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Segnali (2)

In Meritocrazia on 14 maggio 2009 at 10:12

Ogni tanto mi piace portare qualche buona notizia dal Medioevo italiano. Eppur si muove, verrebbe nuovamente da dire… Mi ha fatto sorridere la legge varata a inizio mese dalla Giunta Regionale Toscana, che proibisce per legge il nepotismo in ospedale. Basta -insomma- ai primari che passano il bisturi direttamente al figlio, o a famiglie intere che, nel nome di una “forma mentis” superiore, occupano militarmente intere strutture sanitarie. Questa legge, se approvata, sarà sia retroattiva (andrà dunque a individuare i casi di parentela non a norma, regolandoli), sia applicabile alle future assunzioni. Per l’assessore alla Salute della Regione Toscana, un’indagine preliminare ha fatto saltar fuori un centinaio di situazioni “anomale”, spesso legate a casi di medici provenienti dall’università. Ora, comprendo pure le osservazioni del presidente dell’Ordine dei Medici e Chirurghi della Provincia di Lucca, che definisce “superflua” la norma, per un fenomeno “marginale”, in un settore dove “il vero potere è detenuto dalla politica stessa”. E’ vero, il mondo sanitario è -in Italia- terreno di gioco e cortile prediletto della politica. Ma queste norme possono e devono introdurre un esempio, bonificando poco a poco il terreno di gioco stesso. Fossi stato il presidente dell’Odine, avrei applaudito all’iniziativa, contestando però qualsiasi tentativo di invasione di campo da parte della politica, nel delicato settore delle nomine dei direttori sanitari. E avrei fatto pubblicamente nomi e cognomi di chi occupa certe posizioni solo grazie a tesserini di partito. “Name and shame”, letteralmente: “sputtaniamoli”, dicono gli inglesi… beh, quando cominciamo a fare un po’ di “name and shame” anche noi italiani? Altro “segnale”: il decreto legislativo sulla meritocrazia per gli statali, che ha avuto qualche giorno fa il via libera del Governo su impulso del Ministro “antifannulloni” Brunetta. A me sinceramente non pare male l’idea di spostare la valutazione del merito degli statali anche sugli utenti del servizio pubblico (che potranno rivalersi con una “class action”): troppo spesso sono proprio loro le prime vittime delle inefficienze della pubblica amministrazione. Mi piace pure l’idea che i dirigenti debbano obbligatoriamente trascorrere sei mesi all’estero: finalmente qualcuno ha compreso l’importanza di trasferire alla nostra amministrazione pubblica le buone prassi europee. Mi lascia più dubbioso invece la predeterminazione in percentuale dei dipendenti pubblici cui elargire i premi: fissare le quote per legge è molto italiano. Come si fa a stabilire a priori che un 5% dei dipendenti saranno “superbravi” e il 25% “immeritevoli” (quindi senza alcun premio)? Mah… Il Ministro Brunetta, che ho criticato anche su questo blog per certe dichiarazioni sui precari e per la sua eccessiva indole all'”effetto annuncio”, ha comunque lanciato un segnale importante, da verificare ovviamente alla prova dei fatti. I sindacati, che di troppe inefficienze sono stati per lungo tempo conniventi, farebbero bene per una volta a non mettersi di traverso per partito preso (vero Bonanni?)

P.S. Se Brunetta dovesse vedersi sminuita la riforma della P.A. (soprattutto nella parte relativa alla class action) farà bene a dimettersi. Ma per davvero, in Italia non lo fa mai nessuno… un po’ di coerenza, please.