani a raccattare tutto quanto passasse il convento, ignorando il fatto che i nostri giovani talenti all’estero sono ricercatissimi. E’ come se la Lumezzane dicesse a Ibrahimovic di giocare per 500 euro al mese in difesa… poi arrivano la Juventus, l’Inter o il Milan e gli offrono milioni di euro per fare quello che gli piace, giocando in attacco.  Altro che ridimensionarsi!)

E’ dunque un cambio culturale, quello che suggerisce il nuovo Governatore di Bankitalia, la cui passione per l’investimento in capitale umano era già nota. Un bell’esordio pubblico, con parole giuste al momento giusto.

Ora tocca a questo Governo tradurle in fatti concreti, dal punto di vista legislativo. E tocca al sistema-Italia (imprese, università, tessuto sociale) spiccare il necessario salto culturale, per modernizzare e innovare per davvero questo Paese. Rendendolo un Paese per giovani. Un Paese che non gioca in difesa, temendo tutto ciò che di nuovo arriva dall’esterno. Ma in attacco. Osando.

Per vincere la sfida della modernità servono gli astri nascenti di una generazione “nativa digitale”. Cresciuta in Europa. Che trova nel mondo la sua casa naturale.

  1. “Ora tocca a questo Governo tradurle in fatti concreti, dal punto di vista legislativo. E tocca al sistema-Italia (imprese, università, tessuto sociale) spiccare il necessario salto culturale, per modernizzare e innovare per davvero questo Paese. Rendendolo un Paese per giovani. Un Paese che non gioca in difesa, temendo tutto ciò che di nuovo arriva dall’esterno. Ma in attacco. Osando.”
    Mah! Mi spiace deludere i sani principi e la onesta voglia di cambiare di questo blog, ma secondo me sono cose impossibili in Italia. Nessun cambio culturale. Puoi tagliare la spesa pubblica, puoi tentare di fare progetti di legge che attirino le giovani risorse, ma se un neo laureato sceglie di andare all’estero, non lo fa solo x lo stipendio piu alto e per migliorarsi professionalmente, lo fa perché non vuole diventare parte del substrato culturale e professionale italiano. Una mentalità non si cambia a forza di leggine e strategemmi..
    MI spiace dirlo ma l’Italia non cambierà. Nessuno ha voglia di fare spazio ai giovani emergenti. Gli stessi giovani che tentano di rientrare, dovranno adattarsi a queste “storture”
    Consiglio di restare dove si è. L’italia non fa per voi. Lo dico da emigrante convinto.

    ciao

  2. Ciao Paolo, sono d’accordo con te, per quanto riguarda l’Italia di oggi. E’ così. Inutile girarci intorno. La classe dirigente uscita dagli ultimi 20-30 anni è la peggiore di un qualsiasi Paese, degno di chiamarsi “civile”. Ma non è detto che debba esserlo per sempre. O la cambieremo noi, o ce la farà cambiare qualcun altro (come in parte è già avvenuto). Oppure ci abbandoneranno al nostro destino. L’unica certezza è che lo stato attuale non è più sostenibile. O si migliora, o si va allo sfascio. Personalmente, è una bella consolazione. I mediocri che hanno distrutto questo Paese non hanno futuro. Questa è la finestra temporale per cambiare le cose. E forse, anche la mentalità. Ma concordo con te che -prima- c’è moltissima pulizia da fare. Ma proprio moltissima.

  3. Ciao Sergio..
    Si, ci vuole un radicale cambiamento ..parlo del substrato Socio Culturale che sta alla base della vita di un paese. Forse se si ha la volontà di cambiare quello, ce la potremmo fare, anche se purtroppo nutro un pessimismo dovuto forse alle mie esperienze personali..vedremo. Oggi hoi la fortuna di essere in ferie e sto ascoltando l’intervista di Pietro Ichino su Radio 3
    si parla di “Apartheid sul lavoro” addirittura ma non del tutto esagerato come termine
    Lasciare le protezioni a chi è gia’ stato assunto in passato con il vecchio art. 18, e applicare una riforma sulle nuove assunzioni
    Sono d’accordo, ma diamo spazio anche a una maggiore tutela ai disoccupati o ai cassaintegrati.
    Ichino cita l’esempio della Danimarca, in cui il lavortatore licenziato ha diritto da parte dello Stato la gestione della sua ricollocazione sul mercato del lavoro

    Nutrirei maggiori speranze di cambiamento se prendessimo esempio dal meglio di questi paesi, non dal peggio degli altri.
    ciao

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