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Elezioni Regionali: i giovani perdono ancora

In Giovani Italians on 7 aprile 2010 at 09:00

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Le recenti elezioni regionali hanno dimostrato sostanzialmente due cose, laddove parliamo di “giovani”: la prima è che di ricambio generazionale in politica, per l’ennesima volta, ce n’è stato ben poco. La seconda è che, quando una classe dirigente giovane finalmente compare all’orizzonte, tendenzialmente viene premiata. Sembrano due asserzioni in apparente contraddizione tra loro: ma non è così, come vedremo.

-Iniziamo coi dati relativi alla prima considerazione: secondo “Il Sole 24 Ore”, il potere nei Consigli Regionali italiani resta maschio, ma soprattutto 50enne. “Come e più di prima”, osserva l’autore dell’articolo. Cambiano insomma le maggioranze politiche, ma non cambia il “sistema” gerontocratico su cui si fonda la Repubblica Italiana. L’età media dei consiglieri regionali è di 48,9 anni: le Marche sono la regione più “giovane”, in termini di età dei consiglieri (45,2 anni); la Basilicata -con 51,8 anni- quella più “vecchia”. Il consigliere più giovane a livello nazionale: Nicola Finco della Lega Nord, 26 anni (Veneto); la decana è invece Margherita Hack, 88 anni, eletta nel Lazio con la Federazione della Sinistra.

Il sito “La Repubblica degli Stagisti”, che ha condotto nelle settimane precedenti le elezioni il Lombardia una campagna a favore dei giovani candidati, conclude amaramente: solo cinque rappresentanti dei quasi due milioni di “under 35” lombardi sono stati eletti al Pirellone. Solo cinque consiglieri su 80: il 6% di rappresentanti regionali sono dunque “under 35”. Più altri tre che quest’anno compiranno 35 anni, e che quindi -volendo essere generosi- rientrano ancora per pochi mesi nella categoria. Il sito conclude sottolineando l’evidente disparità tra la percentuale di popolazione giovane in Lombardia (il 24,4%), e la sua rappresentanza in Consiglio Regionale, che non arriva al 10%. Mi limito ad osservare come l’esigua “truppa” dei giovani consiglieri comprenda il solito “figlio d’“arte Renzo Bossi (come nelle migliori tradizioni italiane, o padane…), e l’oggetto misterioso Nicole Minetti, l’igienista dentale che ha deciso di seguire le orme politiche della più popolare Mara Carfagna, ottenendo -su indicazioni superiori- un posto sicuro e bloccato nel listino. Immaginiamo per alti meriti politici, e per una assoluta abnegazione verso il partito (il Pdl)…

Questo spaccato conferma i trentenni di oggi come una generazione senza voce“, conclude amaro il sito, che rinvia ogni speranza di ricambio generazionale al 2015.

-La seconda considerazione lascia aperta una porta alla speranza: diversi articoli usciti nei giorni scorsi hanno infatti evidenziato come un partito controverso qual è la Lega Nord, in realtà, abbia -nei fatti- condotto un proprio ricambio generazionale, venendo pure premiato alle urne. Uso l’aggettivo “controverso”, perché la Lega continua a dibattersi tra il cliché del partito xenofobo-razzista, che la fa guardare con sospetto all’estero, e le sempre più evidenti virate verso una politica più “tradizionale”, che la stanno rendendo un partito di Governo, e non più di protesta. La Lega ha espresso due Governatori giovani alla guida di Piemonte e Veneto, ma questa è solo la punta dell’iceberg: leggendo bene i giornali, si scopre anche come molti suoi consiglieri regionali siano trentenni: sempre “Il Sole 24 Ore” scrive, riferendosi al Piemonte, che “la neo lobby degli “under 45″ pende più dalla parte della Lega”. Al di là delle posizioni politiche, risulta evidente come proporre nelle liste un ricambio generazionale paghi, in un Paese che lo desidera sempre di più. La Lega -da “animale politico” qual è- ha intercettato questa ennesima voglia di cambiamento, e ha vinto. L’ha intercettata pure Beppe Grillo, che ha messo dei giovanissimi in lista, dopo aver fondato un suo movimento politico dal nulla e sul web, ottenendo -nella censura generale dei media- un risultato assolutamente rispettabile. Poi, che qualche immancabile snob finga di non vederlo, è un altro conto. Ma l’ha ottenuto.

Questo mi porta a pensare che persino un Paese  conservatore e gerontocratico come l’Italia stia cominciando a registrare timidi segnali di rinnovamento: è un processo in fieri, che i grandi partiti stentano ancora a comprendere (il Pdl -guidato da un 73enne, anziano leader- non perde il vizio di preferire il “casting” delle giovani candidate alla selezione vera della classe politica, mentre il Pd esita ancora troppo a liberarsi dei suoi vecchi “notabili” in rottamazione)… ma c’è. E viene premiato alle urne. Qualcuno lo definisce ancora “voto di protesta”. E se fosse invece pura e semplice voglia di rinnovamento, anche generazionale?

Chiudo con una considerazione di Beppe Severgnini, che ben spiega la nostra cultura retrograda: “L’Italia è un posto strano. A 34 anni sei vecchio (se devono darti un posto) o giovane (se devono assegnarti una carica). Girando l’Europa mi accorgo che i nuovi italiani -gli Ottantini della Y Generation e i loro fratelli maggiori- amano sentirsi trattare da adulti. A Manchester, come a Mosca, a Monaco come a Madrid un uomo o una donna, a 25 anni, non è più considerato un ragazzo. Dare del “giovane” a qualcuno, in Italia, è un modo per fregarlo, spesso“. No comment: è tutto vero!

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  1. Quello che non posso sopportare è l’affermazione vera che in Italia si è vecchi per il mondo del lavoro quando si ha 40 anni, ma nello stesso tempo nella “POLITICA solo ITALIANA” il coro di voci che tiene lo “scettro” ha come media 50 … ma no .. 60 anni e oltre. Di partiti diversi le stesse persone che da un anno continuano a prendere i “NOSTRI SOLDI” e a non fare niente per la comunità. Uno schifo e adesso abbiamo anche il figlio di Bossi completamente ignorante che riuscirà tramite il padre ad entrare nella politica in Lombardia. Complimenti “Italia”

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