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Tutti al mare! Non in Italia, però…

In Declino Italia on 11 giugno 2009 at 09:00

Giugno, tempo di vacanze. Ricordo ancora bene come nel novembre dell’anno scorso un taxista di Chicago, parlando del più o del meno, mi fece la classica domanda che mi lasciò di stucco: “Ma come mai qui negli Usa vediamo passare per televisione un sacco di pubblicità di Paesi mediterranei, mentre del tuo Paese -l’Italia- non vedo mai nulla?” Eh già, bel paradosso, vero? Il Paese con più storia, arte e cultura al mondo, in una posizione privilegiata nel Mediterraneo, non riesce neppure a promuovere la cosa più semplice che ha da vendere… il turismo! Sarà per questo che in quasi 40 anni siamo scivolati al quinto posto nella classifica mondiale degli arrivi, mentre tutti i nostri concorrenti mediterranei ci stanno facendo una guerra massacrante, a colpi di prezzi inferiori e qualità turistica superiore delle strutture ricettive? Nel libro La Fuga dei Talenti racconto la storia paradossale di Giuliano Gasparini, un consulente turistico di alto livello (nonostante la giovane età), costretto ad emigrare prima a Budapest, poi a Madrid, per poter lavorare in contesti avanzati. Farà ridere, ma l’Italia (non il Lussemburgo…), Paese nel cuore del turismo mondiale, non ha uno straccio di società di consulenza di alto rango, nel settore. Bene: dopo le decine di milioni di euro buttati nel portale Italia.it (a proposito, provate a collegarvi, ormai non esiste manco più, chi si è intascato quei soldi?), progetto caro all’ex-Ministro Rutelli e gestito malissimo, il Governo a guida centrodestra si muove su binari a corrente alternata. Scrivo questo “post”, apparentemente alieno dalla tematica principale trattata nel blog e nel libro, per dimostrare come il declino dell’Italia (un declino che incoraggia la fuga dei suoi giovani) si manifesti anche in quei settori dove sarebbe più facile, paradossalmente, mantenere un’eccellenza nazionale.  Fa impressione leggere che Spagna e Francia ci battono ampiamente per percentuale di occupazione delle camere d’albergo, occupati nel settore e quota del turismo sul Pil, oltre che -naturalmente- spesa dei turisti stranieri. Ma torniamo a noi: il nuovo Ministro Brambilla, con la regia del premier Berlusconi, segue a mio parere un binario giusto e uno sbagliato. Quello giusto è riportare la gestione della politica turistica a livello nazionale: la regionalizzazione del turismo pura e semplice non funziona. Persino la Spagna, un Paese dalle pulsioni autonomiste e separatiste ben più marcate, si promuove come entità unica (almeno a livello “macro”), vendendo il brand “España”. Non Catalunya, Pais Vasco, ecc.. Promuovere il Veneto in Russia significa buttare soldi (nulla contro il Veneto), anche perché molti russi non sanno manco dove sia. Che le regioni debbano avere competenza in materia turistica è fuori discussione, ma è meglio vendere un brand consolidato e internazionalmente riconosciuto. Non a caso solo due mesi fa Matteo Marzotto, presidente dell’Ente Nazionale del Turismo, denunciava su Il Sole 24 Ore che “al turismo (italiano, nda) manca una strategia, ogni regione va in ordine sparso”. Altra novità positiva, la sottoscrizione di un patto strategico (una settimana fa) tra Governo, imprese e cinque grandi istituti bancari per favorire l’accesso al credito alle imprese operanti nel settore, per un importo pari a 1,6 miliardi. Anche la campagna di spot video all’estero “Italiamuchmore.com” rappresenta -pur con un ritardo storico incolmabile (dalla Spagna a Cipro lo fan già tutti da anni)- un segnale positivo. Il binario sbagliato: beh, innanzitutto il logo di “Magic Italy”, fresco di presentazione al Tg di fiducia di Rete 4. Su internet è un diluvio di commenti negativi: troppo “anni ’80”, troppo televendita, senza alcun tipo di retroterra simbolico o narrativo. In effetti pare più disegnato da un manager Fininvest dedito alla vendita di tappeti persiani, che non da un graphic designer d’avanguardia. Da rifare da capo, insomma. Ma ci sono altri problemi sul tappeto, grandi o piccoli, cui il Ministero del Turismo non ha ancora fornito risposte: innanzitutto, quale strategia sarà messa in campo per recuperare il turismo nelle città d’arte, che -dati Federturismo alla mano- dovrebbe vedere un calo di presenze pari all’8% nella stagione 2009, con gli arrivi da Usa e Uk segnalati in maggiore diminuzione? E poi ancora, se vogliamo tanto promuovere il turismo, perché il Governo ha tagliato con la finanziaria i fondi per l’Enit (Ente Nazionale del Turismo)? E ancora, come possiamo sperare di attrarre turisti, quando la compagnia di bandiera e il sistema aeroportuale hanno accumulato -per stessa ammissione del presidente di Aeroporti di Roma Palenzona- gap enormi rispetto ai Paesi europei? Infine… scusate lo sfogo, ma chi lo fa fare a un turista straniero di venire a farsi un po’ di vacanza in Italia, Paese dalle spiagge libere ormai semi-inesistenti, dove anche il mare è a pagamento?

Comunque, per chiudere con una nota positiva, la speranza ancora una volta è giovane: un trentenne campano, Alessandro Ciambrone, si è inventato un progetto per promuovere un network turistico che fa perno sui siti del patrimonio Unesco presenti nella sua regione. A fine mese tornerà in Italia per promuoverlo e concretizzarlo, con l’aiuto (se ci sarà…) delle istituzioni locali. In bocca al lupo, Alessandro! Per chi volesse saperne di più, può sempre dare un’occhiata a questo articolo.

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