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L’Università in ginocchio

In Declino Italia on 5 maggio 2009 at 09:05

Oggi parliamo di università.. O meglio, di come si è ridotto il nostro “augusto” sistema accademico. Per farlo partiamo da un fatto di cronaca: pochi giorni fa il Corriere della Sera ci ha informato che il professor Quirino Paris, docente di Economia Agraria all’University of California (quindi fuori dai patri confini), è stato assolto dal giudice di pace penale. La sua presunta colpa? Aver denunciato -nel lontano 2003- “la mafia accademica” che domina e colonizza i concorsi in università. Paris, emigrato nel lontano 1975 (poco più che quarantenne) negli Usa, aveva scritto due lettere -sei anni fa- all’allora presidente del Consiglio Universitario Nazionale, per denunciare come tutti i concorsi effettuati nella sua disciplina tra il 1999 e il 2003 fossero stati pilotati da una “cupola”. Denunciato, ha poi vinto la sua causa. Sei anni dopo, fortunatamente, l’Italia ha preso coscienza del gran “magna magna” accademico contro cui Paris si era inutilmente scagliato all’inizio del secolo. Da qui a cambiare le cose, però, ancora ce ne vuole. Un recente libro come “Parentopoli”, scritto da Nino Luca, cronista siciliano, ha messo nero su bianco il mostruoso sistema parentale che domina le nostre università. Il rettore che comanda da 25 anni in ateneo, la famiglia con otto docenti, i 21 Magnifici Rettori con parenti che lavorano in ateneo. “Gli esempi nel libro sono d’una spudoratezza che rasenta il sublime”, scrive il quotidiano Libero. “Forma mentis”: “I nostri figli sono più bravi perché hanno la forma mentis che si crea nell’ambito familiare, tipica di noi professori…”, così si vantava -di fronte all’incredulo De Luca- un professore associato di Messina, per giustificare la colonizzazione in massa degli atenei da parte dei soliti “figli di”. Un problema trasversale da Nord a Sud nel Paese: “Il saggio è accompagnato dall’urlo di rabbia e vergogna che emerge dalle lettere e dalle e-mail dei cervelli non in fuga all’estero, ma costretti ad andarsene”, chiosa l’articolo. Il tutto mentre il ministro Gelmini, se da un lato presenta proposte di legge che invocano il “ritorno al merito”, dall’altro nomina capo Dipartimento per l’Università Antonello Masia, l’uomo che -racconta il sempre attento Gian Antonio Stella- afferma da tempo che “non bisogna dare alle baronie un significato così negativo”. Ottima mossa, davvero. Sarà forse per questa situazione che -secondo uno studio della Commissione Europea- i nostri studenti sono nell’Ue quelli più intenzionati a iscriversi a scuole di specializzazione o master all’estero? E che, tra gli stessi universitari, sono in crescita quelli pronti a far fagotto non appena concluse le superiori? E che, infine, sono pochissimi gli stranieri (soprattutto europei) che vengono a studiare qui? Ovviamente confidiamo nelle intenzioni ministeriali di infondere potere all’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario (per favore, non trasformatelo nell’ennesimo ente inutile…), come pure speriamo che le intenzioni di premiare col budget 2009 gli atenei più meritevoli si concretizzino. Intanto però, ci ricordava pochi giorni fa Il Sole 24 Ore, sono ancora 3600 i concorsi accademici senza un posto assegnato, causa le assunzioni bloccate dai nuovi vincoli di bilancio. In bocca al lupo, non sarà certamente facile districare l’imbrogliata matassa.