sergionava

Italian Titanic – Second Class

In Declino Italia on 28 luglio 2010 at 09:00

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Non siamo il Titanic, ma nessuno si illuda, avendo il biglietto di prima classe ed essendo magari sceso per giocare sul ponte della seconda classe, di restare tra i passeggeri di prima classe“: anche l’ermetico Ministro dell’Economia Giulio Tremonti lo ha dovuto ammettere, la scorsa settimana. L’Italia potrebbe presto non essere nella “Champions League” europea.

Giusta punizione, per un Paese che ha alzato il ponte levatoio del benessere, escludendo dal futuro centinaia di migliaia dei suoi giovani: “Il problema dei giovani non impegnati né in un lavoro né in un percorso di studio e formazione, è oggi il problema numero uno, se si guarda al futuro dell’Italia“, ha denunciato -inascoltato- solo pochi giorni fa il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Interventi in cantiere: ZERO, ovviamente, in un Paese che dopo la caduta del Muro di Berlino ha pensato solo a flessibilizzare il mercato del lavoro, senza accompagnare questa misura (come avviene in Paesi più civilizzati del nostro, quelli della famosa “prima classe” tremontiana) con adeguati ammortizzatori sociali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, e ben lo descrivono Marco Iezzi e Tonia Mastrobuoni in un bel libro di recente uscita, il cui titolo è eloquente: “Gioventù sprecata – Perché in Italia si fatica a diventare grandi“. Libro che vi consiglio di leggere, soprattutto nella parte iniziale.

-Sarà un caso che il Fondo Monetario Internazionale esorta “molti Paesi del Mediterraneo” ad “affrontare e risolvere una serie di problemi come la frammentazione del mercato del lavoro, una flessibilità salariale inadeguata e un sistema scolastico carente?” Indovinate qual è il più grande Paese europeo del Mediterraneo? E chissà come mai l’Fmi incita questi stessi Paesi a puntare sull’innovazione?

-Sarà un caso che l’ultimo rapporto Svimez è un vero e proprio pugno in un occhio? Con la denuncia di “un Nord che si meridionalizza”, dove i giovani inattivi sono aumentati dell’81% (!!!) tra il 2005 e il 2009? Con la denuncia di un Paese che si è aggiudicato la palma del tasso di disoccupazione giovanile più alto d’Europa, dove gli occupati in età tra i 15 e i 24 anni sono crollati del 13,2%? Dove la laurea paga, ma in ritardo… e soprattutto dopo i 40 anni? Dove -tra il 1996 e il 2007- 242mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno per trasferirsi all’estero. Tra loro oltre 13mila laureati??? Hanno scelto di andare -nell’ordine- in Germania, Svizzera e Regno Unito. E sospetto -personalmente- che si tratti di dati abbondantemente per difetto. Chi li ha rimpiazzati? Nessuno, l’industria del Sud sta morendo…

La crisi ha colpito duro i pendolari, generalmente giovani, laureati e precari. E’ un’emigrazione diversa dagli anni ’60: il trolley e il pc al posto della valigia di cartone, molti con la laurea in tasca, e moltissime donne. Sono giovani e con un livello di studio medio-alto: il 75% ha meno di 45 anni, e quasi il 50% svolge professioni di livello elevato. Oltre il 26% è laureato, e quasi il 43% lavora da meno di tre anni“. Così il rapporto Svimez.

-Sarà un caso che -secondo il Cnel- nel 2009 l’occupazione giovanile si è ridotta dell’11%? Con una perdita netta di 485mila posti di lavoro per persone fino a 34 anni? E’ incredibile vedere, come -dall’altro lato- a guadagnare posti di lavoro siano state -udite, udite- le classi di età prossime al pensionamento!!! “La crisi nei suoi effetti occupazionali appare aver avuto una chiara caratterizzazione generazionale. Ad aver pagato i maggiori costi sono infatti i più giovani“, afferma il Cnel. Ma non è scandaloso, tutto ciò?

-Sarà un caso che -secondo l’undicesima indagine Neolaureati & Stage 2010- la percentuale di neolaureati che entra in azienda direttamente con un contratto a tempo indeterminato è passata dal 20% del 2004 a meno del 6% (!) del 2010?!? Con stipendi d’entrata che oscillano tra i 22mila e i 26mila euro?

C’è chi li chiama la “Lost Generation“, la “generazione perduta”. In realtà con loro si sta perdendo anche l’Italia, un Paese destinato ad affondare nelle paludi del sottosviluppo, salvo sterzate improvvise. E benefiche, quanto salvifiche.

In un qualsiasi Paese civile, i dati appena riportati sarebbero stati al centro di azioni di Governo risolute e decise. Qui invece da Palazzo Chigi giunge solo l’assordante silenzio di un esecutivo ormai ostaggio delle inchieste del malaffare di “quattro pensionati sfigati” (qualcuno li chiama “P3”, che non è poi esattamente la stessa cosa – forse è un po’ più grave). Mentre i giovani arrancano e fuggono all’estero, alla ricerca di quella salvezza lavorativa e professionale che il loro Paese non ha saputo -né voluto- dar loro. L’estero non è l’Eldorado, ok… ma quantomeno sanno guardarti e considerarti come “risorsa”, con tutto il tuo potenziale. Non ti considerano un mendicante, magari un po’ “sfigato”. Che magari ha pure l’insolenza -dopo anni passati sui libri e in giro per il mondo a perfezionarsi- di chiedere un lavoro e uno stipendio decenti.

Spiace osservarlo. E ripeterlo. Ma, allo stato attuale, il consiglio per tutti i giovani qualificati, l'”elite perduta” di questo Paese, resta lo stesso: emigrate. Lasciate che la barca affondi senza di voi. Poi tornate. E ricostruite il vostro Paese.

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