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Aspettando la “Generazione Zero”…

In Declino Italia on 3 febbraio 2010 at 09:00

A volte viene veramente da chiedersi in che Paese viviamo, se in una succursale del Bangladesh o in una potenza del G8. E’ vero, questa crisi si sta portando via le ultime solide certezze rimaste, ma qui rasentiamo veramente la follia: mentre i giornali ci ricordano quotidianamente come -al di là degli annunci di propaganda- oltre due milioni di persone si trovano senza lavoro (dati Istat – disoccupazione all’8,5%); come tra questi i più penalizzati siano i giovani (26,2% la quota di disoccupati, ben sopra la media Ue, perché a noi piace far assorbire la crisi interamente a loro…); come la “reale” disoccupazione sia al 10,5% (lo dice Confindustria, sommando disoccupati e cassintegrati), e infine -rapporto Eurispes- come siamo pure fanalino di coda nei salari tra i Paesi Ocse, in un Paese dove la laurea non è più garanzia di un lavoro stabile e soprattutto ben retribuito… beh, viene veramente da chiedersi se sia dappertutto così.

Prendiamo allora gli Usa, dove ci dicono che c’è un Presidente (tale Barack Obama) in calo di consensi: sarà pur vero, ma leggete bene cosa sta facendo… nel bel mezzo di una crisi. Innanzitutto, nonostante le centinaia di miliardi messi a puntello di un sistema bancario orgogliosamente responsabile di una delle peggiori depressioni del Dopoguerra, Obama ha stanziato 4 miliardi di dollari per la scuola. Di questi, 1.35 miliardi sono stati destinati al programma “Race to the Top”, dedicato alle scuole più competitive. Si tratta, pensate, di una delle poche aree di aumento della spesa pubblica, in un programma di bilancio all’insegna dell’austerity. Intenzioni riconfermate dal budget 2011, varato solo due giorni fa: 2,9 miliardi di questo bilancio sono stati riservati proprio all’istruzione. Obama ha deciso di puntare sulle nuove generazioni, per offrire un “messaggio di speranza”: “Una forza lavoro scolarizzata è essenziale per competere nell’economia globale del 21esimo secolo“, ha dichiarato Obama. Prima di aggiungere: “Se l’America vuole continuare a guidare il mondo anche nel 21esimo secolo deve investire su quelli che saranno i suoi futuri scienziati e ingegneri“. Né possiamo dimenticare come, dei 787 miliardi di dollari stanziati per il piano anticrisi-Usa, ben 144 miliardi siano stati dedicati all’educazione e allo sviluppo dei giovani. Il più grande investimento nel settore mai messo a punto dal Governo federale, puntando soprattutto sull’università, nell’ottica di favorire l’accesso all’educazione superiore anche da parte delle classi più povere e svantaggiate. Anche in quest’ottica sono da leggere gli aiuti alla cosiddetta “Generazione Sandwich”, vale a dire le famiglie della middle class americana più colpite dalla crisi economica.

Negli Stati Uniti si continua a ragionare dunque in termini di “futuro”, anche nel bel mezzo della “tempesta perfetta” della recessione e della crisi: qui, nella provincia italiana, facciamo invece i conti con riforme che magari – con la scusa di una riorganizzazione o di un riordino del settore scuola, stanno intanto operando pesanti tagli all’istruzione. Così capita di leggere sempre più spesso sui giornali le lettere-denuncia di professori o presidi che non ce la fanno nemmeno a pagare (o ricevere) gli stipendi, per non parlare del banale acquisto o utilizzo di comune materiale didattico; mentre un sindacato non eccessivamente schierato come la Uil fa i conti, e scopre che negli ultimi quattro anni le Finanziarie hanno tagliato 50mila docenti, 21mila Ata,  400 plessi scolastici, producendo 33mila pensionamenti non rimpiazzati e 23mila precari senza conferma dell’incarico. Nel prossimo biennio sono in programma ulteriori tagli per 45mila docenti e 30 mila Ata. Per la Uil, in Ita(g)lia (l’ironia stavolta è facile…) si spende il 9,7% del budget per la scuola, contro l’11% della media-Ue.

E’ un fenomeno insomma lento e inesorabile, che potrebbe -nel lungo termine- avere pesanti ripercussioni anche sulle qualità intellettuali e produttive delle future generazioni. Posto che a mio avviso abbiamo ancora uno dei migliori sistemi educativi in Europa (per qualità di insegnamento, non certo per le strutture), abbiamo tuttavia imboccato un crinale discendente, che rischia di annullare qualsiasi capacità competitiva del Paese. E’ investendo nell’educazione delle giovani generazioni (come Obama insegna) che si pongono le basi per IL futuro. In Italia invece, dopo aver sterilizzato ogni aspirazione dei più talentuosi e meritevoli, obbligandoli alla fuga all’estero, si rischia addirittura di lasciarli nella semi-ignoranza (soprattutto se hanno origini umili), tagliando i fondi a quella scuola pubblica che per decenni, pur tra sprechi e inefficienze, ha garantito un livello di preparazione standard a milioni di giovani.

In una bella intervista su Italianidifrontiera, il professor Enrico Beltramini, docente e imprenditore in California, denuncia: “In Italia è mancata, e ancora manca, una Generazione Zero, una cultura che rinneghi il passato e non cerchi di trasformare, migliorare, correggere quello che c’è, ma lo superi di un balzo senza guardarsi indietro. Ma adesso capisco meglio che questa generazione c’è, soltanto che se ne va all’estero”.

Da dove, aggiungiamo noi, guarda con amarezza all’Italia: per dirla con il professor Marcello De Cecco (intervistato da “Il Venerdì” di Repubblica), “i blog all’estero li tengono solo gli italiani, perché sono gli unici ad essere animati dalla voglia di tornare. Gli altri non ritengono di aver subito un’ingiustizia: è il mercato mondiale che li ha chiamati dove si guadagna di più e dove la loro intelligena può essere meglio sfruttata. Questi blogger sono tutte persone che credono fortemente nel mercato, ma non quando riguarda loro. Non capiscono che non potrebbero mai trovare in Italia un luogo come quello dove stanno lavorando“.

Per concludere: la “Generazione Zero” degli anni ’90 o 2000 è finita tutta (o quasi) all’estero. Quella degli anni 2010 o 2020 si cerca di “calmierarla”, disinvestendo alla radice in un bene fondamentale come quello dell’educazione (perché non si cominciano a tagliare invece i budget di certi insulsi programmi televisivi, che regalano modelli di vita quantomeno devastanti?…): ma questo Paese ha un futuro, o non è forse il caso di abbandondare il Titanic, prima che affondi, trascinando con sé questo pezzo di Bangladesh?