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Imprese “Made in Italy”, Fuga Talenti & Ricerca

In Fuga dei giovani on 17 novembre 2009 at 10:51

Alcuni giorni fa ho partecipato all’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Università Bocconi. Nel corposo discorso del Rettore Guido Tabellini, sono stati due i dati che mi hanno fatto sobbalzare. Entrambi hanno -ahimé- confermato molte delle tesi che sostengo sia nel libro che nel blog. Ma andiamo con ordine.

Primo dato: un laureato Bocconi su cinque (il 20%) trova lavoro all’estero, con punte di oltre il 30% nei corsi di laurea specialistica. “Per il Paese forse è un sintomo preoccupante di fuga dei cervelli, ma per noi è una conferma del valore internazionale del marchio Bocconi“, ha efficacemente sintetizzato Tabellini, ammettendo l’esistenza del problema e rimarcandolo. Secondo dato: ma se tanti giovani manager italiani espatriano, qualche straniero arriva? Risponde ancora Tabellini: “L’Italia ha bisogno di attrarre talenti ed esperienze dall’estero. Le imprese più dinamiche in Italia si stanno attrezzando per assumere personale qualificato non italiano. Eppure, l’Italia è ancora molto al di sotto la media di altri Paesi europei, per quanto riguarda la presenza nelle imprese italiane di managers nati all’estero“. A corredo, un bel grafico: secondo dati della Fondazione Rodolfo De Benedetti, se nell’Unione Europea a 15 la quota di managers stranieri si collocava (nel 2004) tra il 6 e il 7 % del totale, in Italia superava a stento l’1%! E poi ci arrabbiamo quando ci definiscono un Paese provinciale! Domani pubblicherò la testimonianza di un giovane manager trentenne, tornato in Italia dopo un’importante esperienza lavorativa all’estero, e ora alla disperata ricerca di un modo per ripartire, deluso e schifato com’é dal nostro sistema di lavoro.

Intanto, mentre attendiamo fiduciosi e speranzosi l’ennesimo mantenimento delle ennesime promesse governative (riuscirà Mariastella Gelmini a far ricomparire i 60 milioni di euro necessari ad assumere migliaia di giovani ricercatori?Non è che tra due settimane -il tempo da lei promesso- ci saremo già tutti dimenticati, e anche questa volta il messaggio ai nostri giovani scienziati sarà: “Emigrate!”?), sul fronte ricerca l’Europa -“Rapporto 2009 EU Industrial R&D Investment Scoreboard”- ci ha consegnato ieri due notizie. Una buona e una cattiva: quella buona è che le imprese italiane stanno incrementando i fondi investiti in ricerca a un ritmo superiore alla media Ue (+20,4%), sopravanzando persino Svezia e Danimarca. Quella cattiva è che, nonostante queste buone performance, solo sei imprese italiane sono presenti tra le cento società europee che più investono in R&S: Fiat (17esimo posto), Finmeccanica (18esimo), Telecom Italia (37esimo), Unicredit (71esimo), Eni (85esimo), Intesa San Paolo (100esimo). A livello mondiale, le imprese italiane contano solo per l’1,5% negli investimenti in ricerca e sviluppo, ben lontane dalle altre potenze europee del calibro di Germania (10,3%), Francia (5,9%), UK (4,1%). Economie molto più piccole della nostra (Finlandia, Svezia, Olanda) ci eguagliano o -addirittura- ci superano.

Al termine di tutte queste considerazioni, state ancora a chiedervi perché tanti giovani cervelli e/o neolaureati italiani emigrino all’estero? Per dirla con Bankitalia, studiare rende più di Bot e azioni. Ma, potremmo aggiungere con una battuta sarcastica, rende ancora di più se si “esporta” poi il proprio cervello all’estero.

Scrivi insieme a noi il “Manifesto dei Giovani Italiani”: manifestodeigiovani@gmail.com

Raccontaci la tua storia: storietalenti@gmail.com

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  1. L’Italia investe poco in ricerca. La ragione: ogni anno lo Stato non incassa 150 miliardi di evasione fiscale.

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