sergionava

Senza Parole

In Giovani Italians on 16 giugno 2011 at 09:00

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Scrivo questo “post” con tutta l’amarezza di chi pensava di averle viste tutte. Ma evidentemente non c’è limite al peggio.

Per uno dei miracoli che solo accadono in Italia, Renato Brunetta è Ministro della Repubblica. Ha iniziato il suo mandato, pontificando su immaginarie riforme della Pubblica Amministrazione. Per qualche mese la favola ha retto, perché accattivante, poi -con la crisi- ce lo siamo tutti dimenticato.

Da qualche tempo è riemerso da qualche scantinato del Ministero, evitando la doverosa consegna del silenzio. A casa mia, se uno non combina nulla, sta zitto. Ma la regola non vale sempre. E non vale per tutti.

Ha definito i precari, giovani che lavorano per poche centinaia di euro al mese, sottopagati e sfruttati, come “la parte peggiore d’Italia”. Vergognoso.

Ma pochi hanno notato la nuova teoria occupazionale, partorita da tanto eccelsa mente: «Basta con la retorica del precariato, visto che ci sono 4 milioni di stranieri che vengono a fare i lavori che gli italiani non vogliono fare, quando ci sono 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano, quando ci sono le imprese che cercano specializzazioni che non trovano, perché nessuno vuol fare quei lavori». Per poi aggiungere: «Ogni tanto c’è una madre che si lamenta con me perché suo figlio non trova lavoro, ma quando le dico: “Bene, allora domani mattina alle 5 vada ai mercati generali a scaricare le cassette”, lei risponde sempre “eh no!”. Se vuole lavorare, invece, quello è il modo migliore. Scaricare la cassette! Per tutti gli italiani! E magari anche raccogliere le mele delle sue parti».

Ma con che coraggio? Non ci stancheremo mai di ripetere che un Paese che manda i suoi giovani qualificati a raccoglier mele è un Paese che chiude baracca – domani!

Serve una nuova politica industriale, che valorizzi le competenze di questi giovani. Che altrimenti scappano all’estero. Non è solo nel loro interesse… è nell’interesse dell’intero Paese, che questi giovani vadano a fare i lavori per cui hanno studiato. Se loro progrediscono, progredisce l’Italia. Se scaricano mele (con tutto il rispetto per chi -da buon manovale- lo fa tutti i giorni) finisce per scaricare mele tutta l’Italia.

Il problema è la disonestà intellettuale. Non c’è peggior sordo di chi non vuol capire. Ricordiamo a Brunetta che il suo compagno di teorie Maurizio Sacconi, altro sostenitore del “prendete quello che trovate e state zitti!“, sta cominciando a fare marcia indietro. “E’ vero – ha ammesso qualche giorno fa Sacconi -, la crisi l’hanno pagata piu’ i giovani, ma cio’ e’ accaduto perche’ abbiamo puntato di piu’ sui padri di famiglia, cioe’ le persone che lavoravano e che se fossero uscite dal mercato del lavoro non avrebbero mai piu’ lavorato“. Parziale marcia indietro, parziale ammissione di colpa. Sempre parziale, ovviamente.

Brunetta, il Consorzio Raccoglitori di Mele del Trentino l’aspetta domani alle 5 -puntuale- al centro raccolta di Trento e provincia. Liberi pure il posto al Ministero.

Cominciamo ad applicare un po’ di sana meritocrazia in Italia?

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  1. Ho appena ricevuto notizia di un ex collega rimasto in Italia: dopo 4 anni di apprendistato ha chiesto al titolare di essere assunto.
    Alla risposta negativa del titolare e la proposta di aprire partita iva, il vetusto apprendista si e’ licenziato.
    Paradossalmente il titolare non riesce a trovare un altro schiavo che lavori 12 ore al giorno per un misero stipendio e quindi chiudera’ bottega.

    A mio parere questa e’ una possibilita’ di cambiamento: mi auguro che vada tutto allo sfacelo in modo da poter poi ricostruire. Finche’ questo sistema galleggerá, rimarrá invariato.

    La speranza che la situazione cambi in tempi brevi é estremamente naiv…la speranza che la mentalitá cambi e gli stipendi raddoppino é pari a zero…cé’speranza pero’ per i nostri figli…o nipoti…se mai vorranno tornare in Italia (non penso, in quanto non piu’ italiani).

    Límportante é comunque cominciare a seminare adesso.

    Spartaco, spezza le catene.

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