sergionava

Pensiero del Weekend 14

In Lettere e Proposte on 16 maggio 2009 at 09:11

Pensiero che questo fine settimana torna sul tema delicato dell’università. L’ottimo Luigi corregge il tiro di una notizia pubblicata su questo blog (fonte: Corriere della Sera) alla fine di aprile, relativa al numero di studenti stranieri in entrata nelle nostre università. Che, così sosteneva una ricerca, aveva finalmente superato quelli in uscita. Miracolo? Mah… In realtà già in quel “post” evidenziavo alcune anomalie tutte italiane: comunque restavamo agli ultimi posti in Europa, comunque attraevamo studenti da Paesi non esattamente “strategici” su scala globale. Ma Luigi, per l’appunto, in un’e-mail inviata al blog “Fuga dei Talenti” (fugadeitalenti@gmail.com), confuta ulteriormente queste statistiche “moderatamente” positive, citando un altro blog, che riprende un articolo de “La Stampa”. Cliccate su: ginoselva.blogspot.com. No comment.

Ma non è finita: sul mondo dell’università mi ha scritto una bella lettera Giulia, attraverso il portale LinkedIn: “Alle soglie dei 25 con una laurea triennale e una specialistica in arrivo e un Erasmus alle spalle. Dall’Italia sono in fuga da quasi un anno, una fuga che se continuerà come secondo le mie intenzioni mi rende consapevole che sarà sempre più difficile pensare a un possibile rientro. Quando ero in Italia mi sono occupata a lungo di Università e ho visto da una prospettiva ravvicinata quella che è la situazione di un sistema universitario che regredisce sotto i colpi di continui (fallimentari) tentativi di riforma, che puntualmente si trasformano in sempre più drastici tagli delle risorse. E’ inevitabile quindi che sistema baronale e drammatica situazione finanziaria dei nostri Atenei pubblici nel contesto internazionale creino un cocktail micidiale per il nostro sistema universitario. Dato che i tagli di risorse all’Università sono a spese degli studenti (e delle loro famiglie) conseguentemente l’Università diventa sempre più per un’elite, per non parlare se si vuole accedere alla poca eccellenza rimasta. Questo è il contesto in cui noi laureati italiani ci formiamo, se a questo si aggiunge una società in cui ‘le conoscenze’ contano più del merito si comprende quanto la maggior parte di noi non vede l’ora di liberarsi della frustrazione che ne consegue fuggendo all’estero laddove si è valorizzati per ciò che si è e non per chi si è. Chi rimane Italia se ha qualche minima ambizione professionale è costretto a continuare a studiare fino a quasi trent’anni perché dopo essere stato preso in giro dal 3+2 si trova costretto a fare almeno un Master che lo avvia prima al mondo dello ‘stagismo’ e poi a quel precariato che in Italia è sinonimo di incapacità di potersi progettare un futuro. Si creano dunque percorsi differenziati, ma di fondo percepisco nella maggioranza di quella parte della mia generazione che non può accedere a percorsi privilegiati un malessere che o genera rabbia e voglia di fuga o, in chi rimane, un insano oscillare fra insoddisfazione e rassegnazione.

Che dire? Grazie Giulia, più chiaro di così! Intendo tornare a breve sul tema “università e lavoro”, “università e brain drain/gain”. Stanno infatti per uscire importanti ricerche, e non appena sarà possibile renderò pubblici i dati anche su questo blog. Buon weekend!

Scrivi insieme a noi il “Manifesto dei Giovani Italiani”: manifestodeigiovani@gmail.com

Raccontaci la tua storia: storietalenti@gmail.com

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