sergionava

¿¿¿Porqué???

In Declino Italia on 25 maggio 2011 at 09:00

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I numeri sono da emergenza sociale. Ne abbiamo dato conto in presa diretta la scorsa settimana. Ora non resta che chiedersi… PORQUE’???

Perché l’Italia ha perso due milioni di giovani in dieci anni (dati Censis), senza che scattasse un allarme politico e sociale?

Perché, come afferma il Censis, “i pochi giovani che ci sono preferiscono emigrare“?

Perché i nostri laureati lavorano meno di chi ha un diploma? E perché la situazione va peggiorando?

Perché solo il 66,9% dei nostri laureati 25-34enni lavora, contro la media europea dell’84%?

Perché l’Italia ha il triplo dei ragazzi che non studiano, né lavorano, rispetto alla media europea? “Giovani persi”, li definisce il Censis?

Perché solo il 20,7% dei giovani italiani ha una laurea, a fronte di una media europea del 33%, del 40,7% in UK e del 42,9% in Francia?

Perché solo il 56% dei nostri giovani sono attirati dalla possibilità di ottenere una laurea (dati Eurobarometro), contro una media europea al 76%?

Perché, come rileva il “Corriere della Sera”, l’anomalia nell’occupazionale giovanile si riscontra soprattutto nel settore dei “servizi”? Perché i giovani più qualificati non riescono ad inserirsi in banche, assicurazioni, informazione e comunicazione, cultura, servizi alle persone? E quando riescono a farlo, perché ottengono perlopiù impieghi precari?

Perché, secondo l’Eurispes, il 20% degli italiani è troppo qualificato per per il lavoro che svolge a tre anni dal completamento degli studi?

Perché, sempre secondo l’Eurispes, la laurea non è sinonimo di stabilità lavorativa, e non è sempre necessaria per trovare un’occupazione? Perché solo la metà dei laureati dichiara coerenza tra titolo di studio e lavoro svolto?

Perché i disoccupati da oltre 12 mesi con meno di 35 anni -in Italia- sono 523mila (fonte Datagiovani, per “Il Sole 24 Ore”)? Perché il 45% di chi cerca lavoro è senza impiego da più di un anno?

Perché, a parte i cronici alti tassi di disoccupazione nel Sud, il fenomeno sta ormai esplodendo anche nel Nordest? Perché in quell’area geografica, tradizionalmente associata a lavoro e produttività, la quota di ragazzi tra i 15 e i 24 anni  disoccupati da più di un anno è sostanzialmente raddoppiata?

Perché nei dieci anni successivi alla conclusione degli studi il 35% dei 25-34enni italiani non ha ancora raggiunto la piena autonomia?

Perché i giovani italiani faticano sempre più a rendersi indipendenti? Perché l’età media degli sposi è salita a 33 anni per gli uomini e a 30 anni per le donne, sei anni in più rispetto al 1975?

Perché nessuno fa nulla per migliorare questa situazione devastante, che obbliga i nostri migliori talenti -i pochi giovani rimasti e più qualificati- ad andare all’estero? Dov’è la classe dirigente di questo Paese? E’ troppo vecchia per occuparsi di questi problemi?

Non è forse vero, come afferma il “Financial Times”, che l’Italia ha bisogno di “una nuova generazione di classe dirigente, che porti nella Penisola il rinnovamento politico ed economico di cui ha tano bisogno?”

+++Diffondete e fate girare questi dati, è giusto che tutti sappiano perchè i nostri talenti fuggono+++

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  1. Perchè? Te lo dico io: perchè la gente non ha ancora capito che i politici non sono NIENTE. Non sono loro che ti devono salvare la vita, sei TU.
    Io ho iniziato a lavorare dopo il primo anno di università perchè ho visto come girava lì dentro, e mi sono detto “meglio che mi do da fare”. Non avevo nulla, ma dopo qualche anno ho messo su la mia piccola azienda, con l’ufficio in camera da letto.
    a 26 anni mi sono comprato casa, senza un soldo regalato dai miei genitori. a 29 anni mi sono sposato.
    Certo, poi mi sono accorto come andava in italia e ho preferito venire in Svezia, dove effettivamente si vive più rilassati.
    Me se fossi rimasto lì ad aspettare adesso non avrei nulla.
    La verità è che BISOGNA DARSI UNA SVEGLIATA! I giovani devono INVENTARSI. Dovete avere grinta ragazzi!
    Alla classe dirigente non gliene frega nulla di voi. E nemmeno delle vostre lamentele. È tutto sulle vostre spalle.
    Volete una casa, una famiglia, una discreta tranquillità? Annusate il movimento del mercato, dovete cavalcare l’onda del lavoro.

    C’è sempre bisogno di “qualcosa di nuovo”, se non è così nella vostra zona dovete avere il coraggio di spostarvi.

    La Laurea? Non è un documento sacro che assicura il successo.
    L’italia? Non è più un paese affidabile.

    Siete nella giungla, usate il cervello e le zanne!

  2. Leggo con dispiacere e sconforto il commento di Marco, che non mi trova d’accordo per diversi aspetti.
    In primis, l’idea di ‘volere è potere’. Ma che significato ha ‘inventarsi’ in un sistema impossibile? fare impresa, diventare imprenditore in Italia??? Esperienza in corso, difficilissima e praticamente impossibile. Emigrare, si, certo. Magari in un paese del nord europa, triste, freddo, grigio, come la Svezia.
    Come un secolo fa gli italiani disperati e/o codardi per combattere contro un sistema atavico.
    Non sono d’accordo.
    Resto qui e lotto, finchè riesco. Poi, si vedrà.
    Importante lottare e fare esperienze all’estero, MA: se manca il sistema, è una lotta impari ed inutile. Fare sistema, questo conta ed è indispensabile. O l’Italia nel giro di 20 anni sarà vittima delle mafie come è successo in Calabria e altre regioni del Sud.
    La fuga, non è mai una soluzione. Solamente, comoda come un paio di pantofole ingiallite.
    Il vizio italiano è l’individualismo spinto che porta a pensare al proprio orticello, alla casetta camera cucina tinello, questo temo porterà alla dissoluzione e al disastro.
    Speriamo (?) esista sempre un ‘NORD’ dove andare a fare impresa ed in cui ‘speriamo che io me la cavo’.

  3. Beh, questa è la tua opinione, liberissimo di averla.
    Solo vorrei farti capire che non è per niente facile prendere la decisione di emigrare, lasciare familiari e amici, separare nonni e nipotini, per poi andare dove in un posto trieste, freddo e grigio come la Svezia.
    Non l’ho fatto per pigrizia, l’ho fatto perchè ho lottato sempre per avere qualcosa di più e poi mi sono accorto che mi scontravo contro i mulini a vento e che non avrei mai ottenuto nulla.
    Putroppo l’italia non mi da più alcuna fiducia, solo tanta nostalgia e tristezza.

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