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Italy? No, merci! – Intervista a Tito Boeri

In Declino Italia on 21 maggio 2009 at 09:58

Altro che inversione di tendenza: la situazione è catastrofica! Ovviamente mi riferisco all’attrazione dei cervelli stranieri esercitata dalla superpotenza-G8 Italia. I dati della ricerca sul Brain Drain e Brain Gain, anticipati ieri dal Corriere della Sera e oggetto di un convegno sabato prossimo a Pisa, lasciano senza parole: in Italia ogni cento laureati nazionali ce ne sono 2,3 stranieri, contro una media Ocse al 10,45%. Anche perché -dato interessante- i laureati italiani che se ne sono andati a lavorare nei 30 Paesi Ocse sono 395mila 229. E sapete a fronte di quanti stranieri entrati? 57mila 515. Solo sette “cervelli” Ocse su mille hanno scelto l’Italia come destinazione, conclude il Rapporto: parlando di circolazione dei talenti (circolazione, non fuga…) il saldo è impressionante. Siamo un Paese del terzo mondo. Persino la Turchia fa meglio di noi. Insomma, con un sistema di quote di ingresso che è  il medesimo, sia che l’aspirante immigrato si chiami Einstein, sia che si palesi nelle sembianze di un signor Nessuno senza arte né parte, la battaglia col resto del mondo è ovviamente persa in partenza. Per dirla con il geniale Gian Antonio Stella, “quanto ai poli di attrazione, fanno invidia il Canada, l’Australia e gli Stati Uniti, capaci di attrarre complessivamente quasi dieci milioni di “dottori” stranieri. Una forza d’urto intellettuale, scientifica, professionale impressionante. Che straccia ogni confronto. E che proprio in momenti di crisi quale questo rischia di pesare come l’enome differenza tra loro e noi. Con le nostre università piene di mogli, figli e cognati. I nostri istituti di ricerca asfissiati da continui tagli al bilancio. Le nostre aziende familiari dove il padre preferisce passare al figlio, magari un po’ “mona”, piuttosto che affidarsi a “forestieri”. I nostri Ordini sbarrati con i catenacci verso i giovani intrusi”. Bravo Stella, ritratto perfetto. Questa è l’Italia, facciamocene una ragione. “La Fuga dei Talenti” ha incontrato ieri il direttore della Fondazione Rodolfo De Benedetti, l’economista Tito Boeri. Che mi ha -per prima cosa- ribadito la ben nota condizione dei “cervelli” stranieri innamorati del Belpaese. I pochi dottorandi e post-doc che l’Italia riesce ad attrarre, ha sottolineato Boeri, hanno vita tutt’altro che semplice nei nostri atenei, costretti come sono a fare slalom improbabili tra i paletti e i costi della burocrazia. “Perché siamo messi peggio della Turchia?”, mi sono limitato a chiedergli: “In primo luogo per colpa del sistema universitario e delle forme di reclutamento dei docenti“, mi ha risposto Boeri. “Esistono meccanismi che premiano la cooptazione all’interno dell’università. In alcune sedi -per fortuna- le cose negli ultimi anni sono cambiate, ma il meccanismo di fondo resta purtroppo lo stesso. Tuttavia, il problema non risiede solo nei meccanismi di reclutamento concorsuale: innanzitutto occorrerebbe finanziare le università e gli atenei che fanno maggiore ricerca. La riforma Gelmini va in questa direzione, ma occorre capire la quota percentuale esatta di finanziamenti che saranno destinati allo scopo”. Altri motivi per questo declassamento dell’Italia? “Storicamente, nel nostro Paese, osserviamo come alcune istituzioni del mercato del lavoro mantengano atteggiamenti negativi nei confronti dell’arrivo dei cervelli. Insisto sul finanziamento alla ricerca: in Italia ne esistono poche forme. Le stesse fondazioni bancarie devono uscire da un concetto di finanziamento legato all’ottica “localistica”. Tra gli altri problemi, mi limito ad aggiungere il regime di protezione dell’impiego, le strutture salariali complesse, che premiano poco il talento, e una politica dell’immigrazione che tratta allo stesso modo i futuri dottorandi stranieri e persone che non hanno alcun grado di cultura. Vorrei solo ricordare come esista ormai una gara su scala planetaria per accaparrarsi i migliori cervelli”. Già, aggiungo io: una gara cui l’Italia concorre con le mani e i piedi legati, gli occhi bendati e una palla da 50 kg. saldamente ancorata alle gambe. Conclude sconsolato Boeri: “Abbiamo perso anche la storica occasione dell’allargamento Ue per accaparrarci i cervelli di quell’area geografica…”

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