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1.812,790 miliardi

In Declino Italia on 16 giugno 2010 at 09:00

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1.812,790 miliardi: è l’astronomica cifra che ha toccato il debito pubblico italiano ad aprile, secondo Bankitalia. Record assoluto nella storia del nostro debito, il quarto incremento consecutivo: un record che azzera il precedente, risalente ad ottobre 2009. Chi pagherà questo debito, esploso -non dimentichiamolo- nei felici e gozzoviglianti anni ’80, nel pieno del craxismo (e c’è chi ancora spinge per dedicare -a questo “eroe”- una piazza a Milano…)? Un debito ora tutto sulle spalle delle generazioni future di questo Paese?

E dire che queste “generazioni future” hanno già le loro belle gatte da pelare. Qualche tempo fa abbiamo riportato i preoccupanti dati che riguardano i giovani del Veneto. Oggi parliamo di quelli della Lombardia, dove un’altra –choccante– ricerca, ha messo nero su bianco la loro difficoltà a costruirsi un futuro.

Secondo il recente studio promosso da Camera di Commercio di Milano e Unioncamere Lombardia, il tasso di disoccupazione dei laureati “under 30” nell’altra locomotiva economica del Settentrione era -nel 2009- pari al 10,8%, in crescita di quasi quattro punti percentuali rispetto all’anno precendente. Non è un raddoppio, ma poco ci manca…

Sempre nel 2009, un neolaureato su cinque non ha trovato lavoro in Lombardia. Ma anche tra i cosiddetti “fortunati” e privilegiati (che il lavoro l’hanno trovato) la situazione non è certamente tutta rose e fiori. Al contrario: solo il 25% di loro ha ottenuto una forma di impiego stabile. E nel 36% dei casi l’inserimento nel mondo lavorativo è avvenuto con attività non dipendenti, quindi con un basso livello di tutela.

Non va meglio sul fronte dei redditi: pensate che un neolaureato lombardo guadagna tra i 1251 e i 1500 euro (nel caso di contratto a tempo determinato), un salario che crolla a una forchetta compresa tra i 500 e i 750 euro per i contratti di collaborazione. Lasciamo perdere -per tristezza- i tirocini: non arrivano a 500 euro al mese. Andate a raccontare queste cifre e questi stipendi a un neolaureato francese, o tedesco. Poi ne riparliamo…

Il quadro è veramente desolante, su questo concorda anche l’articolo de “Il Sole 24 Ore Lombardia” che anticipava i dati dello studio. Già dal titolo “Non è un Paese per laureati. Uno su tre è senza impiego“, la fotografia appariva chiara. “In tempo di crisi, il problema sembra essere piuttosto sul lato della domanda: nessuna fame di ingegneri da queste parti“, scriveva Matteo Meneghello. Aggregando i dati, il risultato appare chiaro: in Lombardia, uno dei quattro motori economici d’Europa (usando un’ormai antica definizione…), il 55,8% dei laureati non ha un’occupazione stabile.

Porte chiuse alle qualifiche, dunque“, conclude Meneghello. E aggiunge: “Che il feeling tra imprese e laureati non sia ai massimi livelli è confermato anche dai dati relativi alla dimensione d’impresa: il peso delle grandi realtà nell’avvio al lavoro dei laureati è significativo (27%), mentre la microimpresa complessivamente favorisce l’avvio del 16,1% dei giovani appena usciti dall’università“. Ha quindi ragione Paola Rinaldi, segretaria della Uil Cpo: “In molti casi gli imprenditori temono l’eccessiva preparazione dei giovani, non comprendono i nuovi profili. La domanda di lavoro non collima con l’offerta. Anche gli uffici delle risorse umane […] sono spesso poco attenti alle diverse peculiarità offerte dalle nuove generazioni“.

Il punto è che il problema si annida spesso -per i neolaureati e i laureati in genere- proprio nelle Piccole e Medio Imprese: in un Paese come il nostro, dove quasi il 50% degli occupati trova impiego nelle Pmi (in Europa -dati Ocse alla mano- ci supera solo il Portogallo), questo pone un serio ostacolo alla crescita professionale di chi vanta un titolo di istruzione superiore. Il quale non vede -nel Belpaese- una prospettiva di lavoro stabile, seriamente retribuita, con una selezione trasparente e con percorsi di carriera chiari. Ma soprattutto, non vede riconosciuto in primis il proprio sforzo formativo. Tanto a Nord quanto a Sud.

Ergo: SCAPPA! (all’estero…)

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