sergionava

Perché l’Italia è un Paese da cui fuggire… se sei giovane

In Declino Italia on 2 dicembre 2009 at 09:00

Tornando sulla lettera di Pierluigi Celli e la fuga dei giovani dall’Italia…

Tutti a brindare, ieri, per i dati sulla disoccupazione: a ottobre abbiamo purtroppo registrato -è vero- il tasso di disoccupazione più alto dal 2004, ma in Europa siamo quasi due punti sotto la media della zona Euro: Italia 8% vs. Eurozona 9,8%. Tutto bene? Un fico secco.

L’articolo di Repubblica.it chiarisce meglio i dati drammatici che riguardano i giovani: “C’è un dato rispetto al quale l’Italia è lontana anni luce non solo dalla media europea, ma anche da Paesi come la Polonia, il Portogallo, la Bulgaria e la Repubblica Ceca (per non parlare della Germania o della Danimarca), e cioè la disoccupazione giovanile. Il tasso italiano a ottobre si è attestato al 26,9 per cento, la media dell’Eurozona è al 20,6 per cento, poco più alta quella dell’Ue27 (20,7 per cento). Un dato che conferma ancora una volta l’esclusione dei giovani dal mondo del lavoro. E’ vero che in Italia gli “under25” spesso sono ancora all’università, situazione ben diversa da quella degli altri Paesi europei, che garantiscono percorsi universitari più celeri e in molti casi occupazione immediata dopo la laurea. Dovrebbe però far riflettere il fatto che in Germania il tasso di disoccupazione giovanile sia al 10,3 per cento, in Danimarca al 12, in Olanda al 7,2 per cento, in Austria al 10,2. Anche nei Paesi di ingresso recente nell’Unione Europea il tasso di disoccupazione giovanile è molto meno alto che in Italia: a Malta è al 14,1 per cento, in Polonia al 21,2 per cento, nella Repubblica Ceca al 17,5 per cento, in Bulgaria al 17,4 per cento. Pochi i Paesi che mostrano un dato peggiore da quello italiano. Spicca la Spagna, con un tasso di disoccupazione che va oltre il doppio della media europea (42,9 per cento).

Il dato italiano inoltre mostra uno stato di sofferenza sempre più acuto dell’universo giovanile: se infatti il tasso di disoccupazione generale è cresciuto dell’1 per cento in un anno, passando dal 7 all’8 per cento dall’ottobre 2008 all’ottobre 2009, il tasso di disoccupazione giovanile è aumentato in 12 mesi del 4,5 per cento, passando dal 22,4 al 26,9 per cento. Un’indicazione piuttosto evidente del fatto che la crisi ha risucchiato soprattutto loro, i più giovani.
L’ennesima conferma che l’Italia non è un Paese per giovani
“.

Pierluigi Celli invita i giovani italiani a fuggire…

L’economista Giacomo Vaciago, ieri sera a “Ballarò”, ha rimarcato una volta di più il problema della “fuga dei talenti”…

Questo sito sull’emigrazione italiana (Altritaliani.net), ieri sinteticamente riassumeva: “Noi che stiamo all’estero, vediamo ogni giorno quanti italiani (spesso ultra qualificati) sono costretti a venire qui per cercare lavoro e speranza. Sono giovani preparati, una ricchezza per il Paese. Una ricchezza sprecata in questi tempi dove è mediocre tutto, dal capo del governo ai tanti manager che nelle imprese grandi e piccole, incluse le università, si trovano più per i meriti di papà che per i propri. Una società di mediocri, dove spesso si sente dire: “Non diamo spazio a questo giovane, è troppo bravo….ci fa ombra””.

Houston, do we have a problem in Italy?!? Sarà forse anche per tutti questi motivi che migliaia e migliaia di giovani qualificati lasciano ogni anno l’Italia? Un Paese dove non si riesce a fare una riforma organica degli ammortizzatori sociali per aiutare i giovani (e si preferisce tenerli sotto ricatto, con “elemosine in deroga” governative e una tantum), dove i salari restano bassi, i contratti precari, e dove –last but not least– stanno crollando (dati di “Key2People”, società di executive search) le richieste di giovani qualificati e laureati (-46% nel periogo gennaio-marzo 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008)?

  1. Tutti si lamentano. Nessuno sembra chiedersi cosa fare per cambiare le cose in Italia. Nessuno si chiede se ha fatto qualcosa per modificare la situazione.Aspettiamo che piova dal cielo?

  2. Caro Paolino,
    nessuno ha il coraggio di agire effettivamente. Un po tutti, in Italia, devono il salario che percepiscono a qualche potente che li ha piazzati dove sono. E sputare nel piatto in cui si mangio non è mai una cosa saggia. Meglio mandare i figli all’estero: li si salva dal cataclisma italiano e si evita di mettersi contro qualche potente. The usual italian job…….

  3. I ragazzi che seguono Beppe Grillo oppure quelli di Sinistra critica non mi sembra che non facciano nulla.

  4. Non sono d’accordo con Massimo c’è gente che ha guadagnato il suo posto e non deve rendere conto a nessuno. Il problema è che tanti purtroppo chiedono “aiuti” perchè sanno che tanto lo fanno tutti. E poi credo che il problema sia che oggi non è più la fuga dei cervelli, ma è la fuga di tutti. Cosa possiamo fare NOI per cambiare le cose se la maggioranza è stata drogata da questo modo di operare ? Come facciamo se ci sono tante persone che hanno ottenuto i posti con dei favoritismi o pagando ?

  5. Cari Walter e Carlo,
    non sostengo che tutti in Italia hanno trovato il posto di lavoro grazie ad un potente: sarebbe sbagliato nei confronti di tanti amici, ricercatori e non, che il posto se lo son sudato. Anche loro, pero’, ad un certo punto, hanno dovuto fare il “patto col diavolo”, e quindi “validare” il sistema corrente. E quest’ultimo ha presentato loro un conto molto salato, un conto che per me rappresenta una sorta di “tosatura” fatta sui LORO sacrifici, professionali e personali. Non sostengo neanche che il 100% degli Italiani e’ passivo. Ci sono persone che si sono rifiutate di firmare con il sangue, ma si sono trovate a gestire una situazione molto molto difficile. Non ci sono eroi, solo gente che cerca di sopravvivere. Credo che gran parte dell’Italia faccia il tifo per in movimento creato da Grillo. Sostengo che quando si tratta di vendersi l’anima troppi Italiani si piegano e danno il loro sostegno materiale al diretto opponente del movimento di Grillo. E questo manda alla deriva l’Italia. Ripeto: non sto giudicando male i “firmatari”: ne conosco diversi, sono miei amici, so i motivi personali che li hanno portati a “firmare”, dico che non avevano alternativa che farlo. Ed e’ proprio questo che mi spaventa: non avevano alternativa. Ma allora, se non c’e’ alternativa, che cambiamento ci si puo’ aspettare??? Servira’ un forte trauma per iniziare un cambiamento in Italia. Il che vuol dire che dopo che si sara’ toccato il fondo veramente, dopo che tutti gli Italiani avranno sperimentato sulla pelle quanto si impoverisce un paese quando lo si gestisce come vediamo, allora iniziera’ un cambiamento. Lungo, lento, doloroso, probabilmente associato ad una crisi economica peggiore di quella attuale e localizzata sull’italico suolo. Spero solo che nel frattempo l’attuale cricca di furbetti del quartierino non facciano troppi danni strutturali.

    A presto

    Massimo

  6. in merito all’architetto che lavora a Dubai,vorrei sapere se a Dubai ci sono i sindacati; il loro potere in Italia é ridotto per fortuna a difendere le persone che pur avendo un posto di lavoro non lavorano o che non hanno voglia di lavorare, specialmente nel settore pubblico perchè chi a voglia di lavorare anche in Italia lo troverebbe se si elimina questo marciume che travoge il paese in cui il sindacato predica solo diritti,non ho mai sentito specialmente da una categoria difendere i doveri

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