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Ritorno a Stonybrook (NY)

In Fuga dei giovani on 19 maggio 2010 at 09:00

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Torno volentieri a parlare del convegno svoltosi lo scorso 8 maggio all’Università Stonybrook di Long Island (NY). Un evento dal titolo forte e significativo: “Il Brain Drain italiano minaccia il futuro della nazione?

La conferenza, organizzata dal professor Mario Mignone, direttore del Center for Italian Studies, ha riunito alcune decine di partecipanti, all’interno della prestigiosa università statale americana.

Gli interventi sono stati aperti da Sal Rotella, Chancellor emeritus del Riverside College della California, il quale ha esordito definendo l’Italia come “ancora un Paese dei miracoli”. “Ma gli hard facts, i fatti concreti, possono causare preoccupazioni”, ha aggiunto. I fatti, per l’appunto: “la situazione per i giovani italiani è lugubre”, ha detto Rotella, che ha ricordato come nel Belpaese l’entrata nel mercato del lavoro sia ritardata, qualcosa che li obbliga a prolungare la loro permanenza a casa coi genitori. “Le risorse più dinamiche del Paese non sono semplicemente utilizzate”, ha aggiunto Rotella, che è passato a illustrare alcuni grafici. Impressionante quello con la piramide demografica italiana: la fascia attualmente più popolata, quella tra 30 e i 49 anni, si sposterà in avanti nel 2020 ai 40-59 anni, causando un ulteriore invecchiamento della popolazione. Alla base, la componente più giovane continua ad assottigliarsi, rischiando di provocare nel tempo un crollo della piramide stessa. Ben diversa la situazione americana, dove la piramide regge bene… e ha la forma grafica definita di una piramide, con la fascia più popolosa alla base, dove si trovano le generazioni più giovani.

Rotella ha quindi elencato i “fardelli” italiani: debolezze strutturali, mercato del lavoro rigido, deboli finanze pubbliche, mafia e crimine, eccessiva regolamentazione, sprechi nella spesa statale. Al punto che -secondo il Wall Street Journal- l’Italia è il penultimo Paese europeo dove conviene investire. Davanti solo alla Grecia.

“Gli anziani sono al comando in Italia, non i giovani”, ha dichiarato Rotella senza mezzi termini, aggiungendo: “molti giovani italiani imparano solo ad aspettare il proprio turno. Il concetto della cooptazione è la regola, nel Belpaese”. Al punto, ha osservato, che solo il 2,5% dei manager italiani è under 30. E tra questi vanno inclusi molti “figli d’arte”. Anche loro selezionati in base al merito?

“Il problema è il familismo amorale che condiziona l’Italia”, ha proseguito Rotella, che ha riconosciuto al contempo la capacità -tutta tricolore- di ottenere risultati spettacolari, nonostante queste situazioni… davvero al limite. Familismo amorale che adotta una regola maestra: “prima i miei figli, poi i figli degli altri”. Parole crude, quelle di Rotella. Ma verissime.

Rotella ha concluso, provando a ipotizzare alcune soluzioni: limitare l’influenza degli anziani sul sistema di potere in Italia; migliorare il sistema educativo, per meglio preparare la forza-lavoro; ridurre le “intermediazioni” (partiti, sindacati, ecc.) tra gli elettori e la politica, rendendo il rapporto più diretto. “L’Italia deve compiere il prossimo e ultimo passo verso la democrazia”, ha concluso Rotella. Solo così, si potranno buttare a mare le vecchie regole della politica, tuttora basate su cooptazione, successione e continuità.

A seguire, il mio intervento sul fenomeno della fuga dei talenti e le sue conseguenze sul sistema italiano, cui ho aggiunto possibili soluzioni (che passano in primo luogo dalla costruzione di “ponti” tra i giovani rimasti in Italia e i loro coetanei espatriati), al termine del quale ha preso la parola Stefano Vaccara, giornalista di Oggi 7: “la differenza basilare tra Italia e Stati Uniti sta nel concetto stesso di raccomandazione, negativa in Italia e positiva negli Usa”, ha detto Vaccara. Il quale ha osservato come la stessa mafia sia basata sul sistema della “raccomandazione”. Un sistema, quest’ultimo, divenuto cancrena in tutto il Paese alla fine degli anni ’60, con l’introduzione del “6 politico”. “In Italia la raccomandazione costruisce network, esattamente come la mafia”, ha concluso Vaccara.

Ultimo intervento della mattinata quello di Antonio Morena, che ha fatto un piccolo excursus storico sui “brain drains” europei, cominciati all’inizio dello scorso millennio in Francia. Con conseguente fuga delle menti in Inghilterra… la “perfida Albione” -ovviamente- ci guadagnò ampiamente. “Lo scambio di cervelli è una necessità, nel mondo moderno, ma un esodo permanente può costituire un disastro. Mentre se i cervelli tornassero al loro Paese di origine, avremmo una win-win situation”, ha concluso Morena.

Nel pomeriggio tavola rotonda con sette giovani professionisti italiani espatriati negli Stati Uniti, la cui sintesi può essere ritrovata all’interno della puntata di “Giovani Talenti” di Radio 24 (15 maggio).

Sulla conferenza potete leggere anche l’articolo di annuncio comparso su “Oggi 7”, supplemento domenicale al quotidiano “America Oggi”.

Di seguito i resoconti pubblicati domenica 16 maggio su “Oggi 7”:

-la copertina di Oggi 7 (16/5)

-l’ampio servizio di Oggi 7 (16/5)