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Un Designer a Shanghai

In Storie di Talenti on 4 aprile 2011 at 09:00

Quando Luca di Cesare, 32enne designer milanese, si trova a dover riassumere i motivi che lo hanno spinto a fare armi e bagagli, trasferendo il 90% delle sue attività in Cina, non esita a classificarli così: “la gigante eredità dei padri del design, che ancora a 90 anni vengono preferiti dalle aziende; la mancanza di una logica imprenditoriale votata al fare; la mancanza di un qualsiasi tipo di supporto da parte delle istituzioni; la mancanza di fiducia da parte degli istituti di credito, incapaci di capire idee imprenditoriali innovative, l’atteggiamento di imprenditori che ritengono la comunicazione e il design qualcosa la cui qualità si misura con il mi piace / non mi piace“. In queste cinque categorie c’è anche la risposta al perché i giovani di talento lasciano l’Italia. Nel design, ma non solo.

Luca, un diploma in Arti Grafiche e una laurea in Scienza della Comunicazione alle spalle, prova fin da studente a farsi largo nel mondo italiano del design, con un proprio studio. L’obiettivo iniziale era quello di proporre un’idea esperienziale e multisensoriale della comunicazione d’impresa, in particolare nella progettazione di brand spaces. Gli inizi sono promettenti, poi a sbarrare la strada arrivano -uno dopo l’altro- alcuni dei mali endemici del sistema produttivo italiano.

A quel punto Luca cambia rotta: la sua passione per la Cina, da un qualcosa di prettamente culturale, assume gradualmente contorni più “professionali”. A metà dello scorso decennio il business del suo studio si sposta gradualmente prima verso Shanghai, poi verso la Corea del Sud, al punto che -ad oggi- solo il 10% delle attività sono rimaste in Italia. La sua vita è per il 90% dell’anno in Cina, dove -ammette- all’inizio è servito davvero tanto coraggio, per superare le barriere d’ingresso. Poi l’attività è decollata, con risultati molto apprezzabili: “oltre ai progetti commissionati, qui si ha la possibilità di proporre il proprio design ad aziende manifatturiere, realizzando elementi di arredo che in Italia soffrirebbero della precedenza data a nomi famosi“, accusa lui.

Ospite della trasmissione è Sergio Nava (omonimo del conduttore), giovane direttore creativo dell’azienda NTT Design, nonché vincitore di riconoscimenti internazionali. Recentemente ha avviato alcuni progetti, per incentivare i giovani designer italiani. A differenza di Luca, ha scelto di restare qui. E provarci, a cambiare le cose.

Nella rubrica “Spazio Emigranti” indaghiamo, come ogni primo sabato del mese, i programmi e le iniziative regionali, mirate a favorire i giovani talenti di rientro, o ad attrarne dall’estero. Oggi andiamo in Friuli – Venezia Giulia, dove sono diversi i programmi mirati a portare in regione i “cervelli” della ricerca. Ce li spiega Marta Formia, Direttore del Servizio Formazione e Gestione Progetti di “Area Science Park”.

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La discussione di questa settimana: Gerontocrazia diffusa, mancanza di logica imprenditoriale, latitanza delle istituzioni, assenza del credito bancario, diffusa ignoranza sulle politiche industriali innovative: quali, tra questi mali endemici italiani, ritenete sia il più deleterio nel contribuire alla fuga dei talenti dallo Stivale?

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Alla prossima puntata: sabato 9 aprile, dalle 13.30 alle 13.55 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

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