sergionava

Ballando sul “Titanic Italia”

In Declino Italia on 20 maggio 2009 at 08:00

“Il rischio apocalisse è stato superato”, dichiarava con sollievo pochi giorni fa il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Lo vorrebbero poter dire anche le giovani generazioni di questo Paese malato e incancrenito, signor Ministro. Le quali, come giustamente titolava venerdì “Il Sole 24 Ore”, stanno “ballando” insieme alla loro patria “sull’orlo del debito pubblico”. In un bell’articolo a firma di Carlo Bastasin, si faceva presente come entro 20 mesi (nemmeno due anni) il nostro debito pubblico potrebbe toccare quota 120%, livello analogo a quello degli anni ’90, quando l’Italia danzava pericolosamente sull’orlo del collasso finanziario. Bastasin giustamente aggiungeva come sia in Germania che in Francia il tema si trovi già al centro del dibattito politico, che sta studiando percorsi di soluzione o quantomeno di arginamento del problema. Un problema ovviamente generale: la crisi sta infatti gonfiando notevolmente i debiti di tutti i principali Paesi, Stati Uniti inclusi. Ma stupisce che in Italia, il Paese con il più alto debito pubblico dell’Eurozona, la questione resti quasi nascosta. Siamo come un nobile decaduto, vissuto per anni ben al di sopra dei propri mezzi, e indebitatosi fino al collo in spese folli per mantenere e foraggiare un certo standard di vita. Un vecchio nobile, che tra poco potrebbe tornare nuovamente a sperimentare l’adrenalinica emozione di rischiare di ritrovarsi in mezzo a una strada. Solo che a finirci, in mezzo a una strada (se già non ci sono), saranno soprattutto quelle giovani generazioni che nulla hanno a che vedere con coloro che si sono resi responsabili di questo abnorme debito. Stupisce dunque il “geniale” (parole di Berlusconi) Tremonti, quando al Corriere della Sera dichiara: “Il nostro debito pubblico sommato a quello privato, e abbiamo visto che c’è osmosi tra i due, è pari a quello francese e tedesco. […] Per la prima volta il deficit e il debito corrono meno rispetto all’Europa”. Beh… peccato che il debito pubblico sia un fardello che pesa sulle spalle di tutti, anche di chi non ha contributo a produrlo con politiche e scelte economiche disastrose, fondate sul clientelarismo e sulle “relazioni” della peggior specie. In secondo luogo, quando Tremonti cita i vicini francese e tedesco, gli si può obiettare -citando Bastasin- che “la Germania punta decisamente a migliorare l’istruzione dei suoi lavoratori e il contenuto di tecnologia delle sue produzioni; la Francia punta a rendere più efficiente il ruolo pubblico, coerentemente con un’economia in cui i trasferimenti sociali e gli stipendi pagati ai dipendenti del settore pubblico sono pari al 56% del reddito disponibile contro il 43% di quello tedesco”. E L’Italia, che pensa di fare? Boh. Fino a pochi anni fa i vari Governi succedutisi annunciavano trionfali manovre di rientro del debito sotto il 100% del Pil. Ora schizza al 120% (!). Il Pil intanto cala del 5,9%, secondo peggior risultato in Europa dopo la Germania. Esiste un progetto di riforma strutturale (a parte le pensioni), uno qualsiasi, per far ripartire il “triciclo Italia”? Cosa sta facendo il Governo per liberalizzare gli Ordini, ad esempio, che come ribadiva tempo fa Giuseppe Sarcina sul Corriere Economia, sono chiusi e ben poco competitivi? Soffocando miliardi (miliardi!) di euro, che potrebbero essere sprigionati per far ripartire l’economia? E creando soprattutto nuova occupazione, in particolar modo tra i giovani, che da queste “caste professionali” sono spesso e volentieri esclusi, se non sono già “figli di”? O forse non è il caso di dire, per tornare a Bastasin, che “toccare [una certa] intelaiatura d’interessi economici e politici che copre l’intero territorio significa andare a recidere, da Ragusa a Bolzano, la nervatura del consenso territoriale dei partiti?” Intanto il Titanic affonda, trascinando nelle gelide acque dell’oceano del debito pubblico le sue generazioni più giovani, incolpevoli di tanto scempio. Quelle stesse generazioni che avrebbero probabilmente le carte in regola per far ripartire il Paese, sostituendosi a due generazioni (ormai gerontocratiche) di classe dirigente, che hanno fatto di tutto e di più per affondarlo. E poi ci stupiamo ancora se questi giovani fuggono -ogni anno e a migliaia- dal “Titanic Italia”? Ministro Tremonti, è a loro che deve fornire spiegazioni. Lo farà?

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