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La “traghettatrice” dei Talenti verso l’Australia

In Storie di Talenti on 11 aprile 2011 at 10:00

Cosa faccio per lavoro? In pratica aiuto la fuga dei cervelli dall’Italia. Ricevo giorno dopo giorno decine di fantastici CV di giovani italiani, per i quali avvio le pratiche per emigrare in Australia in modo permanente“. Assomiglia proprio ad un'”autodenuncia” quella di Laura Meda, 31enne Rappresentante Italiana ad Active Migration Group, azienda australiana specializzata in visti per l’immigrazione.

Laura vive in quello che lei stessa non esita a definire “un mondo dove le cose vanno per il verso giusto… dove un trentenne con laurea fa tranquillamente il manager, ha uno stipendio serio, ha una casa e una famiglia“. Lei stessa, dopotutto, vi è emigrata per necessità: una laurea in Giurisprudenza alle spalle, Laura parte nel 2007 per Sydney, dopo aver svolto tutta una serie di lavori a Milano, tra cui l’ultimo -alla Regione Lombardia- nella comunicazione di bandi, progetti e iniziative europee.

Ma la voglia di viaggiare e sperimentare prevale, a un certo punto della sua carriera: in Australia collabora all’organizzazione della Giornata Mondiale della Gioventù, lavora al Consolato Italiano, tiene lezioni di lingua e cultura nelle scuole, e collabora pure con Amnesty International.

Forte di questa intensa esperienza lavorativa, Laura decide di tornare in Italia, alla fine del 2008: “ad attendermi solo desolazione!“, ricorda lei ora con grande amarezza. Solo stage, offerte nei call center, più qualche lavoro temporaneo nel settore radiotelevisivo, dove prova ad inseguire l’altra sua grande passione, quella del giornalismo.

Ovviamente, scappo a gambe levate“, è l’amara conclusione di una professionista che non vede valorizzata, nel suo stesso Paese, la competenza professionale acquisita all’estero. Nell’estate del 2009 le si presenta l’opportunità di partecipare a un bando organizzato dall’agenzia australiana destinata a divenire, pochi mesi dopo, il suo datore di lavoro. Una selezione durissima, cui farà seguito l’espatrio. Attualmente Laura segue per la sua azienda -dalla costa orientale dell’Australia- il marketing, la comunicazione e la consulenza relativa ai visti per gli aspiranti immigrati.

Ospite della trasmissione è Claudio Casoni, 28enne chimico emiliano, che proprio grazie all’aiuto di Laura sta ultimando le pratiche per il permesso di residenza in Australia. Claudio, un inizio promettente nel mondo dell’industria della ceramica locale, se ne è scappato dall’Italia “nauseato dall’ambiente, dal vedere l’incompetenza, l’ignoranza, l’arroganza, la stupidità e la corruzione” imperanti“.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” ospitiamo Ruth Stirati, coordinatrice del blog “Italiani a Berlino”, che ci racconta l’onda crescente di espatrio dei nostri connazionali verso la capitale tedesca.

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La discussione di questa settimana: Destinazione Australia. Un Paese che, a dispetto della crisi, sembra ancora in grado di offrire opportunità lavorative dignitose ai giovani italiani. Sareste disposti a trasferirvi stabilmente agli antipodi (circa un giorno di volo), per inseguire un sogno professionale, lasciandovi alle spalle tutto? E se sì, perché?

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Alla prossima puntata: sabato 16 aprile, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

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Sessantaquattresima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 9 aprile 2011 at 09:00

Sessantaquattresima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Aiutare la “fuga dei talenti” italiani dall’Australia. C’è chi lo fa di professione. E oggi lo racconta pure “on air”. La protagonista della storia odierna è una giovane professionista italiana, per due volte emigrata in Australia, dove ha svolto un’infinità di lavori, molti dei quali di alto profilo e responsabiblità. Ha persino provato, a un certo punto, a rientrare in Italia. Ma ad attenderla c’era solo il vuoto di un Paese… che non aveva nulla da offrirle. Ora -dalla Gold Coast austaliana- si occupa di aiutare i nostri giovani a sbrigare le pratiche amministrative per ottenere un visto e un permesso di residenza sul territorio oceanico. Una puntata da non perdere, soprattutto per chi vuole consigli utili su come emigrare nel Paese “down under”!

Prosegue pure oggi la rubrica “Job Abroad”, interna al notiziario, attraverso la quale vi segnaliamo -settimanalmente- alcune delle migliori opportunità professionali all’estero.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

Intanto siete tutti invitati a dibattere sul “tema della settimana”: Destinazione Australia. Un Paese che, a dispetto della crisi, sembra ancora in grado di offrire opportunità lavorative dignitose ai giovani italiani. Sareste disposti a trasferirvi stabilmente agli antipodi (circa un giorno di volo), per inseguire un sogno professionale, lasciandovi alle spalle tutto? E se sì, perché?”

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“Il nostro tempo è adesso!”

In Giovani Italians on 8 aprile 2011 at 09:00

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DOMANI, 9 APRILE. INIZIA IL FUTURO?

“Non c’è più tempo per l’attesa. E’ il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per dire che questo paese non ci somiglia, ma non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarlo. Soprattutto nelle mani di chi lo umilia quotidianamente.

Siamo la grande risorsa di questo paese. Eppure questo paese ci tiene ai margini. Senza di noi decine di migliaia di imprese ed enti pubblici, università e studi professionali non saprebbero più a chi chiedere braccia e cervello e su chi scaricare i costi della crisi. Così il nostro paese ci spreme e ci spreca allo stesso tempo.

Siamo una generazione precaria: senza lavoro, sottopagati o costretti al lavoro invisibile e gratuito, condannati a una lunghissima dipendenza dai genitori. La precarietà per noi si fa vita, assenza quotidiana di diritti: dal diritto allo studio al diritto alla casa, dal reddito alla salute, alla possibilità di realizzare la propria felicità affettiva. Soprattutto per le giovani donne, su cui pesa il ricatto di una contrapposizione tra lavoro e vita.

Non siamo più disposti a vivere in un paese così profondamente ingiusto. Lo spettacolo delle nostre vite inutilmente faticose, delle aspettative tradite, delle fughe all’estero per cercare opportunità e garanzie che in Italia non esistono, non è più tollerabile. Come non sono più tollerabili i privilegi e le disuguaglianze che rendono impossibile la liberazione delle tante potenzialità represse.

Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all’azione, un’azione comune, perché ormai si è infranta l’illusione della salvezza individuale. Per raccontare chi siamo e non essere raccontati, per vivere e non sopravvivere, per stare insieme e non da soli.

Vogliamo tutto un altro paese. Non più schiavo di rendite, raccomandazioni e clientele. Pretendiamo un paese che permetta a tutti di studiare, di lavorare, di inventare. Che investa sulla ricerca, che valorizzi i nostri talenti e la nostra motivazione, che sostenga economicamente chi perde il lavoro, chi lo cerca e chi non lo trova, chi vuole scommettere su idee nuove e ambiziose, chi vuole formarsi in autonomia. Vogliamo un paese che entri davvero in Europa.

Siamo stanchi di questa vita insostenibile, ma scegliamo di restare. Questo grido è un appello a tutti a scendere in piazza: a chi ha lavori precari o sottopagati, a chi non riesce a pagare l’affitto, a chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi il lavoro non lo trova e a chi passa da uno stage all’altro, alle studentesse e agli studenti che hanno scosso l’Italia, a chi studia e a chi non lo può fare, a tutti coloro che la precarietà non la vivono in prima persona e a quelli che la “pagano” ai loro figli. Lo chiediamo a tutti quelli che hanno intenzione di riprendersi questo tempo, di scommettere sul presente ancor prima che sul futuro, e che hanno intenzione di farlo adesso”.


Toccato il fondo? Se sì, scappa all’estero!

In Fuga dei giovani on 6 aprile 2011 at 09:00

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Strano Paese, l’Italia. Fino a pochi mesi fa ci battevamo il petto e strillavamo, strepitando per l'”emergenza giovani”. Giovani senza lavorto, giovani che fuggono all’estero. Il climax lo si è raggiunto con il messaggio di Capodanno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il quale ha giustamente messo l’allarme giovani al centro del video diffuso in tutte le case degli italiani.

Poi è arrivato il 2011: le rivolte nei Paesi arabi (ironia della sorte… scatenate in buona parte proprio da una generazione di giovani istruiti ed esclusi dal mercato del lavoro), il disastro in Giappone, l’emergenza immigrazione. E tutto è tornato sottocoperta… sottaciuto. Almeno sui media italiani. Non su quelli stranieri, però. Personalmente sono stato contattato da più testate estere, interessate a parlare della fuga dei talenti italiani.

Dicevamo: nulla è cambiato. Come dimostra il recente sondaggio dell’agenzia di selezione per neolaureati Bachelor. La quale ha ripetuto un sondaggio già condotto nel 2010. I neolaureati italiani se ne andrebbero a lavorare all’estero per un anno? Sì, nell’80% dei casi (!) L’85%, nel caso di neolaureati disoccupati. Più gli uomini delle donne, come d’altronde confermano le statistiche ufficiali sui giovani in fuga.

Ciò che però sorprende ancora maggiormente è la percentuale di giovani che andrebbero all’estero per tre anni: hanno risposto sì il 57% dei neolaureati e il 60% dei neolaureati disoccupati. Una permanenza prolungata non spaventa dunque… anzi, la maggioranza degli intervistati continua a preferire la via dell’estero. Semplice voglia di fare esperienze di lavoro fuori dall’Italia? O c’è dell’altro?!?

Altra annotazione interessante, che fornisce indicazioni importanti sull’inutilità di certe lauree in Italia: le percentuali più marcate di voglia di fuga si registrano tra gli umanisti (83,3% – dopotutto a cosa serve in Italia, una laurea in Lettere, Storia, Filosofia e Lingue?) e tra gli ingegneri (ben 87,8%! – incredibile, no?) Ma com’è che questi profili al di là delle Alpi, servono?

Non sarà forse un caso se l’Istat lo ha detto senza esitazioni: il 2010 è stato l’anno nero della disoccupazione giovanile in Italia, ch ha sfiorato il 30%. Siamo nei Paesi al top in Europa per giovani senza lavoro. Nè consola la leggera diminuzione fatta registrare a febbraio (disoccupazione giovanile al 28,1%). E’ evidente il divario tra una disoccupazione generale che tiene, “drogata” anche dagli ammortizzatori sociali, e una disoccupazione giovanile che ha sfondato da mesi gli argini. Infatti aumenta il tasso degli inattivi, scoraggiati alla sola idea di cercare un lavoro, calano i lavoratori a tempo indeterminato, crescono quelli a tempo determinato, insieme a quelli part-time. L’Istat ci mette pure una considerazione da pietra tombale: “i miglioramenti sul fronte occupazionale (parliamo di risicate frazioni di decimali, ndr) avvengono in un quadro di ripresa dell’inattività  e non cancellano la sostanziale difficoltà dell’occupazione a ripartire in modo deciso”. Cosa intenda il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, quando parla di un “netto riverbero positivo della ripresa economica sull’occupazione“… beh, forse un giorno ce lo spiegherà. Comunque, a sua parziale discolpa, va precisato che in questi due anni non ha mai brillato per intelligenza e opportunità nelle dichiarazioni. Ancora aspettiamo la miracolosa e organica “riforma degli ammortizzatori sociali”, da lui promessa secoli fa.

Gli consigliamo di dare pure lui un’altra bella occhiata ai dati ufficiali Istat: in Italia sono oltre due milioni e mezzo i lavoratori precari (anno 2009): il fenomeno riguarda il 44,4% dei giovani italiani.

E pensate che l’Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali), proprio sulla base di una ricerca finanziata dal Ministero del Lavoro, ha scoperto che i giovani sono soggetti -all’interno del mercato italiano- a difficoltà occupazionali e dequalificazione nei processi produttivi. A rischio c’è pure la loro salute: nel 2009 un infortunio sul lavoro su tre ha coinvolto un “under 35”. Giovani che, sempre secondo l’Ires, sono sottoposti a un crescente “ricatto occupazionale”, proprio a causa di una disoccupazione ai massimi. In sostanza, non solo è difficile trovare lavoro in Italia, ma quando questo arriva ci si scontra spesso e volentieri con carichi eccessivi, poca gratificazione, persino rischio infortuni. Lo possiamo ancora chiamare “Belpaese”? E perché i nostri giovani emigrati all’estero dipingono, nella maggior parte dei casi, un quadro lavorativo opposto?

Se qualcuno ha delle risposte, a queste -fin troppe- domande, le “posti” pure nella sezione “Commenti”…

Un Designer a Shanghai

In Storie di Talenti on 4 aprile 2011 at 09:00

Quando Luca di Cesare, 32enne designer milanese, si trova a dover riassumere i motivi che lo hanno spinto a fare armi e bagagli, trasferendo il 90% delle sue attività in Cina, non esita a classificarli così: “la gigante eredità dei padri del design, che ancora a 90 anni vengono preferiti dalle aziende; la mancanza di una logica imprenditoriale votata al fare; la mancanza di un qualsiasi tipo di supporto da parte delle istituzioni; la mancanza di fiducia da parte degli istituti di credito, incapaci di capire idee imprenditoriali innovative, l’atteggiamento di imprenditori che ritengono la comunicazione e il design qualcosa la cui qualità si misura con il mi piace / non mi piace“. In queste cinque categorie c’è anche la risposta al perché i giovani di talento lasciano l’Italia. Nel design, ma non solo.

Luca, un diploma in Arti Grafiche e una laurea in Scienza della Comunicazione alle spalle, prova fin da studente a farsi largo nel mondo italiano del design, con un proprio studio. L’obiettivo iniziale era quello di proporre un’idea esperienziale e multisensoriale della comunicazione d’impresa, in particolare nella progettazione di brand spaces. Gli inizi sono promettenti, poi a sbarrare la strada arrivano -uno dopo l’altro- alcuni dei mali endemici del sistema produttivo italiano.

A quel punto Luca cambia rotta: la sua passione per la Cina, da un qualcosa di prettamente culturale, assume gradualmente contorni più “professionali”. A metà dello scorso decennio il business del suo studio si sposta gradualmente prima verso Shanghai, poi verso la Corea del Sud, al punto che -ad oggi- solo il 10% delle attività sono rimaste in Italia. La sua vita è per il 90% dell’anno in Cina, dove -ammette- all’inizio è servito davvero tanto coraggio, per superare le barriere d’ingresso. Poi l’attività è decollata, con risultati molto apprezzabili: “oltre ai progetti commissionati, qui si ha la possibilità di proporre il proprio design ad aziende manifatturiere, realizzando elementi di arredo che in Italia soffrirebbero della precedenza data a nomi famosi“, accusa lui.

Ospite della trasmissione è Sergio Nava (omonimo del conduttore), giovane direttore creativo dell’azienda NTT Design, nonché vincitore di riconoscimenti internazionali. Recentemente ha avviato alcuni progetti, per incentivare i giovani designer italiani. A differenza di Luca, ha scelto di restare qui. E provarci, a cambiare le cose.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” indaghiamo, come ogni primo sabato del mese, i programmi e le iniziative regionali, mirate a favorire i giovani talenti di rientro, o ad attrarne dall’estero. Oggi andiamo in Friuli – Venezia Giulia, dove sono diversi i programmi mirati a portare in regione i “cervelli” della ricerca. Ce li spiega Marta Formia, Direttore del Servizio Formazione e Gestione Progetti di “Area Science Park”.

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La discussione di questa settimana: Gerontocrazia diffusa, mancanza di logica imprenditoriale, latitanza delle istituzioni, assenza del credito bancario, diffusa ignoranza sulle politiche industriali innovative: quali, tra questi mali endemici italiani, ritenete sia il più deleterio nel contribuire alla fuga dei talenti dallo Stivale?

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Sessantatreesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 2 aprile 2011 at 09:00

Sessantatreesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Si torna a parlare di design, oggi. Un settore nel quale i giovani faticano -particolarmente- ad emergere in Italia. Lo faremo -come ogni inizio mese- con una puntata dedicata alla Cina, un Paese in crescita esponenziale (non solo per il Pil, ma anche per i talenti italiani in arrivo…), all’interno del quale il giovane protagonista della puntata odierna ha trasferito quasi tutta l’attività della propria impresa. In Italia ha lasciato troppe barriere, troppi gerontocrati che con i loro 90 anni comandano ancora, troppi manager che parlano ma non fanno, troppa latitanza da parte delle istituzioni. Ma soprattutto, troppa ignoranza. In Cina è stata dura, in particolare all’inizio, ma alla fine ha pagato.

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Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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