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Cancrena Raccomandati: serve una Task Force?

In Meritocrazia on 10 marzo 2010 at 09:00

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Il nostro è un Paese che sembra un box della Ferrari: dall’esterno perfetta, in forma, eleganza ed energia. Ma i guidatori sono dei neopatentati e i meccanici sono degli apprendisti, con gli anziani del gruppo che si fregano e si rivendono agli altri team la benzina, i pezzi di ricambio e le ruote per poter sopravvivere nel loro agio. […] Siamo una nazione sconfitta… ma non da un nemico esterno. Sconfitti piuttosto da noi stessi.

La bella immagine postata da Lorenzo sul portale LinkedIn calza perfettamente con la situazione attuale dell’Italia. I neopatentati sono i raccomandati e i cooptati di un Paese dove impera l'”ereditarietà per legge”. Non lo dico io, lo certifica l’Ocse. Dall’indagine “A family affair”, dedicata alla mobilità sociale tra le generazioni, emerge un quadro statico, rarefatto, soffocante… in Italia, lo stipendio di “papi” pesa per quasi il 50% su quello futuro del figlio. Insomma, un padre laureato assicura alla sua prole -qui- un futuro economico decisamente migliore rispetto a un ragioniere. Di conseguenza, una società così poco mobile tende  più facilmente a sprecare o a utilizzare male talenti e capacità. Con il logico effetto che questa situazione finisce per tarpare le ali ai giovani di belle speranze, demotivandoli nella loro ricerca di successo e di affermazione. Un successo e un’affermazione che potrebbero portare importanti benefici economici anche al loro Paese, di riflesso. Per l’Ocse, “più alta è l’ineguaglianza sociale in un Paese, più il Paese è immobile”.

La catena delle rigidità sociali si perpetua anche dopo la scuola, quando i pochi “figli di nessuno” che riescono ad andare avanti, nonostante le condizioni di partenza e i mille sacrifici dei genitori, si scontrano con un ambiente lavorativo dove a farla da padrone sono l’anzianità e l’esperienza, non le competenze individuali. Rigidità dopo rigidità, si perpetua un’Italia condannata al declino, dove meno di una famiglia ricca su 100 diviene povera. E dove solo una famiglia povera su 50 diviene ricca.

Che la famiglia, da pietra miliare della società italiana, si sia ormai trasformata in una pesantissima zavorra, lo certificano anche Alberto Alesina e Pietro Ichino nel loro ultimo libro, “L’Italia fatta in casa”. La famiglia-Italia si è involuta in un “familismo amorale”, dove le micro-lobby di potere e di interesse cercano di accaparrarsi l’accaparrabile, per mero interesse “particolare”. Contro ogni etica di convivenza civile. Un familismo amorale che allunga i propri tentacoli in ogni settore della società, dall’istruzione fino all’impresa -per l’appunto- di famiglia, e via via fino alla politica. Manca il capitale sociale, mentre si arricchisce quello “famigliare”.

E qui arrivo al punto: questa situazione di privilegio per certi gruppi e cordate “formato famiglia” ha -nel tempo- portato al consolidamento dell’ascesa sociale di giovani “neopatentati” muniti di solide raccomandazioni (torno alla bella immagine che ha aperto questo “post”), messi alla guida di Ferrari di cui ignorano il funzionamento, mentre i genitori e i nonni sono intenti ad arraffare per sé e per la prole tutto l’arraffabile. E i giovani veramente capaci, quelli che questa Ferrari potrebbero guidarla senza troppi problemi, suggerendo anzi ai meccanici e ai progettisti delle modifiche in grado di migliorarne il funzionamento, puliscono i box. Muniti di ramazza. Oppure, se hanno un minimo di ambizione, vanno a lavorare per la Mercedes o la Bmw. Espatriando. Anche perché, là, li mettono alla guida dei bolidi.

In questo simbolismo “targato Ferrari” possiamo osservare nitidamente la cancrena di un mondo dove la raccomandazione impera. Dove giovani che non possono manco vantare uno straccio di laurea scavalcano, persino in aziende importanti, altri giovani molto più titolati di loro (per studi, competenze ed esperienza), solo perché “papi” o chi per lui (vanno bene anche il cognato, lo zio, il suocero…) fa la telefonata giusta. Una telefonata cui segue un’altra telefonata. Tutto nascosto, tutto sottaciuto, tutto dietro le quinte. Mentre gli altri lavorano per davvero, sperando che questo lavoro porti dei frutti, il “raccomandato” di turno tesse la ragnatela. O se è troppo deficiente per farlo, ci pensa il padre. Quante intercettazioni servirebbero, in questo Paese, dove tutti -ai piani alti- parlano di meritocrazia! Ma sono poi loro stessi i primi a tradirla, non appena si presenta l’occasione. Pensate forse che questa situazione appena descritta sia retaggio del passato, pensate che ora -con la crisi e il dibattito sulla necessità di maggiore merito- sia tutto cambiato? No, poveri illusi. Tutto procede, esattamente come prima. Trascinando l’Italia verso lo sfascio, verso l’abisso. Il padre era un leccapiedi? Il figlio, con uno stipendio degno di questa posizione, continuerà a fare il leccapiedi. Con il sorriso a 32 denti e ben pagato. Ma continuerà a fare il leccapiedi, elargendo favori a vita a chi l’ha portato in quella posizione.

Di qui la proposta, ai lettori di questo blog: cosa facciamo? Mettiamo su una task force? Istituiamo un meccanismo di “name & shame“, dove fare nomi e cognomi di questi raccomandati (tutto ben documentato, ovviamente), con tanto di gogna pubblica? Li costringiamo ad emigrare? Lo so, c’è il rischio di cacciare mezzo Paese… ma possiamo limitarci ai casi più eclatanti. Inviate le vostre idee a “cambiogenerazionale@gmail.com” Qualcosa ci inventeremo!

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