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Italia in Serie C

In Declino Italia on 10 giugno 2009 at 09:00

Ennesima provocazione de “La Fuga dei Talenti” sul portale LinkedIn: la domanda girata questa volta ai frequentatori del sito di “networking” professionale riguardava la ricerca sul “Brain Drain e Brain Gain”, realizzata dalla Fondazione Rodolfo De Benedetti. Che ha messo nero su bianco come l’Italia non solo esporti molti “cervelli” e professionisti di qualità, ma addirittura non sia quasi per nulla in grado di importarne. Nel Belpaese ogni cento laureati nazionali ce ne sono 2,3 stranieri, contro una media Ocse al 10,45%. Anche perché i laureati italiani che se ne sono andati a lavorare nei 30 Paesi Ocse sono 395mila e 229. A fronte di quanti stranieri entrati? 57mila 515. Solo sette “cervelli” Ocse su mille hanno scelto l’Italia come destinazione, conclude il Rapporto: parlando di circolazione dei talenti (circolazione, non fuga…) il saldo è impressionante. Persino la Turchia fa meglio di noi. Rischiamo la “Serie C” internazionale, nel campo della ricerca e dell’innovazione? I commenti degli iscritti a LinkedIn.

Davide: Il problema, a mio avviso, è sempre di natura culturale…ci adagiamo sul fatto che il nostro sia “Il bel paese”, senza guardare all’estero,come se tutto ci fosse dovuto e quindi non c’è proprio spazio per l’innovazione, per le idee che vengono dai giovani (quelli che magari hanno un pochino viaggiato) e tali idee anzi vengono messe al bando. Col risultato di una stagnazione che si protrae da tempo. A questo aggiungiamo pure il problema della mancanza di un reale mercato del lavoro per le persone più preparate.

Davide: Ho abbandonato l’Italia da ormai quasi tre anni e ho scoperto di disporre di competenze che -sebbene prese singolarmente non siano nulla di eccezionale- pare sia raro trovare riunite in un singolo individuo. Qui gli head hunters mi assillano, mentre in Italia quando volevo cambiare lavoro ricevevo solo silenzi imbarazzati. Il mondo gira, corre veloce, ma la triste situazione del mercato del lavoro in Italia è purtroppo lo specchio di una società in declino.

Alfredo: Voglio anche dire che è difficile pure per un cittadino italiano RITORNARE in Italia per lavorare. Invio cv per tutti i lavori che vedo sul internet, mi sono anche messo su LinkedIn, e le risposte sono quasi zero o poche. Io sono un ingegnere meccanico da 14anni, voglio lavorare nel settore energia o ecologia, e nessuno mi risponde. Communque c’e qualcosa che non va, perché ci sono italiani che lasciano l’Italia e ci sono quelli che vogliono tornare. Ma nessuno fa niente!

Fabrizio: Ma chi ci vuole tornare in Italia? E perche’ poi? E’ un Paese vecchio, comandato da vecchi rancorosi, che non ha regole e che quand’anche le ha nessuno le rispetta. Un Paese con i salari piu’ bassi del resto della UE, le tasse piu’ alte – perche’ l’evasione e’ alta – un Paese cementificato, involgarito, insozzato… a mia figlia tra poco faro’ fare l’universita’ all’estero!

Susanna: Non sono soltanto i “talenti” ad andarsene, ma anche le persone normali. Sono una persona che ha avuto la fortuna di poter studiare e laurearsi, nella media, ma con molta buona volonta’. Dopo cinque anni di lavoro in Italia ho capito che per poter svolgere un lavoro interessante, in linea con le mie aspirazioni e retribuito in modo corretto bisognava andar via dall’Italia. Cosi’ ho messo il CV in rete e nel giro di una settimana ho trovato lavoro in Francia. Qui mi sono accorta che i laureati italiani sono molto apprezzati perchè, per quanto se ne dica, le nostre Universita’ danno una preparazione approfondita e strutturata, e soprattutto perche’ siamo dei lavoratori seri ed affidabili. Non ho nessun rimpianto.  Certo, a volte mi piacerebbe tornare, ma non in questa Italia.

Cosimo: che novita’ … sara’ sempre peggio. Io sono andato via 13 anni fa e da 10 anni fa vivo definitivamente all’estero.  Al tempo ero ricercatore universitario, e l’universita’ italiana mi offriva:  -dottorato di ricerca (gratis, perche’ si sa in Italia si mangia aria); -sfruttamento dopo il dottorato di ricerca, nell’attesa di vincere un assegno da 1000 euro/mese per 4 anni rinnovabili a 8 anni. 1000 euro a Milano bastano a malapena a comprare 2 gelati e a pagare l’affitto. L’universita’ di Tokyo -allo stesso tempo- mi offriva casa gratis, trasporti pagati e una borsa di studio della portata di un dirigente italiano. Risultato: me ne sono andato e non ho piu’ pensato a tornare.

Fabio: l’Italia non rischia la “Serie C” internazionale nell’attività dei talenti, ci sta già di fatto, e probabilmente pure in coda alla classifica. Certo che differenziare, o meglio, implementare delle leggi (poche ma buone) per favorire l’entrata dei cervelli piuttosto che l’entrata dei fuggitivi dalle galere aiuterebbe un bel po’. Ci sono comunque altre questioni più “strutturali” altrettanto importanti da risolvere, se si vuole veramente diventare competitivi da questo punto di vista, a partire dai fondi destinati alla ricerca, introdurre piu` flessibilita` nel mercato del lavoro, ecc.. La mentalità sarà la cosa più difficile da cambiare purtroppo (altro ostacolo non indifferente), con i favoritismi e il provincialismo non si va proprio da nessuna parte.

Nicola: Si, l’Italia è condannata al declino e fa gia parte della Serie C in questa categoria, dove per serie A posso intendere i Paese scandinavi + Austria + Svizzera etc.., serie B Regno Unito + Germania + Belgio, serie C Italia + Grecia + Spagna … A meno che un “talento” non sia spinto da vene masochistiche o affettive, non vedo nessun plausibile motivo per il qualche egli possa voler trasferirsi in Italia.

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