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Anno Zero

In Declino Italia on 21 settembre 2011 at 09:00

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Anno Zero come ricostruzione necessaria e non più rinviabile di un Paese ormai in ginocchio. Un Paese la cui reputazione è stata rovinata all’estero dal più grande scandalo a luci rosse della storia repubblicana. Un gigantesco giro di prostitute (“escort” è un appellativo fin troppo nobile, per queste ragazze), dalla quale si desume una sola cosa: il premier -per primo- disapplica ogni concetto di meritocrazia, nella scelta delle élites. Una notte nelle sue residenze apre le porte della tv, degli affari, del potere. Il peggior esempio di italiano-medio. Senza parole.

Questa è l’Italia peggiore. Questo è il prototipo peggiore di un Paese costruito sul malaffare, sugli scambi di favore, sul “do ut des”. Senza pudore, senza vergogna. Fa male, fa molto male vederlo incarnato in una delle massime cariche dello Stato. Toglie ogni speranza.

Ma siamo ormai alle macerie di un Paese che ha fatto il passo più lungo della gamba. E che dovrà necessariamente cambiare, se non vorrà morire. Un Paese che, favorendo sistematicamente gente come Tarantini o la prostituta di turno, ha finito col dimenticare, emarginare e/o cacciare la maggioranza di giovani outsiders validi. Saranno loro il punto di ripartenza, il punto da cui ricominciare a costruire su questo inferno.

Meglio non aspettarsi alcun aiuto dalle generazioni precedenti, incarnate dai cosiddetti “poteri forti”: ma dove sono? Dove sono gli eredi di quelle classi dirigenti che hanno trasformato questo Paese in una delle prime potenze mondiali? Dove si sono nascosti? Helloooo??? Dov’è la Chiesa, sempre in prima fila quando si toccano i sacri valori della famiglia, oppure i suoi sacri interessi economici, ma straordinariamente debole, quando sul banco degli imputati siede il Potente? Dov’è chi dovrebbe preoccuparsi di consegnare un Paese meno infangato, alle nuove generazioni?

-Queste nuove generazioni, dove -dati Ocse alla mano- il 28% dei giovani è senza lavoro. E dove i giovani che ce l’hanno, nel 46,7% dei casi sono precari! Altro mito da sfatare, per l’Ocse: la nostra rete di ammortizzatori sociali non difende il reddito, in caso di una pesante contrazione degli stipendi.

-Queste nuove generazioni, dove (Datagiovani) sette giovani su dieci sono preoccupati per la situazione del Paese, e dove tre su dieci si dicono pronti a trasferirsi all’estero per cercare fortuna. Sono così fiduciosi nell’Italia, che nel 35% dei casi si dicono convinti che il quadro economico sia destinato a peggiorare ulteriormente! Sei su dieci pensano di non farcela, a crescere e a realizzarsi professionalmente.

-Se allarghiamo il sondaggio alla platea generale, nella metà dei casi il consiglio ai giovani è uno solo: vattene! (Sondaggio Swg – sempre meglio che protestare in piazza, solo il 30% delle risposte…)

-Tornando ai giovani (sondaggio Tesionline), ben il 57% dei laureati si vede all’estero, tra cinque anni. Idem i diplomati (56%).

-Alla fine, questo è un Paese, come giustamente rileva il Financial Times sulla base di dati Ocse, il cui numero di laureati residenti all’estero è quattro volte il numero di quelli tedeschi, tre volte quello degli inglesi, il doppio dei francesi. Premio Internazionale per la Lungimiranza… non c’è che dire. Ma -dopotutto- che ce ne facciamo di questo capitale umano altamente qualificato?… abbiamo Tarantini e le escort, loro sì che fanno girare gli affari!

-Saranno forse ance i nostri salari a farli scappare? Lo sapete che, per l’Ocse, lo stipendio medio in Italia è di 36.773 dollari, contro una media Ue-21 di 41.100 dollari e dell’Ue-15 a 44.904 dollari? I salari francesi (46mila dollari), tedeschi (43mila), inglesi (47mila) e svizzeri (80mila!) ce li sognamo. Dove va un Paese con un costo della vita nordico e salari libanesi?

-Un Paese che stupidamente non ha ancora capito come -per competere nel mondo globalizzato- non si può vivacchiare al 29esimo posto su 34, nella classifica Ocse per l’investimento del Pil nella scuola. Spendiamo solo il 4,8% del Pil in istruzione, contro una media Ocse al 6,1%. L’Ocse conferma pure un altro dato drammatico: siamo agli ultimi posti, per percentuale di laureati che lavorano. Il loro tasso di occupazione è pari al 79,2%, contro una media Ocse dell’83,6%! Peggio di noi solo Turchia, Corea, Cile e Ungheria.

-Sullo sfondo, quale causa (o effetto?), c’è un Paese fermo, prossimo alla stagnazione. Secondo gli ultimi dati del Centro Studi Confindustria, il Pil italiano crescerà quest’anno dello 0,7%, e dello 0,2% nel 2012. La pressione fiscale è destinata a salire, nel 2012, al 44,1%. Fotografia di un fallimento. Giustamente Confindustria fa presente come -con un piano per lo sviluppo comprensivo di riforme- il Pil potrebbe schizzare al +1,5%. Ma per farlo serve una classe dirigente. Quella attuale va bene per il Bagaglino. Non per governare.

Logica conclusione di questo ragionamento: saranno i giovani, ora “stranieri in patria” (per dirla con il regista Fabrizio Arcuri), a dover ricostruire. Il momento è vicino.

In quel momento, quando saranno rimaste solo macerie, eredità inevitabile di questi ultimi anni, toccherà ai migliori -tra coloro che sono rimasti qui (con l’aiuto di chi se ne è andato, ma crede ancora in questa nostra bandiera) – … ricostruire.

Sarà forse l’occasione storica di mettere in piedi un’Italia finalmente diversa. Lavando via, una volta per tutte, la vergogna di questi giorni.

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