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“Non è un Paese per Giovani”… & Altri

In Giovani Italians on 29 giugno 2009 at 09:18

Qualche piccolo consiglio di lettura in vista dell’estate: da questo weekend ho iniziato a sfogliare con interesse crescente -e lo consiglio a tutti- il bel libro di Alessandro Rosina ed Elisabetta Ambrosi, “Non è un Paese per giovani” (ediz. Marsilio) . Premetto: è un libro che fa arrabbiare. E parecchio. Perché conferma -con i dati di chi, da studioso, ha ricercato per anni il fenomeno- molte delle teorie espresse nel mio libro “La Fuga dei Talenti”. Rosina è un professore di soli 40 anni dell’Università Cattolica di Milano, che da tempo denuncia l’emarginazione sociale dei 20enni e dei 30enni italiani. Una sua ricerca, lo scorso anno, ripresa anche dalla stampa nazionale, mise nero su bianco il perché le giovani generazioni nel nostro Paese contino poco o nulla. “In questo libro si racconta la storia di due generazioni, in modo diverso protagoniste in negativo dell’Italia di oggi. Se il conflitto generazionale è disattivato, se manca la spinta al rinnovamento e al cambiamento, se la società rimane rigida e poco reattiva davanti alle grandi sfide, abbiamo tutti da perdere. E’ il Paese nel suo complesso che è irrimediabilmente destinato al declino. […] Un lento naufragio, come quello del Titanic, dove i sessantenni garantiti (quelli che hanno già prenotato le scialuppe di salvataggio) ballano incoscienti nella grande sala dei ricevimenti, mentre giovani senza agganci servono inconsapevoli ai tavoli, ricevendo in cambio pochi spiccioli. Ma c’è qualcuno che, magari laggiù nelle stive, non si rassegna a morire senza combattere, senza nemmeno provarci? Qualcuno riuscirà a irrompere nella sala, opponendosi con forza a un destino già segnato?” Domanda da un milione di dollari, professor Rosina: al momento non si intravede purtroppo nessuno in grado di rispondere al suo appello… in un Paese dove -come scrive lei nella quarta di copertina- ci sono “padri che monopolizzano spazi e risorse disponibili, senza curarsi del bene comune; e figli che dipendono morbosamente dalla famiglia, senza coraggio né capacità di immaginare un futuro diverso”. E l’Italia affonda. Anche perché la maggior parte dei giovani che anela a un reale cambiamento se ne fugge ormai all’estero. Dove trova un ambiente sano di vita e di possibilità di crescita personale e professionale. Da lontano, osserva spesso con distacco e disprezzo questo accrocchio feudal-mafioso che è diventato il Belpaese. Penso, sinceramente, che una lettura combinata de “La Fuga dei Talenti” e di “Non è un Paese per giovani” restituisca un quadro nitido, chiaro e di profonda denuncia sociale di cos’è l’Italia oggi. Li considero due libri a loro modo complementari. Sempre che siate disposti a farvi venire il sangue amaro -ovviamente- anche sotto l’ombrellone. In tema di letture estive, questa volta con un occhio ancora più “saggistico”, vi consiglio l’ultimo libro di un ricercatore già citato anche su questo blog, per i suoi illuminanti scritti relativi al perché questo sia un Paese col welfare peggiore d’Europa, soprattutto nei confronti dei giovani. Un welfare disomogeneo e diseguale, cui manca ancora una vera riforma: un welfare spezzettato in mille codici e patti sindacali che lasciano i precari (e dunque i giovani) in perenne ostaggio di accordi settoriali, che alla fine diventano vere e proprie arme di ricatto generazionale. Il libro si chiama “Flex-insecurity. Perché in Italia la flessibilità diventa precarietà” (ediz. Il Mulino). Dalla recensione su Ibs.it: “Dove e come intervenire in un momento in cui la recessione incalzante minaccia di far deflagrare il fenomeno della precarietà? Gli autori suggeriscono di aggredire tempestivamente carriere, salari, welfare – e avanzano, quantificandone i costi, concrete proposte di riforma: contribuzione unica, salario minimo, indennità di terminazione e, in particolare, una riforma degli ammortizzatori sociali che li renda universalmente accessibili, trasformandoli da privilegio di pochi in diritto di tutti”. Non arriveremo forse mai ai livelli di protezione della Svezia o della Danimarca, ma un piccolo passo in avanti lo potremmo ancora fare, forse. Su questo tema, ma distinta dalla genesi del libro appena citato, segnalo anche l’iniziativa “Pensaci adesso.com“, che mira proprio a far partire una riforma del welfare: “E’ una situazione non più tollerabile”, scrivono sul sito i promori dell’iniziativa, aggiungendo: “I giovani, che già oggi stanno pagando il prezzo più alto alla crisi – con licenziamenti in massa e scarse (o nulle) tutele – rischiano di dover pagare una seconda volta quando si troveranno a ricevere pensioni miserevoli, perché il Paese sta dilapidando il loro futuro”. Infine, un saluto agli amici di “Oggi 7”, magazine settimanale del più diffuso quotidiano Usa in lingua italiana, “America Oggi”. Nell’edizione in edicola ieri hanno nuovamente citato “La Fuga dei Talenti”, in un bell’editoriale a cura di Toni de Santoli. Vi allego il testo in formato word, per scaricarlo cliccate qui.

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