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Pensiero del Weekend 16 – Gerontocrazia

In Declino Italia on 30 maggio 2009 at 09:51

Gerontocrazia: “Governo o potere esercitato dagli anziani” (da dizionari.corriere.it). Questo fine settimana “La fuga dei Talenti” vi racconta una fiaba. Come tutte le fiabe ha un lieto fine. E -come tutte le fiabe- ha il suo bel momento di crisi in mezzo. E’ vera? Beh, diciamo che ha molte probabilità di esserlo. Prima una veloce premessa statistica: la sempre puntuale Facoltà di Economia “Giorgio Fuà” di Ancona (ripresa da Carlo Carboni su Il Sole 24 Ore), sostiene che in Italia il 64% dei leader sono anziani… siamo quasi al top dell’Europa. In cima alle professioni a prevalente conduzione gerontocratica: il professore universitario. Ed è proprio con un “professorone” universitario, con già oltre sette decadi alle spalle, che il giornalista-scrittore autore di un libro sulla fuga dei giovani professionisti dall’Italia si trova a sedere un bel giorno in un convegno, organizzato in una ridente città del sud Italia. Il giovane giornalista-scrittore è stato chiamato a parlare per esporre il risultato della sua ricerca e spiegare perché sempre più giovani lascino questo Paese. Ed è quello che intende fare: nei primi minuti del suo intervento prende la parola e legge alcuni “messaggi in bottiglia” di professionisti fuggiti dal Paese più immeritocratico e -per l’appunto- gerontocratico d’Europa. Lui -impegnato com’è nella discussione- non lo nota, ma il professorone pochi metri più a sinistra scalpita, contiene a stento l’irritazione, fino a quando -all’improvviso- esplode: “Ma siamo qui a parlare del mio o del suo libro? No, mi dica, di quale libro siamo qui a parlare?” Facciamo a questo punto un passo indietro, e diciamo che il professorone era venuto pure lui a parlare di un libro (ovviamente il suo), su un presunto (molto presunto) “nuovo” che lui pretenderebbe persino di incarnare. Il professorone parla di giovani, senza sapere neppure come siano fatti. E’ evidente che li schifa. Lui, che gravita per i soliti interessi nell’area di centrosinistra (poi uno si chiede perché il Pd non vinca mai…), aggredisce il giovane giornalista-scrittore: “Ha letto il mio libro? No, non l’ha letto… e dunque di cosa vuole parlare?” Il giovane giornalista-scrittore, attonito ed esterrefatto quanto il pubblico per l’incredibile mancanza di stile, non crede ai suoi occhi. Il moderatore nel frattempo annaspa, non ha il coraggio di dire che forse nessuno -nell’organizzazione- ha coordinato il tipo di interventi, facendo credere a entrambi che si sarebbe parlato dei rispettivi libri. Con la differenza che il professorone pensava che si sarebbe parlato solo ed esclusivamente del suo. Il giornalista-scrittore, scocciato, fa presente la cosa, annota che forse è stato messo nel “panel” di discussione sbagliato, ma non certo per colpa sua. Vede nell’arrogante atteggiamento del professorone gerontocratico la classica postura di chi all’esame universitario si diverte nel coglierti in castagna senza aver studiato il tal libro. Non ci sta… e conclude: “Beh, allora parli del suo libro, signor professorone!” E’ a quel punto che accade l’imprevedibile: dal pubblico (scarso, per la verità, poco più di venti persone), due partecipanti si arrabbiano, e urlano che no, loro vogliono ascoltare quello che il giovane giornalista-scrittore ha da dire. A loro interessa quello. I cinque minuti di introduzione, poi interrotti dal professorone, li avevano colpiti molto. Il tema piace. Il professorone si infuria, borbotta qualcosa e lascia la sala per protesta. Sconfitto da un pubblico in rivolta. Il giovane giornalista-scrittore prosegue per un altro quarto d’ora, in solitudine, portando la sua testimonianza e i tanti “messaggi in bottiglia” dei ragazzi che sono stati costretti a fuggire dall’Italia anche a causa di gerontocrati universitari come colui che ha appena fornito un esempio estremo di prevaricazione. Il professorone dopo dieci minuti torna, giusto in tempo per ascoltare la fine del discorso. E figuriamoci se poteva rinunciare a pontificare! Alla fine del discorso del giovane giornalista-scrittore ovviamente il gerontocrata riprende la parola, insieme a un altro professore amico suo, per sproloquiare sulle magnifiche e progressive sorti del Mezzogiorno d’Italia, così come le intende lui. Dopo cinque minuti i pochi partecipanti piombano in un sonno profondo, uccisi da tante pippe senza capo né coda. Una di loro rivelerà più tardi al giovane giornalista-scrittore: “Ho provato ad ascoltarlo, ma dopo poco mi si sono spenti i neuroni nel cervello…”. Il nostro giovane giornalista-scrittore viene infine salvato dalla richiesta di incontro al bar di un partecipante, che lo tira provvidenzialmente fuori da quella palude di noia dopo soli venti minuti. Prima di andarsene, passa dai due signori del pubblico che avevano protestato a suo favore: stringe loro la mano e li saluta, grato per aver avuto il coraggio di urlare contro questo gerontocrata. Mentre esce non manca di lanciare uno sguardo alla piccola bancarella, dove sono esposti entrambi i libri: nota, non senza un’implicita soddisfazione, che quello del professorone è sostanzialmente invenduto, schifato da tutti, mentre il suo è sfogliato e acquistato dai presenti. Seconda, pesante sconfitta del gerontocrata. All’esterno gli organizzatori del convegno, mortificati, chiedono scusa per tanta cafonaggine, dando la colpa all’età avanzata. “Sai, sembrava la classica scena del vecchio professore che aggredisce il giovane, impedendogli di parlare”, gli dicono. Per il giovane giornalista-scrittore ormai però è tutto alle spalle. Ha dimostrato quello che doveva dimostrare: certi fatti parlano da soli. Prova solo un moto di compassione per i pochi partecipanti rimasti all’interno della sala per dovere di presenza, ostaggi di tanto vano sproloquiamento narcisistico. Parole vuote, che non portano da nessuna parte. “Que aproveche!”, pensa, mentre si incammina vero il bar con una persona interessata a parlare con lui del libro e discuterne i contenuti. Come ultimo atto, però, estrae dalla tasca della giacca il biglietto da visita del professorone e lo fa a pezzettini. Poi lo butta nel cestino dell’immondizia.