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Via. Verso un futuro migliore.

In Giovani Italians on 16 marzo 2011 at 09:00

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Vorrei tornare oggi, anche solo per un attimo, su alcuni dati che -la scorsa settimana- mi hanno letteralmente fatto sobbalzare sulla sedia. Mi riferisco all’ultimo rapporto Almalaurea, che intendo brevemente riassumere:

in calo i laureati in Italia, come pure le iscrizioni all’università (nonostante l’incremento dei diplomati). Tra l’altro, i laureati in Italia corrispondono grossomodo al 20% della popolazione, la META’ degli obiettivi fissati a livello europeo.

cala l’occupazione per i laureati italiani, sia tra quelli pre-riforma, sia fra i triennali e gli specialistici biennali.

-le retribuzioni fanno oggettivamente ridere, se paragonate a quelle del centro-nord Europa. Per un neolaureato si parla generalmente di poco più di mille euro. Cui prodest tanto studio, se poi l’atterraggio nel mondo del lavoro, quando va bene, implica degli anni di veri e propri “stenti”?

-soprattutto, secondo Almalaurea per ogni “cervello” che entra ne esce uno e mezzo!.

-come se non bastasse, i laureati specialistici biennali del 2009 che lavorano all’estero a un anno dal titolo erano -un anno- fa il 4,5% del totale, in crescita di ben un punto e mezzo rispetto all’anno precedente (o, se vogliamo metterla diversamente, il 50% in più…).

-fa riflettere anche che il 29% dei nostri neolaureati all’estero siano ingegneri (!). Se ne vanno i “costruttori” di futuro?

last but not least, anche i risultati di questo espatrio sembrano arrivare da un altro pianeta: a un anno dalla laurea, ha un lavoro stabile il 48% degli italiani occupati all’estero. In Italia possono vantare una simile condizione il 34% dei loro coetanei. I quali però, quand’anche trovano un lavoro, non se la passano per niente bene: ogni mese portano a casa 1054 euro, contro i 1568 di chi vive all’estero!

Nota Aggiuntiva: particolarmente drammatica la situazione delle donne italiane. Nella classe d’età 18-29 anni, secondo l’Istat, sono ben 1 milione e 153mila le cosiddette “Neet”, che non studiano né lavorano. Il 29,9% della fascia d’età, sette punti sopra la media maschile! Al Sud, quasi una laureata su tre è “Neet”. Non se la passa poi così meglio il Nord (20,9%). Questo, nonostante le donne seguano di più e meglio percorsi di istruzione universitari, rispetto ai loro coetanei uomini.

Domani, 17 marzo, è festa dell’Unità Nazionale: è questa l’Italia che vogliamo costruire? O non serve piuttosto un cambio di marcia radicale, per un Paese da cui cominciano a scappare tutti?

 

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