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Controesodo e Manovra per Rientro Espatriati: il Web risponde!

In Fuga dei giovani on 18 luglio 2010 at 09:00

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Numerose le reazioni all’ultima provocazione lanciata da “La Fuga dei Talenti” sul portale professionale LinkedIn: il tema della discussione era tutto incentrato sulle misure legislative in discussione per gli incentivi al rientro dei professionisti all’estero: Le ultime settimane hanno visto il succedersi di provvedimenti per il rientro in Italia dei nostri giovani (ma non solo) professionisti espatriati. A fine maggio la Camera ha votato praticamente all’unanimità il ddl Controesodo, che fornisce incentivi fiscali agli under-40 (attivi in qualsiasi campo) che risiedono all’estero per lavoro e/o studio da almeno due anni. Parallelamente, il Governo ha inserito nell’ultima Manovra (articolo 44) degli “Incentivi per il rientro in Italia dei ricercatori residenti all’estero”. Sono soluzioni utili a invertire la tendenza crescente dei giovani qualificati a lasciare l’Italia? Oppure dei semplici palliativi? In quest’ultimo caso, di cosa ci sarebbe davvero bisogno per fare dell’Italia un “Paese per giovani (e cervelli)”?

Queste le vostre risposte:

Andrea: Apprezzo gli sforzi che i Governi stanno facendo, ma penso che sia solo un palliativo, una cura leggera per un male molto più grande. Esistono troppi ostacoli alla realizzazione di progetti per i giovani, e questi sono aumentati negli ultimi anni. Potrei fare una provocazione, semplificando lo scenario, con una semplice domanda: perchè i giovano talenti non hanno sbocchi? Perchè sono giovani in un Paese di vecchi! Il potere è retto da persone che negli altri Stati sarebbero già tranquillamente in pensione. Li capisco, sono persone che verso i 60-70 vedono i loro colleghi e amici occupare luoghi di potere, e vogliono partecipare a queste posizioni che li fanno sentire importanti, ammirati …giovani. Sono una lobby di anziani che al limite, attraverso il loro potere, attuano un nepotismo antimeritocratico. Solo un governo del sistema gestito da giovani (innovativi, tecnologici, dinamici, intelligenti) potrebbe favorire le nuove leve e il futuro del Paese. E quindi ecco la mia provocazione: fare l’equivalente delle quote rosa (attuate nel nord Europa) per creare delle quote “under 40”, utili a garantire sbocchi alla politica di questa fascia e ovviamente limitare le carriere a n legislature.

Marco: Palliativi. Perche’ dovrei rientrare in Italia, se le mie prospettive di occupazione sono basse e se le possibilita’ di acquisire nuove responsabilita’ e fare carriera sono legate ad una mentalita’ ormai antiquata ?

Roberta: Credo che la decisione di andare a vivere all’estero non sia esclusivamente motivata dalla mancanza di impiego, di fatto 60 milioni di persone vivono in Italia e non sembrano intenzionate ad andarsene. È’ sicuramente fortemente motivata dalla mancanza di possibilitá di seguire le proprie inclinazioni. L’impiego di “qualitá”, inteso come quello che soddisfa e realizza le aspirazioni della persona, si trova raramente, e quando lo si trova é scarsamente remunerato (se lo é). Inoltre, si devono fare enormi sacrifici per emanciparsi dal sistema. La carriera é ancora fortemente ancorata ad una mentalitá antiquata. Io credo che sia necessario creare il terreno per dare possibilitá ai giovani di crescere, senza paternalismi, senza barriere mentali, ma non credo ci sia una ricetta o una manovra che possa permettere questo cambiamento nel breve periodo. Manifestare l’intenzione di fare qualcosa e farla seguire da atti concreti é un punto di partenza. Un vero cambio di mentalitá potrebbe costituire un grosso incentivo.

Mariacristina: Credo che la decisione del nostro Governo sia la prova dell’italianità, che è sempre stata quella di tante parole e poche fatti. Le leggi sono inutili dove basterebbe il buon senso, l’etica e la meritocrazia. Ma in Italia queste tre caratteristiche sono difficili da trovare. In un paese dove si va avanti per conoscenze e spinte, dove le posizioni migliori sono spesso riservate ai figli di… per noi gente comune senza raccomandazione e denaro a disposizione è dura: significa che i sacrifici che stiamo facendo sono inutili. Per quello che mi riguarda, spero entro il 2012 di riuscire ad “EMIGRARE”. Non penso di essere un cervello in fuga, ma semplicemente un cervello che funziona, che non trova nel proprio paese le possibilità di fare qualcosa, le possibilità di tentare strade diverse, strade non percorse, uno stipendio dignitoso.

Francesca: Appoggiare e stimolare ogni iniziativa, anche la piu’ piccola, che generi un cambiamento di mentalita’ o prospettiva, anche il piu’ piccolo, in un individuo o in un gruppo. Sostenendola, diffondendola, portandola all’attenzione di piu’ persone possibili. Creando correnti di informazione che sblocchino l’attenzione fissa sull’Italia malata e la ridirezionino sull’Italia sana.

Flavia: Inutile parlarne od approvare qualche minuscola legge… incentivi fiscali in che misura, e poi una volta che le tasse sono poco di meno, questi giovani sono in grado di ottenere mutui, etc.? No, perche’ tutto il resto del sistema si e’ incancrenito da decenni, e non ne bastano altrettanti per risollevare le sorti dei giovani cervelli, talenti e tutti gli altri insieme. Sono palliativi e sono vergognosi, quanto e’ necessario per i giovani a tutti i livelli ed in tutti i campi e’ molto di piu’, e si sa.

Sebastiano: Palliativi. Vivo a Roma, dove per pagare un affitto in città non si spendono meno di 800-1000 euro per un appartamento normalissimo, a fronte di uno stipendio che non supera senz’altro i 2000 euro. La situazione non cambia molto su Milano, dove ho vissuto, anche se per alcuni aspetti (soprattutto logistici) la città ha dei vantaggi rispetto alla Capitale. La carriera può esserci, ma non è garantita, specie per mille barriere ‘mentali’ e di approccio all’organizzazione del lavoro day by day … Non si devono creare degli ‘scudi’ per il rientro dei ‘capitali umani, ma le condizioni perchè questi ‘capitali’ possano esercitare una professione secondo le proprie aspettative e/o capacità anche senza dover ‘emigrare’.

Marco: Credo di riassumere il pensiero di tutti dicendo che la vera manovra sarebbe evitare che i cervelli o i giovani se ne vadano dal Paese in futuro, piuttosto che cercare di far rientrare chi all’estero c’e’ gia’ (e si trova bene).

Gloriana: Per tornare in Italia ci vorrebbe una situazione lavorativa meno stagnante. Gli incentivi fiscali possono incoraggiare il ritorno, ma e’ necessaria che vi siano posti di lavoro e una situazione di ricerca e sviluppo piu’ dinamica. Stesso discorso se si volesse evitare l’esodo di giovani ricercatori verso l’estero, ci vogliono piu’ possibilita’, piu’ investimenti nella ricerca.

Valerio: Il disegno di Legge Letta, non solo incentiva il ritorno in Italia di Italiani residenti all’estero, ma rende economicamente interessante l’avvio di attività indipendenti, così come l’arrivo di talenti stranieri che già hanno prestato in Italia ed intendano ritornarci. Io mi sono trasferito da poco in Italia dopo 10 anni all’estero, e se questo ddl diventerà effettivo, ne trarrò interessanti vantaggi per 3 anni (25,000 €/anno).

Federico: L’Italia è un pessimo mercato per le menti (almeno per quanto riguarda il mondo dell’IT). Una mossa come quella del Governo ha un peso veramente irrisorio, se rapportato alle difficoltà che si incontrano, dovute a investimenti praticamente nulli e un mercato snaturato dalla qualità tendente verso zero.

Vincenzo: Secondo me si tratta di semplici palliativi! Chi decide di trasferirsi all’estero per fare carriera lo fa dopo averle tentate tutte qui in Italia, e non sarà qualche incentivo di breve respiro a cambiare le decisioni di chi nel frattempo è riuscito a inserirsi altrove, non senza avere investito in termini personali ed economici. Inoltre, dove sono i presunti posti di lavoro per questi talenti e ricercatori da fare rientrare? Chi garantisce per queste persone? Piuttosto che spendere soldi per fare rientrare i “cervelli” andati all’estero qualche tempo fa, non sarebbe più opportuno cominciare a creare le condizioni affinchè si arresti il flusso di “cervelli” che stanno lasciando l’Italia adesso? Qui occorre cambiare mentalità sull’innovazione e sullo sviluppo d’impresa molto in fretta, siamo fuori tempo massimo, e la cosa grave è che ciò non sia vissuto da tutti con il patema dell’urgenza: il governo deve defiscalizzare l’innovazione e gli utili reinvestiti nello sviluppo d’impresa, e gli imprenditori devono cominciare a camminare con le loro gambe e smetterla di pensare che l’innovazione si fa solo se si trova un finanziamento a fondo perduto….altrimenti non si va da nessuna parte!

Christian: Personalmente vivo e lavoro all´estero da 5 anni circa e sarei disponibile a tornare nel “Bel Paese” qualora se ne presentasse l´opportunitá. Non so quanto sia grande questo incentivo per l´azienda che assume, ma sicuramente é un segno che qualcosa si sta muovendo per il controesodo.

Aldo: Personalmente sono fuori quota età, ma anche se non lo fossi questi incentivi non sarebbero abbastanza da farmi pensare ad un rientro in Italia. Dopo 15-20 anni di lavoro all’estero dubito che riuscirei ad ambientarmi nel mondo del lavoro italiano del quale sento parlare.

Marcello: Oggi il problema più pressante è non farci scappare i pochi cervelli che sono rimasti. Grazie a questa Finanziaria vedremo un vero esodo, che non sarà minimamente intaccato dai pochi che rientreranno.

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