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Non è un Paese per giovani

In Giovani Italians on 25 marzo 2009 at 10:19

Diversi articoli nelle ultime settimane hanno toccato il tema urgente dell’emarginazione sociale dei giovani, che in Italia è divenuta vera e propria emergenza sociale. Ha cominciato IL (del Sole 24 Ore), con l’articolo “Giovani, dove siete finiti?”: un’indagine tra esperti del calibro di Massimo Livi Bacci, Vincenzo Galasso, Tito Boeri e altri, ha portato a una conclusione sostanzialmente necessaria e inevitabile. I giovani in Italia contano poco o nulla, sono diminuiti numericamente, entrano tardi a far parte a pieno titolo della società, mentre i salari bassi e i ridicoli ammortizzatori sociali li spingono a puntare al sempre più introvabile posto fisso. Insomma, sono tutt’altro che motivati. I giovani, dal canto loro, puntano il dito contro il “sistema-Paese”. Dice Arianna: “E’ vero che siamo una generazione di bamboccioni, ma la colpa è di un intero Paese che considera giovani i quarantenni, che è imbevuto di corruzione e che, ogni giorno, sprofonda nel declino”. Pochi giorni fa ha rincarato (e di molto) la dose il Corriere della Sera. I dati pubblicati pesano come macigni: nel 2007 solo 47 neolaureati su 100 trovavano lavoro a un anno dal “pezzo di carta”. Chi anche lo trovava, guadagnava ben poco: i 24-30enni incassavano in media 22mila euro l’anno, contro i quasi 30mila dei 50-60enni. Ma non basta: se hai meno di 35 anni praticamente non esisti, nel mondo del lavoro italiano. Sono giovani solo il 6,9% dei dirigenti, il 12,3% dei quadri, il 15% degli imprenditori, il 22% dei professionisti. Numeri da Terzo Mondo, non da Europa: la fascia d’età più creativa e innovativa, quella per davvero in grado di cambiare l’Italia, semplicemente non la trovi, nei posti di comando. Ancora dati: i medici con meno di 35 anni sono l’11,9%, i docenti universitari il 7,4%. L’Italia esprime tutto il suo male “familistico” e “relazionale” in altre cifre: i figli di architetti, avvocati, farmacisti, ingegneri e medici fanno -nel 40% circa dei casi- lo stesso lavoro del padre. Come non parlare di autoprotezione di status, con relativo traino di raccomandati e “figli di”, pronti a papparsi i pochi posti disponibili? Infine, cifra ancora più inquietante: 63 giovani su 100 sotto i 30 anni ricevono un aiuto economico dai genitori. Che l’Italia non sia Europa ce lo spiega l’autore dell’articolo, Lorenzo Salvia, nelle prime righe: all’Associazione Italiana Giovani Avvocati ci si può iscrivere fino a 45 anni. Oltremanica, un uomo di 44 anni, anche lui avvocato, era già primo ministro. Si chiamava Tony Blair. John Maynard Keynes sosteneva che i talenti degli uomini possono migliorare il tenore di vita di ognuno di noi. Per l’appunto… i “talenti”, doti che si estrinsecano al loro apice in giovane età. I nostri migliori “talenti” scappano da anni all’estero. Lasciando la terzomondista Italia al suo ineluttabile destino di Paese in declino.

Scrivi insieme a noi il “Manifesto dei Giovani Italiani” : manifestodeigiovani@gmail.com

Raccontaci la tua storia: storietalenti@gmail.com

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