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I Talenti italiani in fuga verso la “Serie A” del lavoro

In Fuga dei giovani on 15 settembre 2010 at 09:00

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Gli ultimi giorni hanno portato dichiarazioni politiche, che inneggiano chiaramente all’addio. Il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti: “Giovani, guardate oltre i confini. Il mondo è completamente cambiato, e per il posto fisso non basta più neanche la laurea“. In uno slancio di sincerità, Tremonti ammette: “Io sono diventato professore universitario, ma oggi non saprei come fare. Esiste ancora l’illusione che la laurea sia un ascensore sociale. Ma ora questo ascensore porta molti verso il vuoto“. Insomma, piuttosto che risolvere i problemi strutturali dell’Italia, persino il Governo alza bandiera bianca e invita a… farsi le valigie. Un bel modo di scopare la polvere sotto lo zerbino. Come se le colpe fossero sempre degli altri. Ancora più esplicito il premier Silvio Berlusconi: “Non bisogna aver paura di lasciare l’Italia. A voi giovani dico: guardate l’Italia da Berlino o da Mosca“. A parte che non si capisce bene perché si debba scegliere la capitale russa quale destinazione, non esattamente uno dei poli di attrazione mondiale dei talenti (ma forse qui gioca l’esperienza personale di un frequent flyer moscovita, qual è lui), il premier italiano dimentica di prendere in considerazione gli enormi ostacoli che si frappongono al (mancato) ritorno di questi giovani: curricula dal profilo internazionale ignorati nel Belpaese, contesto italiano spesso impreparato ad accoglierli e ad offirire loro condizioni anche solo minimamente comparabili a quelle ricoperte all’estero, stipendi e posizioni nettamente inferiori. Mi fermo qui, per evitare il ridicolo. Invitare ad andare all’estero può dunque far tendenza, in bocca a un politico. Ma se quello stesso politico ignora volutamente il dramma che si cela dietro a certe scelte o a certi mancati ritorni, vuol dire che non sta facendo per niente il suo mestiere.

Strano Paese, l’Italia: lo sapete che tra le nazioni Ue, siamo la terza per “contingente” di espatriati rimasti in Europa? I nostri connazionali emigrati -ma ancora sul Continente- sono ben 1,3 milioni, dietro solo a rumeni e polacchi. Lo afferma Eurostat. E non si tratta solo di emigrazione “storica”. Forse occorrerà cominciare a rivedere certi cliché. Perché tedeschi e francesi non vantano lo stesso “primato”?

Ci sarà anche un motivo, se -come titolava qualche giorno fa “Il Sole 24 Ore”- l’Italia sforna pochi laureati, lasciandoli in troppi casi senza lavoro. Bel paradosso, no? L’articolo citava i dati dell’ultimo rapporto Ocse, secondo cui la percentuale di laureati nel Belpaese si attesta a quota 32,8% (grazie quasi unicamente alla contestata riforma del 3+2, che li ha praticamente raddoppiati), contro la media Ocse del 38%. I dati sull’occupazione ci vedono sempre in difetto: 86,6% per gli uomini laureati (-3% rispetto alla media Ocse), 76,1% per le donne laureate (quasi -4% rispetto alla media). Francia, Germania e Gran Bretagna fanno ovviamente meglio di noi, solo la Spagna “compete” ai nostri livelli.

Nel complesso la media dell’istruzione universitaria nel Paese resta minimale rispetto a quella dei cosiddetti Paesi più “ricchi”: solo il 2,4% d tutta la popolazione, contro il 33,5% degli Stati Uniti, il 14,7% del Giappone, il 5,8% della Germania“, chiosa l’articolo. C’è ovviamente qualcosa che non va, in un Paese che investe solo il 4,5% del Pil in istruzione, contro una media Ocse del 5,7%. E che vede una spesa per l’insegnamento troppo sbilanciata nella scuola primaria e secondaria, a scapito di quella universitaria (a questo proposito occorre ricordare come, secondo il “QS World University Ranking”, solo due atenei italiani -Uni Bologna e Uni La Sapienza- si trovano tra le prime 200 università al mondo) . Come ha spiegato l’Ocse, con piglio forse un tantino ottimista, forse può pure bastare spendere meglio i fondi a disposizione, per migliorare l’istruzione italiana. Ma non si potrebbe magari incrementarli un po’, per evitare che gli ascensori sociali si blocchino ancora di più, favorendo solo chi può permettersi un’educazione privata e a pagamento?

Così, mentre i principali istituti nazionali e internazionali litigano su quali prospettive economiche attendano l’Italia, con l’Ocse che ci vede in crescita “sottozero” nel terzo trimestre 2010, l’Istat che intravede miniriprese nel secondo trimestre, e la Commissione Europea che ipotizza un +1,1% per l’intero 2010, un dato è certo: cresciamo in modo anemico, quando va bene. Siamo un’economia cotta, che fatica a investire con coraggio nei settori più competitivi e innovativi. Siamo, per dirla con il World Economic Forum, il 48esimo Paese al mondo per competitività, dietro la Lituania, il Cile, la Tunisia, la Polonia e persino Barbados. Lontani anni luce dai primatisti: Svizzera, Svezia, Singapore e Stati Uniti.

Il risultato, per dirla con un recente articolo del professor Alessandro Rosina, è che in Italia manca la “Serie A” dele opportunità per i giovani di talento. Resta la “Serie B” del Nord Italia e la “Serie C” del Sud Italia. La Serie A dei maggiori guadagni, della maggior disponibilità di risorse per svolgere al meglio il proprio lavoro, del reale riconoscimento delle capacità dei singoli, nonché del progresso di carriera più trasparente e meritocratico non abita più qui. “Nel resto d’Europa”, scrive Rosina, “essere giovane con titolo di studio elevato è in generale un vantaggio, non uno svantaggio”.

Rosina elenca possibili soluzioni per uscire dall’empasse: “maggior investimento in ricerca e sviluppo, un welfare che promuova i comportamenti virtuosi dei singoli, un mondo del lavoro meno ingessato ed inefficiente, un sistema culturalmente più aperto all’innovazione e alla formazione del capitale umano“.

Prima di invitare i giovani italiani ad andare all’estero, ben consci che per molti di loro questo viaggio sarà di sola andata, il Ministro dell’Economia e il Presidente del Consiglio di questo Paese dovrebbero cominciare a rimuovere seriamente i macigni tuttora presenti lungo la strada che porta i nostri giovani di talento verso la “Serie A” del lavoro.

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  1. Articolo fatto molto bene , complimenti per il sito ! Continua a tenerci informati.Giulio

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