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Sacrifici da Neolaureato

In Giovani Italians on 24 giugno 2009 at 09:00

Il 73,2% dei laureati italiani trova un’occupazione entro tre anni dal conseguimento del titolo di studio… suppergiù tre su quattro. Lo sostiene l’Istat, sulla base dei dati relativi al 2007, l’ultimo “Anno Felix” prima dello scoppio della crisi economico-finanziaria (e quindi dobbiamo ritenere che -probabilmente- le prospettive occupazionali, come riportato da un’altra recentissima indagine Istat sulla disoccupazione giovanile, siano probabilmente peggiorate…). Secondo l’Istat i laureati “vecchio ordinamento” sono più frequentemente impegnati in lavori continuativi: il 56,1%, contro il 48,5% dei triennalisti, che spesso optano per proseguire nel bienno di studi specialistico. Ad essere più frequentemente occupati -se guardiamo il vecchio ordinamento- sono i laureati in ingegneria (83,1%), quelli del gruppo chimico-farmaceutico (73,7%) e del gruppo economico-statistico (65,7%). Se guardiamo invece alle lauree triennali, sono soprattutto linguisti, medici, insegnanti e ingegneri a trovare con maggior facilità impieghi continuativi. Un paio di dati fanno invece riflettere: risulta molto alta la percentuale di chi ha un lavoro a tempo determinato: 37,1% tra i laureati “vecchio ordinamento” e 44,8% tra i triennalisti. Temiamo che molti di loro rientrino già nella categoria delle “vittime della crisi”, ben fotografate nell’ultima ricerca Istat sulla disoccupazione. Altro dato: gli stipendi. 1300 euro in media. Meglio di altre rilevazioni, per carità, che in passato fissavano a neppure 1100 euro la retribuzione media di un neolaureato. Ma ancora bel al di sotto della media dell’Europa che conta, parliamoci chiaramente. Aggiungiamo che -secondo l’Istat- lavorare nel settore medico (1881 euro al mese) rende decisamente di più rispetto a fare l’insegnante (solo 1094 euro) – parlando di laureati col vecchio ordinamento. Anche col nuovo ordinamento -però- le cose non cambiano significativamente. Ma cosa fanno, di bello, questi neolaureati? Il Ministro del Welfare Sacconi, di fronte ai pessimi dati sull’occupazione, ha ribadito per l’ennesima volta che occorre cercarsi anche lavori umili, accettando qualsiasi tipo di impiego. Qualcuno però obietta che i giovani lo fanno già da tempo, e che è ora di piantarla di buttare la croce della colpa sulle nuove generazioni. Ed è vero: Ben un neolaureato su cinque sostiene di essere inquadrato in forme contrattuali che NON necessitano di alcun titolo di studio universitario (però…!). Di più, affermano che il trattamento economico e le possibilità di carriera (in un Paese dominato da gerontocrati, aggiungo io) sono gli aspetti del lavoro che li gratificano meno. E, ciliegina sulla torta, ben un neolaureato su tre dice di non essere soddisfatto dell’utilizzo delle conoscenze che ha acquisito nel corso degli anni di studio.

Sacconi, i giovani italiani i sacrifici sono già abituati da tempo a farli, ben prima dell’inizio della crisi. Casomai possiamo solo dire che l’attuale situazione economico-occupazionale ha peggiorato ulteriormente le cose. Prenda una metropolitana, entri in un bar o passi da uno dei tanti centri per l’impiego (cui si rivolgono sempre più giovani professionisti con fior di titoli, disposti ad accettare qualsiasi impiego…) e faccia due chiacchiere con loro. Poi cambierà idea ed eviterà accuratamente uscite come quelle più recenti, che non rendono affatto giustizia a una generazione che vive parcheggiata ai margini del sistema-Paese, mentre la sua generazione continua ad occupare gli scranni più alti e i centri di potere. Senza lasciar spazio alcuno ai 20enni, 30enni e 40enni di oggi.