sergionava

Archive for 1 giugno 2009|Daily archive page

Cinque domande a Silvio Berlusconi

In Lettere e Proposte on 1 giugno 2009 at 10:19

La Fuga dei Talenti” pone oggi cinque domande al premier in carica Silvio Berlusconi e una al leader dell’opposizione Dario Franceschini. Al di là delle polemiche piccanti che stanno contraddistinguendo queste convulse giornate, è giusto rispostare il focus della discussione sui fatti concreti, che riguardano da vicino le tematiche trattate nel libro “La Fuga dei Talenti”. In cui si parla di giovani, del perché fuggono dall’Italia, di un sistema gerontocratico che li soffoca e di un sistema-Paese che non consente loro di sprigionare a dovere le proprie energie. Il maggior quantitativo di domande è riservato al premier in carica, che -governando- ha le maggiori responsabilità, in questo momento, nei confronti del Paese.

Le cinque domande a Silvio Berlusconi, premier in carica:

-Lei è sceso nell’arena politica quindici anni fa, inveendo contro i cosiddetti “politici di professione”. Dopo 15 anni, non rischia lei stesso di divenire (o di essere già) un “politico di professione”? Perché, a 72 anni, un’età che la pone nell’infelice situazione di confermare agli occhi del mondo tutti i pregiudizi sulla classe politica italiana (non a caso definita spesso e volentieri “gerontocratica” dai media stranieri), non lascia spazio al rinnovamento interno nella leadership del suo partito, candidando una persona più giovane (e ovviamente preparata) a guidarlo?

-Da più parti, da Confindustria prima e da Bankitalia poi, le sono arrivati fortissime sollecitazioni a fare quelle riforme strutturali (su tutte le liberalizzazioni) che potrebbero sprigionare il forte potenziale di un Paese dove domina un sistema troppo spesso fatto di caste, monopoli ingiustificati e privilegi, da cui i giovani sono tagliati fuori. Soprattutto quando hanno da offrire solo il proprio talento. In entrambi i casi lei non ha fornito risposte precise su come e quando intende raccogliere queste sollecitazioni e tradurle in risultati concreti. Intende farlo o no, entro la fine dell’anno (al più tardi, chiaramente…)?

-Nelle intercettazioni telefoniche (di cui lei è stato protagonista) pubblicate lo scorso anno da svariati giornali (poi mandate al macero in quanto non penalmente rilevanti), è emerso un sistema di segnalazioni relative al mondo dello spettacolo che costituisce un esempio ben poco edificante per le giovani generazioni. Rischia di passare il concetto che per fare carriera sia necessaria la telefonata giusta al potente di turno. A quando un “mea culpa” pubblico, accompagnato da una forte presa di posizione contro le raccomandazioni?

-Le televisioni di cui lei è proprietario trasmettono un giorno sì e l’altro pure programmi televisivi che forniscono un’immagine dei giovani italiani quantomeno becera, tra Grandi Fratelli avvolti nel nulla e show pomeridiani che ruotano intorno a copioni già scritti e dominati da tematiche relative a fidanzamenti virtuali e altre nullità varie. Posto che una larga fetta dei giovani italiani si sente offesa da questa rappresentazione mediatica, con cui non hanno proprio nulla da spartire, quando chiederà pubblicamente alla presidenza Mediaset di eliminarli dal palinsesto, sostituendoli con programmi di reale spessore culturale?

-Perché non ha messo le “candidate plurilaureate che parlano le lingue, e manager che sanno lavorare bene e che non hanno nulla da nascondere e soprattutto devono garantire la presenza nel Parlamento” (parole sue) come capilista alle europee, per garantire un vero segnale di rinnovamento, anziché riservare il primo posto a sé stesso, che peraltro all’Europarlamento non ci andrà? Perché queste “giovani plurilaureate” sembrano comunque troppo poche, proporzionalmente al numero dei candidati?

Un’ultima domanda, infine, a Dario Franceschini, leader del PD: perché tra i capilista alle Europee non c’è un solo volto nuovo e giovane? Perché non avete avuto il coraggio di osare e scommettere su giovani dalla forte apertura internazionale, con la testa già in Europa, pronti a farsi le ossa all’estero per poi tornare a prendere in mano le redini del vostro partito? La cosiddetta “generazione Erasmus” sta lentamente invecchiando, si è già trasformata in trentenni (ma anche ventenni, perché no?) che hanno un’idea chiara di Europa e di cosa l’Ue possa fare, anche per l’Italia. Perché nessuno di loro è capolista nelle circoscrizioni (a dir la verità, la loro presenza complessiva nelle liste lascia comunque abbastanza a desiderare…)?