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Classe Dirigente: azzerare e ripartire dai giovani?

In Declino Italia on 12 maggio 2010 at 09:00

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Ormai anche i dati lo provano, senza che nessuno riesca a uscire da questo incartamento: “La classe dirigente italiana è invecchiata, provinciale, a sesso unico, autoreferenziale e conservatrice“.

Analisi quantomeno ironica, per un rapporto intitolato “Generare classe dirigente 2010“, redatto dalla Luiss e giunto alla sua quarta edizione. A leggere le conclusioni verrebbe solo da auspicare un azzeramento da “fine del mondo” di questa classe dirigente italica, che -per dirla con una fortunata espessione del regista Mario Monicelli- ha portato “il Paese alla deriva”.

Due leader su tre in Italia hanno più di 65 anni. Solo il 17,2% sono donne. E solo uno su dieci di loro ha un titolo post-laurea (un quarto rispetto alla Gran Bretagna…). Personalmente ritengo che anche una verifica del semplice titolo di laurea porterebbe a risultati quantomeno imbarazzanti.

E’ un Paese decisamente anomalo questo: non riesce a liberarsi di questa pesante zavorra di gerontocrati, né lo vuole ammettere a sé stesso, perché è troppo conservatore. Ma allo stesso tempo sembra ripudiarli: la fiducia nelle istituzioni nazionali, rivela lo stesso rapporto, è bassa, mentre resta alta quella rivolta alle istituzioni internazionali, quali Onu e Ue. E’ come se percepissimo che qualcosa non va, anche se non sappiamo come fare per liberarcene (probabilmente perché molti di noi -comunque- ci mangiano, con questo sistema), e proprio per questo guardiamo sempre più all’estero, nell’attesa di una redenzione salvifica.

Che non arriverà mai, per intenderci: eppure basterebbe così poco. Basterebbe far piazza pulita di questi “signori”, dei loro vassalli, valvassori e valvassini. Basterebbe cancellare questo sistema feudale e sostituirlo con giovani preparati, dall’apertura internazionale, non compromessi col passato e pronti a prendere scelte coraggiose.

Dice Luca Cordero di Montezemolo: “La classe dirigente deve anche sapere quando lasciare spazio ai giovani. Io alla Fiat ho ritenuto giusto farlo”. A quando, signori?

Al momento -è il caso di ricordarlo anche ai più ottusi- questi giovani talenti esistono, ma stanno fuggendo a decine di migliaia verso l’estero. Vogliamo offrire loro una possibilità qui, o intendiamo alimentarne l’esodo, a tutto vantaggio dei “figli e nipoti di”?

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