sergionava

Ospedale Geriatrico Italia

In Giovani Italians on 2 giugno 2010 at 09:00

ABBONATI AL BLOG “LA FUGA DEI TALENTI”! SOTTOSCRIVI L’OPZIONE CLICCANDO IN FONDO A QUESTA PAGINA!

La crisi ha acuito il disagio dei giovani nel mercato del lavoro“. Anche il Governatore di Bankitalia Mario Draghi ha toccato il tasto dolente, nel corso delle Considerazioni Finali di lunedì. Fotografando la (drammatica) situazione esistente.

Draghi non ha scandalizzato: ha semplicemente fotografato l’Italia del 2010… per com’è realmente. Un vero e proprio ospedale geriatrico: disoccupazione al 13% nella fascia d’età 20-34 anni, con una riduzione nella quota di occupati tra i giovani che è risultata di ben sette volte superiore a quella registrata tra i più anziani. I salari di ingresso nel mercato del lavoro ristagnano da ormai quindici (quindici!) anni, ha detto Draghi, smentendo chiunque consideri un salario da 1100 euro per un neolaureato come una conquista sociale… Infine lo scenario apocalittico: “I giovani non possono da soli far fronte agli oneri crescenti di una popolazione che invecchia“. Anche perché -nel frattempo- sono troppo impegnati a sopravvivere.

Illuminanti, in questo senso, i dati-choc dell’Istat, resi noti la scorsa settimana in contemporanea alla pubblicazione del Rapporto Annuale. Un piccolo reminder, non prima però di aver ricordato come -solo ieri- la stessa Istat ha decretato il record storico della disoccupazione giovanile in Italia. Ad aprile era al 29,5%. Mai così alta. Quasi un giovane su tre è senza lavoro. Ma torniamo ai dati del Rapporto Annuale:

l’Italia ha il più alto numero di giovani che non lavorano e non studiano, in Europa: i cosiddetti “Neet” (non in education, employment or training) sono oltre due milioni. Bel primato davvero. Nel 2009 il loro numero è cresciuto di 126mila unità, soprattutto al Nord e al Centro, anche se il record lo detiene il Mezzogiorno, con oltre un milione.

-tra i Neet ci sono numerosi laureati (uno su cinque) e diplomati (idem).

-i “bamboccioni” di Tommaso Padoa-Schioppa ora si sono evoluti (forse in realtà sono sempre stati così, ma lui non lo sapeva…): i celibi e le nubili di età compresa tra i 18 e i 34 anni che vivono con i genitori sono ben il 58,6% del totale. In sei anni i giovani che -per scelta- restano a casa di mamma e papà sono calati di ben nove punti. Ora questa convivenza forzata dipende soprattutto da ragioni economiche (40,2%) e dalla necessità di proseguire gli studi (34%). I “bamboccioni puri” sono meno di uno su tre. Qualche anno fa invece erano i primi, come categoria.

-nel periodo 2001-2009 il tasso di occupazione post-laurea è calato drammaticamente: dall’85,9% al 77,3% a tre anni dal “pezzo di carta”. E dal 90,5% al’86,7% a cinque anni dalla laurea (dati Almalaurea).

-è molto forte il fenomeno del “sottoinquadramento”, vale a dire di quei lavoratori che svolgono mansioni inferiori al loro livello di formazione. Piccola premessa: in Italia i lavoratori diplomati sono il 46,6% del totale, mentre i laureati rappresentano solo il 17,2% (!). Peccato però che proprio dove il tasso di incidenza dei laureati risulta maggiore (per l’appunto, tra i giovani), dilaghi pure il fenomeno del “sottoinquadramento”. Se a livello generale risulta sottoinquadrato un lavoratore su cinque, scopriamo che quasi uno su due di questi “sottoinquadrati” -a livello complessivo- ha un’età compresa tra i 15 e i 34 anni. All’interno di questa fascia d’età i sottoinquadrati, secondo l’Istat, salgono infatti a uno su tre. Paradosso dei paradossi: i giovani, che vantano una qualità di istruzione migliore rispetto alle altre fasce d’età, sono pure i peggio utilizzati dal mondo del lavoro. La laurea non sembra proprio fare la differenza, anzi: in un Paese dove i livelli di istruzione sono “critici”, le nuove leve -meglio qualificate- soffrono più di tutte le altre fasce d’età un mercato del lavoro ingessato.

l’Italia è uno dei Paesi più vecchi d’Europa, con uno dei più bassi indici di natalità e uno squilibrio generazionale “tra i più marcati del Vecchio Continente”. Nel 2051, coi trend attuali, la popolazione in età attiva passerà a un magro 54,2% (dal 65,8% odierno). Come -tra 40 anni- quella metà di Italia potrà mantenere il resto del Paese resta tuttora un mistero: peccato solo che nel 2051, ad essere anziani, saranno gli stessi giovani di oggi. Quelli, che per intenderci, dopo essere sopravvissuti tra contratti precari, salari minimi e disoccupazione imperante, si troveranno ad avere pure una “pensione zero”.

-l’Italia è un Paese dalla mobilità sociale bloccata: sul conseguimento dei titoli superiori continua a pesare una “forte disuguaglianza”, legata alla classe sociale della famiglia di provenienza.

-l’Istat parla di due grandi ammortizzatori sociali, in Italia: la Cassa Integrazione Guadagni (una forma di sussidio alla disoccupazione mascherato, per non ammettere che i lavoratori Cig sono -nei fatti- dei semi-disoccupati) e -indovinate un po’…- la famiglia (!), che ha dovuto e deve tuttora tamponare l’emorragia di lavoro tra i giovani.

last but not least, è avvilente persino il numero dei ricercatori impiegati a tempo pieno nelle imprese private, soprattutto se lo confrontiamo con gli altri Paesi europei: in Italia il loro numero è cresciuto di appena il 14% tra il 1990 e il 2008. In Francia è raddoppiato, in Spagna è triplicato. E’ questa l’Italia che punta sulla ricerca, sull’innovazione e sullo sviluppo? In una parola, sul futuro?

“La vera fortuna in Italia è nascere nella famiglia giusta”, sintetizza la sociologa Chiara Saraceno a conclusione di questo quadro desolante. E per chi non ci nasce? Non resta che la fuga, l’espatrio. Segnalo a questo proposito la bella inchiesta di “Studenti & Reporter”, pubblicata dal quotidiano “La Repubblica – Bologna” a fine maggio. Un’inchiesta da far rizzare i capelli, condotta tra i giovani studenti dell’Università del capoluogo emiliano: “Per molti di loro abbandonare l’Italia è l’unico modo per realizzarsi professionalmente“, questo lo choccante incipit dell’articolo.

Tre interviste servono a chiarire le idee: Francesca, 22 anni, “non credo che gli altri Paesi siano solo rose e fiori, ma non può essere peggio che qua“; Elena, 25 anni, “il merito non è una priorità, contano le conoscenze e la capacità di inserirsi“; Anna, 25 anni, “mi piacerebbe restare in Italia, ma i circuiti culturali sono blindati e autoreferenziali. Sto pensando a una via di fuga, forse in Francia“.

Questa è la realtà, signori: l’Italia sta affondando, e le nuove generazioni con lei. Chi non ha gli agganci giusti, poi, sceglie sempre più frequentemente la via dell’espatrio, originando così un vero e proprio “esodo di forza-lavoro qualificata” verso l’estero. Un esodo che sta assumendo contorni inquietanti. Chiunque osi ancora negare l’evidenza pratica una “prostituzione intellettuale“, di cui dovrebbe solo vergognarsi. Buona Festa della Repubblica a tutti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: