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Stipendi da fame. Generazione bruciata.

In Giovani Italians on 23 marzo 2011 at 09:00

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Le grandi tragedie internazionali degli ultimi giorni non devono far dimenticare le nostre piccole, e quotidiane tragedie. Che restano ben presenti sullo sfondo. Anche perchè, quando le emergenze finiscono, i problemi sono lì ancora ad attenderti. Se non li hai risolti prima.

E’ dunque il caso di passare in rassegna alcune delle ultime notizie dal “fronte interno”. “Il Sole 24 Ore” ha provato a riassumere gli stipendi medi di un giovane al primo impiego. Arrivando a conclusioni, a dir poco, clamorose: altro che 1000 euro, oggi la busta paga di un giovane al primo impiego è di 823 euro in media. Sì, avete capito bene: 823 euro.

I dati sono quelli dello studio Datagiovani, che ha analizzato 313mila “under 30” al primo impiego. La tragedia di una generazione pagata alla stregua di una colf accomuna Nord e Sud: se nel nostro Meridione la media del primo stipendio si abbassa fino a 748 euro, sopra il Po mica se la ridono: 876 euro. Briciole.

Meglio lavorare nell’industria (937 euro), che nel commercio (658) euro, ma la differenza non è poi molta. Meglio un contratto a tempo indeterminato (867 euro), che uno atipico (801 euro). Ma anche qui, il minimo comune denominatore è la miseria.

Paga il titolo di studio? Per i livelli cui siamo scesi, potrebbe persino sembrare di sì: un neolaureato guadagna in media la “fantastica” cifra di 1088 euro (!), con “alti” di 1300 euro nel campo sanitario, e “bassi” di 950 euro se proviene da una formazione umanistica. Ma come dico sempre, andate a raccontare a un tedesco, o a un francese, queste barzellette. E poi vediamo cosa ne pensano dell’idea di venire a lavorare in Italia.

La mazzata finale arriva dal confronto con le retribuzioni del 2009: ebbene, i giovani non solo non hanno guadagnato un solo -misero- euro, ma hanno addirittura perso denaro in busta paga. In due anni il calo dei salari in ingresso è stato pari al 2,6%, con punte al Nord di -6% (!). Unico dato positivo: l’incremento delle buste paga per i neolaureati in ingresso (+5,9%), segno che qualcuno si sta rendendo conto che -di questo passo- si rischia veramente di far diventare l’Italia un ospedale geriatrico.

A fronte di ciò non lamentiamoci se, secondo l’Isfol, quasi la metà dei trentenni uomini (47,7%) vive ancora a casa con i genitori, con le donne che -più indipendenti- abbassano la percentuale al 32,7%. Li chiamano “bamboccioni”: ma dove mai possono andare, con questi stipendi da fame? Per fortuna conservano però ancora dignità e orgoglio, al punto che solo il 18% dei laureati accetta un lavoro qualsiasi, soprattutto se sottoinquadrato, o con una retribuzione non adeguata. Chiaramente in questi casi viene in soccorso una famiglia pronta a fare da “ammortizzatore sociale”, in mancanza di una politica degna di questo nome. Sapete quanto costa, a mamma e papà, un figlio a carico, in attesa di trovare un’occupazione degna di questo nome? Tra i 300 e i 500 euro al mese.

Ministro Sacconi, che fine ha fatto la riforma degli ammortizzatori sociali, che dovevate realizzare dopo le ultime elezioni regionali? Ne sono passati di mesi… vero? Per fortuna che i nostri giovani conservano la dignità di non diventare complici di questa “sindrome di Stoccolma”, che non solo li vuole disoccupati, ma anche a rischio di sottoinquadramento, dopo anni e anni passati a studiare. Cornuti e mazziati, verrebbe da dire.

Altri dati ancora, a conferma dell’emergenza: secondo l’ultimo Rapporto Uil, nel 2009-2010 ben il 76% delle assunzioni è stato fatto utilizzando contratti temporanei. Addio “indeterminato”, dunque. Di fronte a un mercato del lavoro che si precarizza sempre di più, cosa mette la politica sull’altro piatto della bilancia? Ancora una volta, il nulla. Ancora una volta a chiederci: quando si decideranno, a varare uno straccio di riforma degli ammortizzatori sociali, che protegga i giovani precari, coprendoli nei periodi di inattività?

E non pensate che la crisi dei giovani -se mai ci fosse bisogno di prove ulteriori- riguardi solo le regioni più povere: un editoriale sul “Corriere della Sera Milano” metteva recentemente in risalto come la disoccupazione tra i giovani lombardi sia cresciuta -nel 2009- di ben sei punti percentuali. Il giornale lancia un appello ad affrontare “un’emergenza dalle proporzioni drammatiche, da affrontare con misure economiche straordinarie“. Non mi risultano reazioni significative, di fronte a questa accorata presa di posizione.

Intanto perdiamo colpi: il “Made in Italy” è ormai sempre più traballante (come dimostra la recente acquisizione di Bulgari), anche se -va precisato- osservando l’inadeguatezza palese della nostra classe dirigente, non è sempre e solo un male l’acquisizione dall’estero di pezzi del nostro sustema produttivo. A patto che non scappino col malloppo, portandosi via tasselli importanti del nostro sistema industriale.

Ad aggravare le cose, c’è pure l’ormai intollerabile ritardo italiano nel settore ICT. Un dato per tutti: l’Italia è penultima in Europa, davanti solo alla Turchia, per penetrazione della fibra ottica nelle case. Quando capiremo che il futuro non è il digitale terrestre dei “maghi incantatori” della tv, ma il WEB, beh… forse avremo fatto un passo avanti abbastanza considerevole. Superando anche gli interessi economici personali di qualcuno, che ha nella tv la sua principale voce di introiti.

Riforma degli ammortizzatori sociali PER i giovani, e nuova politica industriale, che favorisca i giovani. E con loro, la MODERNIZZAZIONE del Paese: sono questi i due, necessari ingredienti, per evitare la “fuga dei talenti” all’estero. Se non è già troppo tardi.

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  1. L’Italia è come un corpo in là con gli anni in metastasi conclamata,con lebbra(Stato),leucemia(politici),parassitismo(pubbliche amministrazioni)e morbi vari(burocrazie,sprechi,inefficienze)in preda a nepotismi,raccomandazioni.immeritocrazia e immoralità imperanti sia nel pubblico che nel privato,dove ti fai strada se sei amico di o figlio/parente di..non sfuggono a queste manie nemmeno le poche multinazionali ancora presenti in Italia.Possano patire quel che sto subendo io ora i tanti managers,paraculi e lecchini senza talento..Spero tanto succeda qualcosa di eclatante che possa invertire la rotta,ma la deriva pare inarrestabile.
    Chi può se ne vada da questo Stivale logoro e consumato..

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