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Prima uscita per “La fuga dei Talenti”

In Giovani Italians on 8 aprile 2009 at 00:12

Warning: Da domani e fino al 15 aprile il blog sarà aggiornato solo sporadicamente, per un po’ di pausa pasquale. Vi invitiamo comunque a continuare a votare nel sondaggio che trovate in pagina (L’Italia è un Paese per giovani meritevoli?) e a scriverci le vostre storie o proposte per le iniziative “Storie di Talenti” e “Manifesto dei Giovani”.

Ieri ho presentato l’iniziativa editoriale “La Fuga dei Talenti” al lancio di Erasmus on the Road, un tour che toccherà da oggi -fino all’autunno- ben 20 città e atenei italiani. Un’iniziativa interamente realizzata dall’associazione Erasmus Student Network, che si occupa -nel nostro Paese- di assistere gli studenti stranieri che vengono a trascorrere un periodo di studi in Italia. Ho presentato loro l’idea alla base del libro e ho portato dati e cifre sul perché l’Italia non sia, purtroppo, “un Paese per giovani”. A questo proposito ho citato i recenti dati del Corriere della Sera, più altri dati contenuti nel libro, quali una ricerca di Bankitalia (53% degli italiani inchiodati al proprio ceto di origine); le ricerche Isfol sui canali relazionali che facilitano l’assunzione; la ricerca del professor Alessandro Rosina che parla di una “questione generazionale particolarmente accentuata nel nostro Paese” e i dati del demografo Livi Bacci sulla marginalizzazione dei giovani nella società italiana, rispetto ai primi del ‘900. Alla conferenza ho avuto l’occasione di potermi confrontare col presidente di un’importante società di reclutamento dei neolaureati. Un incontro interessante: mi ha spiegato come la sua società operi una selezione ferrea dei cv e lavori soprattutto con le multinazionali e le medie imprese italiane concentrate sul settore dell’innovazione. Ha aggiunto -dato interessante- che questa crisi paradossalmente favorirà l’assunzione di giovani neolaureati, che costano meno, rispetto a chi è più “anziano”. Purtroppo abbiamo però constatato come il ramo di assunzioni in cui lui opera pesi poco, percentualmente, sul totale. Le piccole imprese, al pari di aziende pubbliche o ex pubbliche, restano al di fuori di questo meccanismo virtuoso. Gli ho chiesto di scrivere una riflessione per questo blog: spero che a breve avrete modo di leggerlo. Alla conferenza ho incontrato anche un professore dell’Università Politecnico di Milano. Che si è dimostrato un po’ meno pessimista di me sul quadro generale. Tuttavia, su due cose abbiamo concordato: i periodi di Erasmus all’estero non possono essere troppo corti (la loro durata media si sta riducendo) e -soprattutto- laddove si introducessero canali di selezione più stringenti occorrerà dare un volto e un nome a chi esegue la selezione. “La raccomandazione all’americana”, diceva lui, “mette in gioco innanzitutto la reputazione di chi fa la segnalazione”. E’ una “raccomandazione” pubblica, insomma. Chi sbaglia, paga.