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Comunicazione (giovane!) a Berlino

In Storie di Talenti on 19 settembre 2011 at 09:00

La Germania non è il Paese dei balocchi: è un posto dove un 28enne viene trattato come tale, non come un ragazzino. In Italia le persone che ci ricordano che alla nostra età papà e mamma avevano una famiglia, sono le stesse che non ci mettono in condizione di averne una, e che si stupiscono al pensiero che a 28 anni si possa avere un reale ruolo di responsabilità“: è netta e tagliente la denuncia di Matteo Bovio, 28 anni, Public Relations and Communications Manager per la multinazionale Zalando a Berlino.

Matteo ha sperimentato in prima persona e sulla propria pelle i concetti di meritocrazia e responsabilizzazione: lui che, laureato con 110/110 in Discipline Semiotiche, un Erasmus in Danimarca alle spalle, prova prima a sfondare nell’irraggiungibile mondo del giornalismo italiano, poi in quello della comunicazione. Se il primo si rivela impraticabile, a meno di non lavorare gratis, il secondo offre opportunità estremamente ridotte: oltre cento curricula inviati, due colloqui fatti e un contratto, che fin da subito si rivela atipico e precario, fatto di co.co.pro. e prolungamenti a tempo determinato. Altro discorso sono le mansioni e l’esperienza fatta sul campo, che registrano note fortunatamente più positive.

Esiste tuttavia un problema, tutto italiano, che Matteo non riesce più a tollerare, dopo un biennio di lavoro nel Belpaese: la visione gerarchica del lavoro. “Ho riscontrato un distacco incolmabile tra i giovani e l’approdo a determinate posizioni, con una logica davvero priva di senso. L’avanzamento contrattuale e di ruolo viene vincolato all’esperienza maturata, con piccoli step automatici che ricordano la carriera militare, piuttosto che una realtà aziendale meritocratica“.

E’ a questo punto che arriva la svolta: la multinazionale Zalando recluta team di giovani a Berlino, con l’obiettivo di costituire nuclei nazionali per il suo business in Europa. Matteo coglie l’occasione al volo e parte. “Finalmente avevo una prospettiva“, confessa a “Giovani Talenti”. Molti chilometri più a nord, scopre “team di lavoro giovani e internazionali, composti da persone competenti e responsabili, che lavorano con professionalità e dinamismo“. Lui, che a 28 anni, si rende conto di essere uno dei più “vecchi” del gruppo…

Soprattutto, scopre che la gerarchizzazione “all’italiana” del luogo di lavoro, basata quasi interamente sull’anzianità, è un concetto arcaico, superato e fondamentalmente inutile: “non siamo un gruppo di dilettanti allo sbaraglio. Siamo un gruppo di giovani che responsabilmente gestisce delle risorse, e che quotidianamente si assume la responsabilità della sua gestione“. Ci vorrà tanto, a comprenderlo anche in Italia?

Ospite della trasmissione è Diego Masi, a capo di “Go Green Digital”, nonché presidente di Assocomunicazione. Con lui affrontiamo i problemi elencati da Matteo, concentrandoci in particolare sulle differenze tra Italia ed estero.

Nell rubrica “Spazio Emigranti” prosegue la nostra inchiesta sulle nuove città dell’emigrazione italiana, in collaborazione con il Ministero degli Esteri. Ci trasferiamo a Toronto, Canada, vecchia e nuova méta di espatrio per i nostri connazionali. Il Console Generale Gianni Bardini ci porta a conoscere la comunità di emigranti italiana.

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

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La discussione di questa settimana: Ha senso l’avanzamento di carriera, così come è concepito in Italia? Ha senso che segua spesso una logica gerarchica e di anzianità, senza alcuna attenzione per il talento… e per i giovani? E quanto incide l’aspetto “relazionale” (della peggior specie), rispetto alla capacità di produrre risultati tangibili? In questo siamo un Paese da Primo Mondo? O no?

Scrivi la tua a: giovanitalenti@radio24.it

SEI UN GIOVANE “UNDER 40″ ESPATRIATO ALL’ESTERO? VUOI RACCONTARCI LA TUA STORIA? Per contattare la trasmissione: giovanitalenti@radio24.it

Alla prossima puntata: sabato 24 settembre, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

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  1. mah..qui stiamo confondendo fiducia ai giovani con convenienza nello far svolgere a ragazzi pressoche senza alcuna esperienza dei lavori molto automatici, poco gratificanti e per niente costruttivi. E per gli stagisti anche poco pagati. Questo genere di aziende trova campo fertile in una citta con un enorme flusso di giovani alla ricerca di un lavoro per poterci vivere, e ci campano sopra. Percio un consiglio a tutti quelli che leggendo articoli simili sognano il posto di lavoro della vita: va bene se volete guadagnarvi di che vivere a Berlino, ma non farete ne parte di un team dinamico, ne di un lavoro entusiasmante, in cui imparerete qualcosa, ne di buone fonti di reddito ,Cercate altro!

  2. Giovanni, mi spiace, ma vorrei capire su quali basi affermi questo: hai esperienze dirette con l’azienda in questione? Ci hai lavorato? O è una tua deduzione? Se si fanno accuse, per favore supportatele con prove e fatti concreti (e va bene), altrimenti evitiamo di generalizzare, ok? Grazie.

  3. ciao Sergio! la mia non e´una generalizzazione, so quello che parlo perche ne ho avuto esperienza diretta. Ora, farsi una certa pubblicita su internet non e impresa troppo difficile ,e aziende come Zalando lo stanno facendo in modo massiccio. Reclutare poi giovani con false promesse ed illusioni su un lavoro all´estero, in una citta attraente come Berlino risulta un gioco da ragazzi anche grazie ad articoli come questi di Matteo che giocano su punti caldi come : – Esiste tuttavia un problema, tutto italiano, che Matteo non riesce più a tollerare, dopo un biennio di lavoro nel Belpaese: la visione gerarchica del lavoro. “Ho riscontrato un distacco incolmabile tra i giovani e l’approdo a determinate posizioni, con una logica davvero priva di senso. L’avanzamento contrattuale e di ruolo viene vincolato all’esperienza maturata, con piccoli step automatici che ricordano la carriera militare, piuttosto che una realtà aziendale meritocratica“.“Finalmente avevo una prospettiva“, confessa a “Giovani Talenti”. Molti chilometri più a nord, scopre “team di lavoro giovani e internazionali, composti da persone competenti e responsabili, che lavorano con professionalità e dinamismo“. Ora Matteo in questo caso ha svolto sicuramente bene il suo lavoro, non troppo complicato, di far bella l´immagine di zalando su social network vari e blog scrivendo questo articolo, ma io rispondo per mettere in guarda chi ci potrebbe cascare, e saro pronto anche a rispondere ad altri punti, poiche non e´che cosi che vanno le cose. Sappiate che, come e´del tutto normale, i ruoli di responsabilita, decisionali, li prendono i manager veri, che sono tedeschi, che hanno una vera esperienza, che assumono ragazzi giovani per RISPARMIO, perche ci sono centinaia di posti li dentro con dei compiti quasi meccanici, a creare password e keyword, a scrivere testi di una riga per dei banner pubblicitari, a fare pubblicita all´ azienda, a tradurre dal tedesco descrizioni di migliaia di prodotti. Lavori onesti per carita, ma non venite a dirmi lavori che ti fanno crescere, lavori di responsabilita..ahah..laureati italiani, cercate un posto di vera prospettiva e crescita, non queste aziende e-commerce..

  4. Ciao Giovanni, pubblico il tuo commento, ma prendendolo con le pinze. Non ho capito se tu abbia lavorato o meno per l’azienda in questione. Se ci hai lavorato, posso comprendere le tue critiche (qual è stata la tua esperienza diretta, esattamente?), in caso contrario vorrei capire qual è la tua fonte, per questi commenti. Personalmente tengo per buona la versione di Matteo: è ovvio che tende a cogliere gli aspetti positivi della sua esperienza di lavoro, ma è soprattutto vero che -in Germania- ha ottenuto ciò che in Italia restava per lui un miraggio.

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