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Biglietto per l’estero

In Giovani Italians on 13 aprile 2011 at 09:00

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Alla fine sono scesi in piazza. In tante città d’Italia, ma anche all’estero. Per reclamare un futuro scippato, nella più totale apatia generale. La manifestazione dei giovani precari di sabato lascerà un segno tangibile? Difficile dirlo, in un Paese dove non appena si tenta un salto in avanti “costruttivo”, si torna -dopo due giorni- alle solite paludi pontine di vicende che in altri Paesi avrebbero già fatto scattare un rinnovo immediato della classe dirigente.

Anche le ultime settimane sono state un diluvio di notizie poco rassicuranti: la disoccupazione giovanile resta al 29,8%. Ccosì distribuita: 22,9% nel ricco Nord, 29,5% al Centro, 39,5% al Sud.

Si assottiglia intanto il “tesoretto” della famiglie italiane, l’unico che negli ultimi anni ha evitato di lasciare i giovani sulla strada: secondo la Confcommercio, le famiglie tricolori riescono a mettere da parte il 60% in meno rispetto a vent’anni fa. Nel 1990 si risparmiavano 4000 euro… oggi 1700. Viene da chiedersi chi manterrà la prossima generazione, visto che i padri attuali faticano a stento a galleggiare. Infatti non è un caso se Bankitalia puntualizzi come crescano i prestiti al settore privato (+5,1% il credito alle famiglie).

Ritratto di un Paese che non investe nel futuro: nell’ultimo rapporto Luiss “Generare classe dirigente” (citato da “Il Sole 24 Ore”) è stato giustamente messo il dito nella piaga della carenza -molto italiana- di investimenti in capitale immateriale, uno dei motori della produttività in tutte le principali economie avanzate. In Italia conta per lo 0,09%. Eppure è dimostrato che i territori che investono in Ict crescono più velocemente degli altri in termini di reddito pro-capite.

Ma non è solo un problema di tecnologie: è anche un problema di “skilled population”. Come notava giustamente Tito Boeri su “La Repubblica” di fine marzo, “nel periodo di crisi le iscrizioni ai corsi universitari aumentano, perché il tempo dedicato allo studio non viene sottratto ad attività remunerative, dato che non si trova comunque lavoro. […] Ovunque, tranne che da noi“. Infatti negli ultimi mesi sono calate le immatricolazioni alle università (!) Questo a fronte di un incremento dei diplomati. E nonostante le opportunità occupazionali restino più alte tra i laureati (certo, se paragoniamo le opportunità offerte ai laureati italiani e ai loro coetanei del centro-nord Europa, c’è comunque da disperarsi…).

“Si può fare molto per evitare che il nostro Paese continui a disinvestire nel proprio futuro”, annota Boeri. “Tanto per cominciare, il Ministro del Lavoro dovrebbe smetterla di invitare i giovani a fare lavori socialmente umili, anziché proseguire gli studi e ambire a lavori qualificati” (appello ancora una volta non accolto, il Ministro Sacconi continua a ripetere questo ritornello come un disco rotto, l’ultima volta lo ha fatto il 7 aprile in un ‘intervista, ndr). Poi Boeri elenca altre possibili soluzioni: modifica delle regole di ingresso nel mercato del lavoro, l’introduzione di prestiti agli studenti meritevoli, ecc..

Per capire comunque come -dalla politica- possa venire poco o nulla, basta leggere la sconfortante intervista al vicepresidente della commissione Lavoro della Camera Giuliano Cazzola, pubblicata su “Il Fatto Quotidiano”. Grazie come sempre a “Blue M” per la segnalazione:

“I giovani, i precari e chi sabato sarà in piazza a manifestare non chiedono l’impossibile, solo poter vivere una vita dignitosa.
Ci sono diritti del lavoro che devono essere ridistribuiti, ma le risorse che oggi il governo ha a disposizione sono insufficienti a rispondere a certe emergenze. E anche quando i fondi ci sono c’è un problema di sistema, si hanno difficoltà a spendere i soldi in modo adeguato. In una crisi lavorativa come quella italiana il welfare ha preferito spostare il tiro cercando di garantire reddito ai nuclei familiari già costituiti e i giovani ne pagano il prezzo più alto.
Allora qual è il consiglio, andare all’estero?
Certo se si sa ha l’opportunità di fare esperienze fuori è un modo per investire su se stessi. Nell’immediato si deve crescere e trovare forme che agevolino l’inserimento al lavoro.
Il governo dunque fa poco?
Fa quello che può con le risorse a disposizione. Anche se non si può dire che in questa fase si investa molto in politiche a favore dei giovani.

…Se questo non è un invito a scappare!

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