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“Generazione Nonostante”

In Giovani Italians on 29 maggio 2009 at 09:00

Oggi “La Fuga dei Talenti” sbarca a Lecce, per “Una giornata atipica”, convegno promosso dalla Commissione provinciale per l’emersione del lavoro non regolare. Insomma, del cosiddetto “sommerso”. Preparandomi al convegno, mi ha molto colpito leggere un passaggio della relazione “Sprigionare il lavoro dei giovani”, frutto di una ricerca svolta dalla Commissione provinciale tra il marzo e il maggio del 2009. Un lavoro recentissimo, dunque. Ventidue storie hanno offerto la base di partenza: ventidue storie di lavori temporanei, lavori spesso presi e subito “mollati” (in senso attivo ma anche passivo) a tempo di record. “Il lavoro irregolare è una condizione di non pieno utilizzo e non compiuta liberazione di risorse ed energie che tendono a restare intrappolate”, recita il rapporto. Che centra perfettamente il problema, laddove parla di “energie intrappolate”. Sono energie che hanno volti e nomi ben definiti: giovani che vanno incontro a frustrazioni, rischiando di vedere annichilito il proprio potenziale. La ricerca costituisce pure una raccolta di “storie di giovani neolaureati e di laureati nei primi anni di confronto con il mercato del lavoro. Affamati di esperienza, pronti a tutto pur di lavorare, anche a rapporti di lavoro sottopagati e non regolarizzati; in bilico tra il desiderio di restare e quello che appare sempre più come un necessario destino, ossia trasferirsi altrove; continuamente sul baratro di ripiegare su un lavoro che avrebbero potuto svolgere anche senza anni e anni di formazione […]”. Storie che arrivano dal sud del Paese, ma che spesso trovano facili equivalenti anche al Centro, come al Nord. E l’outlook del 2009, per dirla con gli economisti, non appare consolante: Unioncamere stima per quest’anno una perdita di posti di lavoro pari a quasi 220mila unità, per effetto della crisi. Centro e Sud le aree più colpite. A rischio soprattutto i precari (giovani), mentre chiuderanno i rubinetti occupazionali soprattutto le aziende con meno di dieci dipendenti. Che in Italia, secondo L’Ice, rappresentano il 95% delle imprese… guarda caso. Per concludere, mi piace citare il giornalista esperto di lavoro Walter Passerini, che -parlando dei giovani italiani- mette in soffitta definizioni antiquate quali “generazione bamboccioni” o “generazione mille euro”. Per lui ora occorre parlare di “Generazione Nonostante”: nonostante la cooptazione, nonostante il provincialismo all’italiana, nonostante un sistema produttivo che non avvantaggia chi ha investito nella propria formazione… beh, loro continuano a crederci. Lo fanno pur osservando un Paese che -privo di spinte innovative- sta gradualmente divenendo (rubo l’espressione allo storico della scienza Enrico Bellone) “un’appendice turistica dei Paesi civili”. Chi non intende rassegnarsi a questo inevitabile destino ovviamente emigra, verso Paesi più moderni e civilizzati.