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2010 – Fuga dall’Italia

In Declino Italia on 17 febbraio 2010 at 09:00

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Cosa sta accadendo in Italia? La parola che sentiamo e leggiamo più spesso è “fuga“: fuggono le multinazionali, fuggono i giovani… è come se “fuggisse” il futuro stesso di un Paese che pare -per l’appunto- non avere futuro.

Io ho trascorso un periodo lavorando all’estero e poi ho scelto di tornare nella mia città, per vedere se nel mio paese avevo un’ultima chance. Volevo accertarmi della situazione “reale” italiana, prima di optare per l’emigrazione. Ho dovuto constatare che tutto il settore pubblico è in mano a concorsi sempre pilotati da raccomandazioni; le imprese private sopravvivono alla crisi assumendo stager non pagati che poi verranno sostituiti con altri, bloccando ovviamente le assunzioni; l’affitto delle case è troppo alto rispetto ai bassissimi salari offerti agli under 35“, scriveva qualche giorno fa il 24enne Gerardo alla rubrica di Corrado Augias su “La Repubblica”. Il quale Augias rispondeva: “Se avessi vent’anni non avrei dubbi. Sceglierei di andarmene. Per un po’, almeno“.

Intanto le multinazionali chiudono i battenti, dicendo “Ciao ciao, Italy”. Da nord a sud è un cimitero di posti di lavoro e delocalizzazioni. Incrociando i numeri di Corriere e Repubblica, vediamo come siano davvero tante le multinazionali che stanno disinvestendo nel nostro Paese: Motorola, Yamaha, Glaxo, Pfizer, Nokia, Nestlé, Alcoa, Alcatel. In numeri di lavoratori a rischio, parliamo di 2500 alla Nokia, 350 alla Motorola, 200 all’Alcatel, 40 alla Pfizer, 500 alla Glaxo. E tanti altri ancora: la lista è molto lunga e comprende oltre 20 casi. C’è davvero da mettersi le mani nei capelli!

Vittime di questo esodo sono soprattutto i ricercatori dell’area industriale, ci informa il quotidiano di Via Solferino: per tornare alla Glaxo, i 500 posti a rischio riguardano esattamente il settore della ricerca specializzata. A Verona ha infatti sede il maggior centro di ricerca farmaceutica in campo nazionale.

Per il Corriere della Sera, tra il 2000 e il 2009 “l’addio delle multinazionali al Belpaese ha lasciato un buco di circa 10mila posti di lavoro, in parte tutt’altro marginale, in quanto occupati nei cosiddetti “centri di eccellenza”. Non si perdono le braccia, insomma, ma cervelli“. Per Claudio Roveda, docente del Politecnico di Milano, “non sono solo i costi alla base della scelta dei gruppi multinazionali di localizzare i propri impianti, e ancor più i propri centri di ricerca, in un Paese piuttosto che un altro. […] A essere decisivi sono molti altri fattori: dalle infrastrutture alla burocrazia, fino alla qualità della vita”.

E non è in effetti un caso se, come informa “La Repubblica”, in Italia la percentuale di investimenti diretti dall’estero sfiora solo il 16% del Pil, contro una media europea al 40%!

E’ evidente che serve una strategia di politica industriale: dove intende andare l’Italia da qui al 2020, poniamo? Non lo sa nessuno, questa è la verità. Restiamo ancorati, salvo sporadiche e illuminate eccezioni, a modelli vecchi, con un sistema vecchio. Dove i giovani hanno limitato o scarso potere decisionale. Eppure sarebbero proprio loro la parte più creativa e innovativa della società. Quella parte che meglio conosce e può affrontare l’inesorabile processo di globalizzazione.

A onor del’ vero: all’inizio di questo mese il Ministero dell’Istruzione ha sbloccato un miliardo di euro in agevolazioni per la ricerca industriale, suddiviso in 546,7 milioni per il credito agevolato e 522,7 milioni in contributi in conto capitale e crediti d’imposta. Ma, con la situazione che abbiamo appena descritto, questa mossa potrebbe rivelarsi simile a quella di chi cerca di fermare le onde del mare sul bagnasciuga, costruendo piccoli muri di sabbia. In un quarto d’ora l’argine cede…

C’è di che riflettere: i giovani fuggono o pensano sempre più di fuggire dall’Italia. Le multinazionali, finora un canale di reclutamento trasparente e con standard di qualità, lasciano pure loro -progressivamente- il Belpaese. A livello politico, non si intravede uno straccio di strategia industriale di medio lungo respiro, se non continui interventi-tampone per fermare la crisi esistente.

La domanda è: quando affonderà il Titanic?

INIZIATIVA “CAMBIO GENERAZIONALE”

-Ai “Talenti in Fuga”: cosa deve cambiare, in concreto, perché tu possa tornare in Italia?

-Ai “Talenti (ancora) in Italia”: cosa deve cambiare, in concreto, perché tu resti con convinzione qui?

Scrivete il vostro contributo a: cambiogenerazionale@gmail.com

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