sergionava

Sostiene Pereira

In Giovani Italians on 29 aprile 2009 at 09:19

Sostiene Pereira… che in Italia solo il 19% dei giovani tra i 25 e i 34 anni sono laureati. In Europa fa come noi solo l’Austria, peggio di noi (nell’ordine) la Slovacchia, la Romania e la Repubblica Ceca. La media europea è -precisiamolo- al 30%. Risultiamo ben al di sotto delle maggiori economie Ue. Sostiene Pereira che -nella fascia d’età tra i 35 e i 44 anni- solo il 14% degli italiani presenta un titolo di studio superiore (almeno la laurea), contro una media europea al 25%. Sostiene poi Pereira che in Italia, se nasci in una famiglia con un basso tasso di educazione parentale, difficilmente arriverai alla laurea o ti iscriverai mai all’università: solo il 9,1% dei giovani provenienti da questa fascia arriva infatti a ricevere l’ambito “bacio accademico”, ben al di sotto della media europea (23%). Però… però… l’Italia torna perfettamente in media Ue quando parliamo di figli di laureati che a loro volta ottengono una laurea: 60,2% la media del Belpaese, contro una media al 60,9%. Sostiene dunque Pereira che pure questo è un inquietante indicatore di scarsa mobilità sociale. Una mobilità sociale nei fatti nulla, come sostiene Roger Abravanel, autore di “Meritocrazia”. Un Paese a caste, che riproducono sé stesse, alla faccia di qualsiasi globalizzazione.  Beh… comunque, a dirla tutta, queste cose non le sostiene realmente Pereira, ma Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea (su dati del 2007). Che ci fotografa, ancora una volta, come uno dei Paesi più feudali nel cuore dell’Europa postmoderna e allargata. Benvenuti nel Medioevo Italia.

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  1. MI PERMETTO DI FAR OSSERVARE CHE SE E’ VERO CHE LA PERCENTUALE DI LAUREATI IN RAPPORTO E’ MOLTO BASSA , C’E’ DI CONVERSO UNA ESTREMA CONSIDERAZIONE SULL’UTILIZZO DEI “POCHI LAUREATI”. IN POSSESSO DELLA LAUREA CONSEGUITA IN SERVIZIO IN UNA GROSSA AZIENDA ELETTRICA SONO STATO ( E CON ME DECINE DI LAUREATI) INUTILIZZATO PER QUASI TRENT’ANNI… MOTIVAZIONE L’AZIENDA VOLEVA SCEGLIERE NEL MONDO ESTERNO I SUOI LAUREATI E, SPESSO I CAPI ( PER LA CUI RESPONSABILITA’ SI RICHIEDEVA LA LAUREA O ALMENO UN DIPLOMA)ERANO IN POSSESSO DELLA LICENZA DI SCUOLA MEDIA O ATTESTATI DI SCUOLE PROFESSIONALI. TUTTO CIO’ HA FATTO SI CHE DI FRONTE ALLA POSSIBILITA’ DI USCIRE DA UN MONDO CHE NON VOLEVA I LAUREATI IN SERVIZIO… TANTO E’ SUCCESSO AGGRAVANDO ANCORA DI PIU’ LA SITUAZIONE.PERCIO'( E QUESTO ACCADE IN TUTTE LE AZIENDE SIMILI) A CHE VALE STUDERE?

  2. Studiare serve solo per cultura personale. Oggi in Italia va di moda il consiglio dato ai neo-diplomati di frequentare corsi di Laurea ad indirizzo tecnico-scientico.
    Vedo che gli errori del passato non sono serviti a nulla, in quanto lo studente dovrebbe esprimere il meglio di se stesso nell’ambito in cui è più portato. Tra 10 anni non ci sarà più posto per ingegneri perchè il mercato è ormai quasi saturo.
    A ciò a contribuito lo svilimento del diploma di laurea in quanto, oggi, tutti possono laurearsi. Fino a 10 anni fa era impensabile, a meno che non si avessero doti eccezionali, che una persona proveniente da un Istituto Magistrale, o semplicemente un Istituto professionale, conseguisse lauree in Ingegneria o Economia, ma oggi tutto pare possibile.
    Quando io mi stavo per laureare, c’erano ragazzi di 22-23 anni che parlavano già di tesi, che non avevano sofferto per nulla durante il corso di studi, che avevano studiato programmi ridotti e che avevano incontrato professori che, inspiegabilmente, da un anno all’altro erano diventati mansueti e propositivi.
    Prima del 2000 il 110/110 era un risultato arduo da raggiungere soprattutto in alcune facoltà. A legge, per esempio, la media voto era di uno striminzito 95/110, oggi arrivare a 100 è una banalità e per il 110 serve un piccolo sforzo in più e magari qualche birra di meno il sabato sera.
    A parte tutto, comunque, l’articolo qui pubblicato conferma la carenza di laureati in Italia al cospetto di Stati che fanno parte, come noi, delle grandi potenze industriali ed economiche del mondo.
    Ma non solo, anche nei paesi dell’Est Europeo i laureati sono in percentuale maggiore rispetto all’Italia, eppure, nonostante siamo pochi, facciamo una fatica incredibile a trovare loro.
    Risvolto della medaglia è che paesi come UK o Germania, per esempio, sebbene l’alto numero di laureati, sono comunque propensi ad accoglierne altri ed è per questo che esiste la cosiddetta “fuga dei cervelli”!!!
    In Italia si va avanti solo per conoscenze oppure se si riesce a sfruttare quegli ambiti di mercato non ancora saturi.
    Faccio un esempio: se 10 anni fa mi fossi iscritto a Scienze infermieristiche avrei trovato immediatamente lavoro e così sarebbe stato se mi fossi laureato in ingegneria!
    Ma così non va bene!
    Tutte le facoltà dovrebbero favorire l’accesso al lavoro e tutte dovrebbero garantire un numero limitato di studenti che sia proporzionale alla richiesta in quel settore.
    Così non è perchè in Italia si mira solo al guadagno. Negli anni ’70 e ’80 le porte di Giurisprudenza erano aperte a tutti e cosi oggi ci troviamo con 200.000 avvocati e lo scadimento della professione.
    Idem per gli architetti, per i veterinari e così sarà per gli ingegneri e gli esercenti le professioni sanitarie tra qualche anno.
    L’Università dovrebbe essere d’èlite e premiare, come recita la costituzione, solo i meritevoli il che non significa far laureare tutti.
    All’uscita dall’Università si dovrebbe poter avere la possibilità di mettere in pratica il frutto degli Studi senza ricorrere ad inutili e dispendiosi master che ghettizzano ancora di più il poveraccio che non può permetterseli. Chi si vuole specializzare lo deve fare peraltro seriamente all’interno di Scuole che hanno un senso, del tipo anglosassone per esempio (London Business School, King’s College ecc…).
    L’Università è sinonimo di progresso, una Società che ghettizza il laureato è destinata a morire.
    Non si può richiedere Laurea + Master + Esperienza in quel settore per una posizione di tre mesi a 500 Euro!
    Noi abbiamo un cervello per imparare e se ci viene dato il giusto tempo di apprendimento potremmo adeguarci a qualsiasi ambito, ma pare che l’imprenditoria italiana abbia fretta di trovare gente con esperienza!
    Spero che le cose cambino per le generazioni future, altrimenti la vedo davvero dura per l’Italia.

  3. Da consulente quale sono ritengo utile monitorare le % di uscita di laureati e la loro provenienza ma ritengo piu’ opportuno vedere i tassi di assorbimento.
    Paradossalemte se il mercato del lavoro Italia e’ in grado di assorbire solo il 7% di quel 14% di laureati, dove finisce l’altro 7%?

    Le possibilita’ che mi immagino sono:
    1. trovare un lavoro qualunque (anche se da diplomato), l’importante e’ che sia pagato (e magari avere i contributi per la pensione…);
    2. trovare un lavoro da laureato, costi quello costi, se non in Italia all’estero o dove sia;
    3. inventarsi un lavoro: mettersi in proprio, fare societa’ con l’amico che e’ in ua situazione simile, etc.

    Se mi giro attorno e vedo al’interno della mia cerchia di amici, tutti hanno “il pezzo di carta” (la laurea se non addirittura un master) ma poi si ritrovano nelle stesse condizioni dei non laureati, cioe’ nella disperata ricerca di un lavoro (il sogno di trovare una “Professione” credo sia gia’ sfumato nella mente dei giovani da diversi anni).

    Com`e’ possibile che persone laureate finiscano a fare commesse nei negozi, lavori di manovalanza, lezion private, senza trovare un lavoro adatto a quello per cui hanno studiato?
    Si potrebbe dare la colpa alle universita’ ed agli istituti di studi superiori che non riescono a professionalizzare abbastanza o offrire percorsi di studi non attinenti alle esigenze del mercato…
    Ma forse il problema e’ che i tassi di assorbimento dei laureati non sono sufficienti per dare un lavoro a tutti. E chi non trova un lavoro “da laureato” ripiega (per necessita’) su uno da diplomato (anche se con uno stipendio da diplomato) e cosi’ a domino. Dopo tutto a quale azienda non farebbe piacere avere un laureato pagato come un diplomato?

    Forse il “Signor Pereira” dovrebbe rigirare un po’ il binocolo e provocare un po’ dicendo: visto che nella “fascia d’età tra i 35 e i 44 anni- SOLO il 14% degli italiani presenta un titolo di studio superiore”, come e’ possibile che ci siano tanti neo-laureati a spasso?

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