sergionava

Giovani in fuga dai salari italiani

In Fuga dei giovani on 18 maggio 2009 at 10:01

Un mio amico (italiano) che vive in Svizzera mi dice sempre: “Avete salari mediterranei, con un costo della vita elvetico”. Ora, tralasciando il costo della vita “svizzero”, che è vero soprattutto al Nord, il resto della frase -quella sui salari- è assolutamente condivisibile. E lo dice anche l’Ocse: chi lavora in Italia come dipendente ha un reddito medio pari a 21.374 dollari netti all’anno. Tradotto in euro, fanno circa 1300 al mese. Sui 30 Paesi presi in considerazione, siamo al 23° (ventitreesimo!) posto. Prendiamo ora invece alcuni Stati al centro della “nuova emigrazione” italiana, quella composta soprattutto da giovani professionisti: in Gran Bretagna un dipendente guadagna in media 38.147 dollari, in Irlanda 31.337, negli Stati Uniti 30.774, in Germania 29.570, in Francia 26.010. Persino la Grecia (26.512) e la Spagna (24.632) ci sopravanzano! Ma non solo: misteriosamente l’Italia è agli ultimi posti in classifica anche per gli stipendi lordi, quelli comprensivi di tasse e contributi… Siamo infatti 22esimi. Pagati quindi meno degli altri. Perchè? Siamo o non siamo un Paese del G8? Perché questo non si riflette pure nei salari? Ora prendete il dato che vi ho appena esposto, e confrontatelo con un altro, reso noto lo scorso anno dalla società OD&M: che metteva nero su bianco la forbice retributiva esistente in Italia tra padri e figli. Un “under 30”, nel nostro Paese, guadagna il 77% di chi ha oltre 40 anni di età. Facciamo allora una semplice operazione matematica, che un qualsiasi economista censurerebbe (i dati sono relativi a due anni diversi, raccolti con parametri diversi), ma che è quantomeno indicativa: scopriamo che un “under 30” in Italia guadagna poco più di 16.500 dollari all’anno (!). Sono 1021 (milleeventuno) euro al mese. Stiamo magari più larghi: ipotiziamo 1100 euro. Avete comunque letto bene. Eccola, la generazione dei “milleeuristi”, certificata dalle statistiche non solo internazionali, ma anche nazionali. Una generazione precaria, che sopravvive in un Paese in declino, dove (dati Ocse) deve pure “offrire” il 46,5% del suo stipendio in tasse e contributi, elargiti a uno Stato il cui apparato burocratico è di gran lunga inferiore a quello di altri Paesi (Germania, Francia, Austria), dove la pressione fiscale/contributiva risulta di poco più alta. Una generazione composta da tanti giovani professionisti di valore che -quando inviano un curriculum all’estero, sfoggiando le proprie esperienze e qualifiche- spesso ottengono una risposta positiva, con salari in media più elevati di 600-700 euro rispetto a quelli elargiti in patria. E ci stupiamo ancora se scappano ogni anno in massa dall’Italia?!?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: