sergionava

Se non hai un papà ministro…

In Meritocrazia on 12 marzo 2009 at 10:02

Iniziativa davvero simpatica (se non fosse che c’è veramente ben poco da ridere) quella avviata dal portale di lavoro Infojobs.it. “Se non hai un papà ministro e non hai uno zio vescovo, clicca qui”: questo il lead della campagna, che si articola in video e wallpapers (“Non mi serve un papà ministro”, dice uno di questi). Il tutto, ovviamente, per attirare aspiranti lavoratori (ma soprattutto imprese…) verso un mercato dell’impiego asfittico e in crisi nera. Ma ancora più interessante è l’indagine realizzata dallo stesso portale spagnolo di recruitment: su 30mila utenti intervistati, solo il 4% ammette di aver ricevuto una raccomandazione per trovare lavoro. Tutto a posto, allora? No, perché l’82% d loro rivela di aver conosciuto un raccomandato, il 66% ci lavora quotidianamente e il 44% sta alle dirette dipendenze di qualcuno con i “santi in Paradiso”. Italia Paese di santi, poeti, navigatori… e ipocriti? Sì, ahimé. Restiamo una nazione a suo modo conservatrice, dove quelli realmente titolati a “scagliare la prima pietra” (perché senza peccato) sono quasi tutti finiti all’estero. La maggior parte di coloro che restano si arrabatta: il dato finale della ricerca di Infojobs è rivelatore, dopotutto. Otto intervistati su dieci si dicono pronti a riceverla, questa benedetta raccomandazione. Né va meglio sul fronte del canale dell’“offerta”: secondo Repubblica.it, che cita dati di Unioncamere, anche qui emerge un’ipocrisia becera quanto terzomondista. Percentuali basse di direttori del personale ammettono di aver ricevuto richieste di raccomandazione: poi però la metà di loro afferma candidamente di assumere nuovo personale per conoscenza “diretta” o “indiretta”. Tutte segnalazioni all’anglosassone? Solo nel 12% (!) dei casi ci si affida a inserzioni sui mezzi stampa o mediante società di selezione esterne. Un quarto delle volte (per fortuna) si fa quantomeno riferimento alle banche dati interne. Conclude il giornalista: «Certo è che, nel contesto italiano, dove sembrano prevalere offerte di lavoro “opache” e troppo numerosi sono gli intermediari, alla fine la prima vittima -di fatto- è la meritocrazia. Un’altra di quelle parole che in Italia si preferisce fare sfilare tra la schiera folta degli “intenti” e lasciare da parte quando arriva il tempo di mettere in campo le azioni». L’Italia non è Europa. Se cercate meritocrazia, cari giovani di talento, emigrate.

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  1. Ricevo e pubblico dal forum aperto su Linkedin la lettera di Giorgio, espatriato in Cina:

    “Ciao, Si, devo dire che la ricerca commissionata da Infojobs è abbastanza interessante, in senso negativo. Vi ho partecipato anche io, rientrando nella categoria dei non raccomandati (purtroppo o per fortuna). Per quanto mi riguarda mi piacerebbe tornare in Italia a lavorare, portarci la mia famiglia e stabilirci nel Bel Paese… però in Italia non si viene selezionati per vero merito. O si viene scelti per raccomandazione o per finti criteri di merito (tipo valutazione accademica….quando l’esperienza sul campo, quella pratica, dovrebbe essere la chiave di valutazione). Io ora mi trovo in Cina… certo qui non è poi tanto meglio che l’Italia, ma almeno se fai domanda di assunzione ti rispondono…..!”

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