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La “prima” de La Fuga dei Talenti

In Fuga dei giovani on 22 aprile 2009 at 09:31

foto-milano

Un’immagine della presentazione a Milano

Prima assoluta ieri alla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea di Milano per “La Fuga dei Talenti” (ed. San Paolo), libro-inchiesta e “fratello maggiore” del blog omonimo. Insieme a me, Carlo Corazza (direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Ue) e Marco Albonico, capufficio stampa della San Paolo. La presentazione è stata vivace e ricca di contributi: dopo un’introduzione iniziale di Corazza, che ha portato la sua esperienza personale di ex espatriato e ha concluso dicendo “incoraggerei un giovane, se è ambizioso, a lasciare l’Italia”, ho preso la parola io, per spiegare i motivi che mi hanno spinto a scrivere questo libro. Ho portato una serie di dati a sostegno della tesi di fondo (l’emarginazione dei giovani nella società italiana) e ho raccontato le storie di molti dei protagonisti del libro, italiani e italiane di talento fuggiti dal Paese più gerontocatico e immeritocratico d’Europa. La presentazione è stata arricchita dalle testimonianze di due espatriati raccontati nel volume: Mattia Tomba, consulente finanziario di stanza in Qatar, che ha fotografato la condizione di un Paese, il nostro, in fase discendente, ma ancora con la presunzione di essere al centro del mondo; e Vincenzo Melilli, l’unico dei 27 protagonisti del libro tornato nel Belpaese. Melilli ha raccontato la sua esperienza di lawyer negli Usa, un’esperienza fatta di duro lavoro, apprezzato però e ripagato dal proprio capo, anche se a prezzo di ritmi molto stressanti. “Chi comanda in Italia è tendenzialmente vecchio, ragiona con logiche da anni ’70 o ’80”, ha detto Vincenzo. Molto interessante e apprezzato anche l’intervento di Salvatore Corradi, presidente di Bachelor, agenzia di riferimento nel reclutamento dei neolaureati in Italia. Corradi ha messo in evidenza la rigidità del sistema universitario, che spesso rende difficile il lavoro di placement alle agenzie come la sua. Ha sollevato il velo su una zona, quelle delle grandi imprese multinazionali o delle medie imprese a vocazione innovativa, che fa reale selezione anche in Italia (purtroppo ciò ancora non avviene nel settore pubblico e nelle piccole imprese), e ha chiuso  con una nota di ottimismo. “La crisi attuale, col ricambio in corso, aprirà spazi per chi ha 30 anni”. Lo speriamo tutti, anche se in Italia le resistenze sono forti. Ma lo speriamo tutti.