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Il paradosso italiano

In Fuga dei giovani on 28 aprile 2010 at 09:00

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Il “paradosso italiano“, se così lo vogliamo definire, l’ha ben identificato il presidente della Svimez Nino Novacco, nel corso della recente audizione alla Camera: negli ultimi anni il Belpaese ha fornito forza di lavoro qualificata agli altri Paesi, accogliendo però in cambio e dall’estero soprattutto lavoratori con basse qualifiche. Un dato da anni sotto gli occhi di tutti, quasi lapalissiano: scoprirlo nel 2010 appare quantomeno bizzarro. Come è lapalissiano che il saldo negativo peggiore riguardi i laureati: su 43mila espatriati in dieci anni, afferma la Svimez, ne sono rientrati 38mila.  Anche qui, i numeri mi paiono largamente per difetto. I dati fornitici dall’Anagrafe degli Italiani all’Estero lo scorso febbraio -riferiti alla fascia 20-40 anni (fascia largamente qualificata)- facevano presupporre un espatrio (anche questo per difetto…) di oltre 300mila giovani in dieci anni. Quand’è che qualcuno si metterà seriamente a studiare questo fenomeno, anziché sparare numeri a caso?

Sempre secondo la Svimez, ogni anno ben 20mila laureati del Sud si trasferiscono verso Nord, mentre altri 2000 espatriano in altri Paesi. Sono dati che ci raccontano un dramma nel dramma. Non esiste infatti solamente il dramma di un Paese (l’Italia) che perde buona parte della sua élite generazionale, per fare posto a raccomandati, amici, parenti, conoscenti e Mediocri con la “M” maiuscola. Esiste anche il dramma di una buona fetta del Paese, che vede le sue menti migliori impegnate a percorrere un doppio cammino di emigrazione: verso il “Nord” più benestante e verso l’estero. Domanda: è un Paese “europeo” quello che permette tutto ciò?

Intanto la grande e insuperabile Rita Levi Montalcini ha festeggiato i suoi 101 anni, coccolata da un mondo virtuale di giovani ricercatori sparsi ai quattro angoli del mondo. “Sono dispiaciuta per i tanti cervelli costretti ad emigrare, perché il nostro Paese non li valorizza e non li sostiene abbastanza“, ha dichiarato lei in un’intervista al quotidiano “Il Messaggero”, lanciando l’estremo appello a non far fuggire questi talenti. Parole lasciate come sempre cadere nel vuoto.

All’estero vivono circa 30mila ricercatori italiani, stima l’Associazione Italiana per la Ricerca (Air), a fronte di una popolazione immigrata di pari livello pari a sole 3000 unità. Un decimo. Il pomposo e famigerato “Piano di Rientro dei Cervelli” ha fatto ritornare 500 ricercatori, per farne restare su suolo italico solo 42. Gli altri sono ripartiti.

Denuncia Enrico Prati, segretario dell’Air: “La causa non va cercata nelle economie delle singole aziende operanti nel settore della ricerca, quanto piuttosto nella mancanza di un adeguato piano industriale nazionale, che faccia leva sulle nuove tecnologie“. Insomma, afferma Prati: non si investe, non esiste una politica industriale aggressiva, non c’è un indirizzo di medio e lungo termine per la ricerca.

Fanno dunque ridere amaro gli insulti (involontari e non) a mezzo “media” verso i nostri ricercatori: la banca Intesa San Paolo ha dovuto ritirare uno spot che sapeva molto di presa in giro, nel corso del quale un ricercatore italiano realizzava una stupefacente scoperta in America, e subito dopo -come per magia- rientrava a casa, in un laboratorio supermoderno e bellissimo (talmente bello che infatti quasi non esiste). Anche il titolo di un recente articolo dell’house organ governativo “Il Giornale” sa tanto di presa per i fondelli: “Altro che fuga dei cervelli. Ora i luminari amano l’Italia”. Titolo chiaramente fuorviante. Si parla infatti dell’Ebri, l’istituto di ricerca fondato proprio dalla Montalcini tra mille difficoltà, per dimostrare come anche da noi esistano isole d’eccellenza. Lo vadano a raccontare alla nostra scienziata Premio Nobel, che per tenere in vita l’Ebri ha dovuto fare i miracoli. E la smettano di prendersi i meriti di eroi della ricerca, come lei.

Intanto né la parola “giovani” né la parola “ricerca” compaiono nei nove punti programmatici approvati la scorsa settimana all’interno del documento finale del Popolo della Libertà (partito di Governo), guidato da un anziano imprenditore e uomo politico. Il quale forse ignora anche un’altra parola, strettamente collegata alle prime due. Questa parola è: “FUTURO“.

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