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Vergogna!

InDeclino Italia su 19 giugno 2013 a 09:00

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Dopodomani il Governo varerà l’attesissimo pacchetto per il lavoro e l’occupazione giovanile. Il premier Enrico Letta ne ha fatto un punto d’onore dei suoi primi mesi di lavoro, e gli va riconosciuto che la strategia del doppio binario Italia-Europa ha quantomeno sollevato, per ora, una discreta attenzione sulla piaga che infesta da oltre un decennio questo Paese, nel disinteresse generale.

Si parla, per venerdì, dell’introduzione di un “bonus assunzioni”, che defiscalizzi di fatto i nuovi impieghi per gli under 30. Si parla anche di ritocchi alla Legge Fornero, che potrebbero però riaprire la porta agli abusi dei contratti a termine, su cui in troppi hanno lucrato negli ultimi anni. Si parla di una semplificazione dell’apprendistato, un’istituzione che sinceramente pare ormai superata per le professioni qualificate (all’estero i nostri laureati e “masterizzati” li assumono direttamente, se qui continuiamo a chiamarli “apprendisti” rischiamo di sminuirli un po’ troppo, anche in termini di stipendio…)

Staremo a vedere: già sabato il Ministro dell’Università Maria Chiara Carrozza ha dato un primo segnale interessante, con lo sblocco dell’assunzione di 1500 ricercatori e 1500 docenti nelle nostre università.

A questo punto vi chiederete: perché il titolo “Vergogna!”, nel “post”? Che c’entra?

L’occasione ce la fornisce, per l’appunto, la “vergognosa” notizia, secondo cui -grazie a una sentenza della Consulta- i baroni universitari (non ce la sentiamo proprio di chiamarli “professori”… questi sono semplicemente degli anacronistici “baroni”), potranno continuare a lavorare anche dopo i 70 anni. Per almeno un altro biennio.

Basta compilare una richiesta motivata (da cosa?) e presentarla in ateneo: un compiacente Senato Accademico, zeppo di complici cariatidi, non farà ovviamente problemi, affinché il caro collega resti in servizio, ad esercitare con gioia il proprio potere, per altri due anni.

E’ ovviamente esplosa una rivolta tra i giovani ricercatori in diverse università, tra cui Bologna.

Questo è il più classico esempio di un Paese dove non bastano le leggi, a cambiare le cose. Bisogna cambiare la mentalità, svecchiare un certo modo di gestire il sistema, rimuovere i vecchi schemi di potere baronali, per introdurne di nuovi, meritocratici.

Ai baroni universitari, molti dei quali ricordo ancora assisi sulle loro auguste cattedre a guardarci con disprezzo nei miei anni universitari, lancio un solo messaggio: “Go Home. It’s over!

Nuovo Sito ITalents

InFuga dei giovani su 18 giugno 2013 a 09:00

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Il nuovo sito di ITalents è online! Collegati a: http://www.italents.org/

ITalents è un’associazione che s propone di trasformare la fuga in circolazione dei talenti, dando la possibilità a chi si trova temporaneamente o stabilmente all’estero di contribuire, con idee e competenze, al rinnovamento e alla crescita dell’Italia.

Fare in modo che chi è “dentro” non si consideri un talento “sprecato”, mentre chi è “fuori” non debba sentirsi un talento “esiliato”.

Check it out!

Un “Future Leader” a Londra

InStorie di Talenti su 17 giugno 2013 a 09:00

“L’Italia e’ un Paese che ha bisogno di eroi. Nel resto del mondo ci sono regole, sistemi che funzionano. In Italia abbiamo sempre bisogno di eroi. Con tutte le conseguenze del caso, quando gli eroi vengono a mancare…” Edoardo Briola, 25enne Assistant Brand Manager per Unilever a Londra, riassume così la sua visione del Belpaese, dopo anni trascorsi all’estero.

Una storia e una carriera intensissime, a dispetto della giovane età, quelle di Edoardo: fin dal liceo parte alla scoperta di mondi nuovi, con un semestre di scambio ad Auckland, nella lontanissima Nuova Zelanda. Al suo ritorno, ricco di stimoli ed esperienze innovative, si deve però scontrare con un ambiente poco ricettivo e livellato verso il basso: il voto peggiore in pagella se lo ritrova proprio in inglese, nonostante il lungo periodo trascorso all’estero!

All’università Edoardo sceglie Economia: il primo biennio trascorre tranquillo, fino a quando -al terzo anno- punta dritto verso la Thailandia, per un semestre di scambio con stage alle Nazioni Unite. E’ l’esperienza che segna la svolta definitiva: torna in Italia, si laurea come triennalista, poi decide di lasciare perdere la laurea specialistica, per concentrarsi sulle esperienze di lavoro all’estero. Un altro stage per una multinazionale di beni di largo consumo a Singapore, poi il ritorno a Bangkok, per un tirocinio all’Istituto del Commercio Estero. Tirocinio che gli restituisce l’”immagine prototipo” del sistema-Italia: individualità straordinarie, non sostenute però da una struttura esterna in grado di funzionare…

Rientrato in Europa, Edoardo sceglie un prestigioso Master a Parigi, presso la Business School HEC: un’occasione che gli spalanca le porte, dopo soli due mesi, della carriera in azienda, con l’offerta di un contratto come Future Leader a Londra, all’interno di una delle maggiori multinazionali. Nel mezzo, un’offerta di lavoro in Italia… stipendio nettamente inferiore alla media europea, con promessa di un riallineamento verso i 40 anni. “Perché da noi funziona così“, gli viene spiegato. Per tornare all’affermazione iniziale di Edoardo: perché questo è un Paese che ha sempre bisogno di eroi?

Ospite della puntata è Marco Capellini, ex-compagno di studi di Edoardo, attualmente Junior Analyst per Costa Crociere. Marco, a differenza di Edoardo, ha lasciato perdere le sirene che arrivavano dal Brasile, scegliendo un percorso di crescita aziendale in Italia: con la sua testimonianza raccontiamo la storia delle numerose “mosche bianche” che nella Penisola prvano a farcela da soli, senza spintarelle o raccomandazioni.

Nuova puntata della nostra indagine tra i libri sulla nuova emigrazione professionale, scritti da chi ha già compiuto il salto verso l’estero: oggi incontriamo Antonio Oteri, autore del libro “Ciao, ciao Italia, vado a vivere in Brasile”, un volume ricco di storie di chi ha lasciato il Paese per andare verso il Sudamerica e le sue economie emergenti, insieme a consigli utili per compiere il viaggio di sola andata verso San Paolo o Rio De Janeiro.

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La discussione di giugno: Si emigra sempre più in due… o anche in tre, o più? Quanto sta diventando un discorso di coppia -o di famiglia- lasciare l’Italia? Con quali perdite, per il sistema-Paese, se ad andarsene e’ un pezzo di futuro, giovane e qualificato? Raccontateci le vostre storie!”

Inviate le vostre lettere/spunti/riflessioni, specificando il Paese di residenza, a: giovanitalenti@radio24.itI migliori contributi saranno pubblicati sul blog ufficiale della trasmissione e letti in onda alla fine di ogni mese.

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Alla prossima puntata: sabato 22 giugno, dalle 13.30 alle 14 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

 

 

Centosettantottesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

InFuga dei giovani su 15 giugno 2013 a 09:00

Centosettantottesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Una puntata davvero da non perdere, quella di oggi, traboccante di “messaggi in bottiglia” per l’Italia: puntata che ci trasporta fino a Londra, per raccontarvi una storia decisamente controcorrente. Storia di un giovane professionista, che ha scelto fin dal liceo di andare per la sua strada. Confrontandosi con l’estero, lasciando perdere i percorsi precostituiti e già tracciati nel Belpaese, per sviluppare una propria professionalità globale. L’unica volta che ha ricevuto una lunga e laboriosa offerta di lavoro dall’Italia, gli hanno spiegato che qui un giovane neolaureato si deve accontentare…

A Londra si trova inserito in un programma “Future Leaders” per giovani talenti globali: l’offerta di lavoro gli è arrivata a soli due mesi dall’iscrizione a un prestigioso master parigino.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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Il bisogno di una politica industriale… e di una classe dirigente internazionale!

InDeclino Italia su 12 giugno 2013 a 09:00

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C’è qualcosa che non torna, nell’ennesimo tormentone scatenatosi in Italia intorno al tema della disoccupazione giovanile. Leggiamo sui giornali di pacchetti già pronti, in vista del Consiglio Europeo di giugno e dei meeting comunitari di avvicinamento al summit (il primo a Roma dopodomani tra Italia, Francia, Germania e Spagna): si parla di forti decontribuzioni per i nuovi assunti, di stop ai paletti sui contratti a termine introdotti dalla Legge Fornero, di semplificazione dell’apprendistato, di maggiore e più incisivo ricorso ai fondi UE – questo solo per fare alcuni esempi.

Misure che possono essere considerate tutte assolutamente valide, ma concentrandosi sul particolare si rischia alla fine di perdere di vista il quadro generale.

Il quadro generale è quello di una politica industriale che va ridisegnata da zero. Dopo 20 anni di assenza di politica industriale, solo la messa in moto di una politica fortemente orientata all’innovazione e alla valorizzazione di settori che ci possono vedere competitivi può -automaticamente- creare posti di lavoro ad elevato valore aggiunto. Misure per i giovani, non inserite all’interno di un organico ridisegno dell’Italia come Paese produttivo, rischiano solo di divenire palliativi in grado sì di lenire i sintomi della malattia, rallentando però l’inevitabile agonia di un intero sistema-Paese. E’ dell’altroieri la notizia che la produzione industriale tricolore ha registrato ad aprile il 20esimo (ventesimo!) calo consecutivo. E’ evidente che è il nostro sistema industriale a non essere più al passo con i tempi, a livello generale. Troppi settori incapaci di competere sottraggono risorse utili a settori e aziende che invece innovano ed esportano, contro tutto e contro tutti.

E’ la questione più difficile da affrontare, che imporrà pesanti ristrutturazioni, con interi comparti che finiranno per estinguersi e finire fuori mercato: tuttavia, dopo 20 anni di inazione, l’unica cosa che resta da fare a un Governo serio è dirottare risorse, incentivi e sgravi sui settori più innovativi (siano essi web o tradizionali), fortemente orientati all’estero, con pesanti investimenti in ricerca e innovazione. Innovare per non estinguersi, questa deve essere la filosofia alla base di un’azione radicale dall’alto.

Innovare singifica anche abbandonare vecchie logiche e rendite di posizione. Torno ancora a ribadire che l’innovazione si esercita fin dall’istruzione e dalla formazione: un Paese che può vantare solo il 4% di studenti stranieri nelle sue università, non può permettersi polemiche e dibattiti su un’iniziativa sacrosanta quale quella del Politecnico di Milano, che ha imposto l’inglese come lingua esclusiva nelle lauree specialistiche e nei dottorati. La parte più retrograda e avversa al cambiamento del corpo docente dello stesso Politecnico ha fatto ricorso al Tar, vincendolo. Ora si è scatenata la solita guerra di ricorsi e controricorsi. A questi docenti “italianofili” l’unico messaggio che possiamo inviare è: ESPATRIATE! Non possiamo permetterci di avere autentiche -anacronistiche- zavorre quali il mondo che voi rappresentate. Il mondo ora è globale, i talenti circolano, e bisogna azzerare le barriere linguistiche che si frappongono al loro arrivo. Vi opponete al cambiamento perché siete voi fuori dal mondo. Uscite da questo Paese e andate a competere all’estero, se mai dimostrerete di esserne capaci…

E’ anche colpa di questa classe dirigente assolutamente inetta se i migliori giovani, quelli più aperti al mondo e al cambiamento, emigrano: l’ultima ricerca Datagiovani conferma quanto più volte sostenuto da questo blog. Il Nord Italia, la parte teoricamente più evoluta del Paese, rappresenta ora il maggior bacino di emigrazione. Il boom di disoccupazione in Emilia-Romagna e Lombardia, sostiene Datagiovani, si è accompagnato ad un boom di emigrazione da queste stesse regioni.

“Calcolando un punteggio, in base alle variazioni percentuali osservate per l’emigrazione e per il tasso di disoccupazione, sia a livello provinciale sia a livello regionale, ed assegnando all’Italia il valore 100 si nota che, non solo le prime 5 posizioni sono occupate da regioni del Nord e le ultime da regioni Meridionali, ma la differenza di punteggio risulta essere decisamente elevata: si va infatti dai 223 dell’Emilia Romagna e 211 della Lombardia ai 13 del Molise e 12 della Puglia. Questa distinzione emerge anche a livello provinciale: infatti, delle 60 province che assumono un punteggio superiore a quello nazionale, ben 42 appartengono a regioni del Nord, 13 al Centro e solo 5 sono nel Meridione.

LEGGI IL RAPPORTO DATAGIOVANI

Tempo di agire, insomma: nuova politica industriale, smantellamendo delle rendite di posizione, maggiore occupazione per i giovani… e maggiore circolazione dei talenti. Questi gli obiettivi di breve-medio periodo.

 

 

Architetto e Designer sostenibile a Shanghai

InStorie di Talenti su 10 giugno 2013 a 09:00

Dopo dieci mesi di contratto in Cina, mi capita ancora di pensare con stupore al fatto di avere un lavoro e uno stipendio. Sto già pianificando il percorso che spero di riuscire a percorrere, con relativi aumenti di salario. Mi pare che in Italia, soprattutto nel campo dell’architettura, si abbia la percezione di non avere altra scelta… che lavorare per pochi spiccioli“: ha le idee e una visione estremamente chiara del mondo globalizzato Valentina Preti, 30 anni, Urban Designer per la multinazionale Hassell a Shangai.

Sono arrivata in Estremo Oriente per caso“, ricorda ancora Valentina, alle spalle una laurea in Architettura a Mantova: la fase di ricerca post-titolo la porta nella capitale economica italiana, Milano. Un’esperienza che la segna in negativo: “la maggioranza dei neolaureati a Milano lavora con partita Iva, per una retribuzione mensile che di solito non copre il costo dell’affitto di una stanza“.

Così, “non avendo intenzione di accettare di lavorare sottopagata“, Valentina fa ritorno nella sua città di origine, Modena, dove trova lavoro come architetto libero professionista. Spunta una retribuzione migliore rispetto a quella milanese, ma si deve accontentare di lavori di basso profilo: “la competizione si gioca sul ribasso delle parcelle, con impatti negativi sulla qualità dell’architettura e sulla formazione e remunerazione dei giovani“, denuncia Valentina.

La svolta arriva dopo circa tre anni, quando -stanca di non vedere alcuna prospettiva- accetta una borsa di studio per un Master Internazionale sulla Sostenibilità Ambientale in Cina. Il Master prevede un tirocinio a Milano e uno in Estremo Oriente: nel frattempo Valentina comincia parallelamente a cercare impiego, puntando tutto su Shanghai.

L’occasione arriva così da un’azienda di design australiana, con base proprio nella capitale economica cinese, che vede nel suo profilo il valore aggiunto della specializzazione in sostenibilità ambientale. In poco tempo si materializza l’offerta: contratto, buona retribuzione, prospettive di crescita inimmaginabili in Europa. “Tutti i miei colleghi sono giovani, con un background di studio o lavoro all’estero. I team leader hanno spesso meno di 40 anni, e sono professionalmente molto preparati. Ho fiducia nel fatto che il sistema assolutamente meritocratico mi permetterà di avanzare rapidamente“, riflette Valentina dalla Cina.

Ospite della puntata è Giancarlo Dell’Aquila, architetto esperto in progettazione sostenibile: alle spalle vanta esperienze in Cile e in Ghana, con un presente di consulente per l’Onu a Roma. Giancarlo è estremamente critico sullo spreco di energie giovani e dinamiche che l’Italia perpetra ormai da anni. “Non accettiamo il concetto di fallire, o semplicemente di sbagliare… e quindi di investire sui giovani“, riflette Giancarlo, con il quale commentiamo la storia di Valentina.

Nella rubrica “Expats” proseguiamo la nostra rassegna dei libri scritti da professionisti emigrati all’estero. Il secondo volume di questo mese ci lascia idealmente in Cina. E’ la storia di un gruppo di giovani studenti italiani, che arrivano a Shanghai nell’estate del 2009, per un anno di studi universitari. L’esperienza segnerà la vita professionale successiva di buona parte di loro, che successivamente emigreranno per lavoro. Come ci racconta Giovanni Gardelli, autore del libro “Exchange: in giro per il mondo in cerca del domani”.

+++ALERT: “Giovani Talenti” annuncia in questa puntata i nomi dei sei giovani “under 30″ vincitori dell’iniziativa “Giovani Talenti in Europa”, realizzata in collaborazione con l’Ufficio del Parlamento Europeo di Milano. I sei porteranno le loro proposte per nuovi programmi europei a favore dei giovani a Strasburgo, all’inizio di luglio.

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Centosettantasettesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

InFuga dei giovani su 8 giugno 2013 a 09:00

Centosettantasettesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Torniamo oggi a parlare di giovani architetti e designer in fuga dal Paese: lo spunto ce lo offre una storia che arriva dalla Cina. La storia di una trentenne italiana, che ha trovato -in Estremo Oriente- occasioni di crescita professionale realmente impensabili nella Penisola. Alle spalle si è lasciata un Paese che sfrutta i propri giovani nelle grandi metropoli, oppure li condanna a lavorare su progetti di scarso respiro e ancora minore ambizione… in provincia. Per staccare il biglietto per la Cina le è bastata un Master, seguito da un’offerta molto allettante presso una multinazionale australiana.

Ma un tempo non eravamo fonte di ispirazione a livello mondiale, per la nostra architettura? Cosa siamo diventati? Un Paese di geometri? … che fa fuggire i propri migliori giovani architetti?

+++ALERT: “Giovani Talenti” annuncia oggi i nomi dei sei giovani “under 30″ vincitori dell’iniziativa “Giovani Talenti in Europa”, realizzata in collaborazione con l’Ufficio del Parlamento Europeo di Milano. I sei porteranno le loro proposte per nuovi programmi europei a favore dei giovani a Strasburgo, all’inizio di luglio.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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“L’Impresa di Innovare” – Oggi a Santa Margherita Ligure

InMeritocrazia su 7 giugno 2013 a 09:00

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Nell’ambito del Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Sergio Nava modera un workshop sull’importanza dell’innovazione all’interno delle imprese. Non solo imprese web o internet. Ma anche imprese “tradizionali”.

Quanto attraverso l’innovazione dei processi produttivi, attraverso la ricerca e lo sviluppo, attraverso la valorizzazione del capitale umano qualificato… possiamo, alla fine, contribuire a trattenere nella Penisola i nostri migliori talenti?

WORKSHOP – L’IMPRESA DI INNOVARE: una storia di innovatori tradizionali o di tradizioni innovative?
L’innovazione non è patrimonio esclusivo del mondo digitale, né figlia della scoperta del momento: è frutto di una lunga pianificazione, sulla quale molte aziende in Italia hanno costruito il proprio business. Ascolteremo le avventure di imprenditori che in modi diversi hanno fatto dell’innovazione un fattore distintivo. Poi, dibattito tra platea e testimonial.

+Bastano le scuse?+

InFuga dei giovani su 5 giugno 2013 a 09:00

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Siamo rimasti indietro di 25 anni. L’Italia di oggi è la prosecuzione ideale dell’Italia del 1988. Un’Italia pre-caduta muro di Berlino, un’Italia dominata ancora dal pentapartito, un’Italia figlia del boom drogato dal debito degli anni ’80, un’Italia già corrotta e in crisi… pur non sapendo di esserlo.

A tracciare il drammatico paragone è stato addirittura il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco, nelle Considerazioni Finali di venerdì scorso. L’analisi di Visco è impietosa, e tratteggia il fallimento di un’intera classe dirigente “zerotitoli”: ”non siamo stati capaci di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici degli ultimi 25 anni”. Basterebbe questa semplice frase per mostrare il cartellino rosso a un intero sistema-Paese, che ha affossato quella che un tempo era la nazione del boom economico. Una classe dirigente provinciale, inetta, corrotta fin nel midollo, impegnata solo a spolpare l’osso, senza preoccuparsi di disegnare strategie per il futuro. Impegnata solo a produrre replicanti, sottoforma di raccomandati o cooptati, capaci unicamente di peggiorare ulteriormente il modello gestionale del Paese. Anche perché persino più mediocri di chi li aveva prodotti.

Intanto i migliori giovani outsider emigravano a decine di migliaia. Non da ieri. Ma da almeno 15 anni. E non solo ricercatori: a emigrare sono state tutte le categorie professionali.

Visco prende atto del fallimento e incalza: ‘non bisogna avere timore del futuro, del cambiamento. Non si costruisce niente sulla difesa delle rendite e del proprio particolare, si arretra tutti. Occorre consapevolezza, solidarieta’, lungimiranza‘.

Fuori dai Palazzi, la situazione appariva sempre più fuori controllo: le ultime stime sulla disoccupazione giovanile facevano segnare un record assoluto, col 40,5% di giovani senza lavoro ad aprile. Un ulteriore segnale di una situazione ormai emergenziale. Una situazione al limite, frutto -ancora una volta- del fallimento totale di un intero sistema di potere. Ancora più che della crisi. Siamo onesti…

In quei giorni, e nei giorni successivi, la politica ha provato a lanciare segnali positivi. Segnali che qualcosa è realmente cambiato. Che ora il problema della fuga dei talenti (vogliamo smetterla una volta per tutte di chiamarla “dei cervelli”? Non si tratta solo di ricercatori, qualcuno lo vuole capire?) è un problema nell’agenda del Governo e della classe dirigente che sta provando a traghettare l’Italia fuori dalle secche.

La fuga dei cervelli dal nostro Paese e’ una perdita secca per l’Italia, anche perche’ l’Italia si accolla il costo della formazione di questi giovani fino alla laurea, e poi deve deprivarsi di queste fondamentali energie“, ha dichiarato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Tg5. Parole che fanno il paio con quelle, altrettanto recenti, del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi.

Si è spinto oltre il premier Enrico Letta, primo firmatario della Legge Controesodo per il rientro in italia degli under 40 espatriati per motivi di lavoro o studio. Rispondendo a un lettore del quotidiano “La Stampa”, che aveva condensato in una bellissima lettera tutta l’amarezza per l’imminente addio a un amico in partenza per Singapore, Letta ha risposto: “ai giovani devo prima di tutto delle scuse. Le scuse a nome di una politica che per anni ha fatto finta di non capire e che, con parole, azioni e omissioni, ha consentito questa dissipazione di passione, sacrifici, competenze. L’ho detto nel mio discorso per la fiducia alle Camere: siamo tutti coinvolti. Perché la rappresentazione che Antonio fa di noi è dolorosamente vera. Perché quando a generazioni intere vengono strappate la speranza e la fiducia – non d’impeto, ma peggio ancora: lentamente, giorno dopo giorno – non c’è alibi o dissociazione personale e politica che tenga”.

Riconosciamo a Letta un merito: appena insediato ha portato in Europa la bandiera della lotta contro la disoccupazione giovanile. Lo ha fatto nell’interesse continentale, ma con un chiaro occhio di riguardo rivolto alla disastrosa situazione italiana.

A Letta lanciamo un messaggio: le scuse a nome di un’intera classe dirigente politica zerotitoli possono essere gradite, ma non sufficienti. Dopo aver creato lavoro, dopo aver fatto tornare i nostri giovani talenti dall’estero (se mai ci riusciremo), occorrerà un ultimo, fondamentale passo. Mi rendo conto di quanto sia sgradevole, per una buona parte della attuale classe dirigente. Ma è un passo necessario e fondamentale: eliminare e fare piazza pulita di quella pletora di inetti, raccomandati e cooptati che siedono in troppe stanze dei bottoni. Senza quest’ultimo necessario passo, tutti i precedenti si riveleranno inutili. Rischieremmo solo di tornare, come nel gioco dell’oca, alla casella di partenza. Che, per l’Italia, significherebbe l’anticamera del baratro.

Back to basics: al primo posto la meritocrazia… per tutto il resto non ci deve essere più posto.

In Video: i perchè della fuga dall’Italia

InFuga dei giovani su 4 giugno 2013 a 09:00

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Ho trovato recentemente e per caso -online- questo video di Due Monete, frutto di un’intervista alla prima edizione di MeeTalents, lo scorso dicembre a Milano.

Mi fa piacere proporvelo, ringraziando ovviamente gli autori dell’intervista per il lavoro che stanno portando avanti sulla sensibilizzazione relativa al tema della fuga dei talenti italiani all’estero: il video contiene, in sintesi, molti dei concetti che tratto quotidianamente su questo blog, condensati in pochi minuti. Concetti tuttora validi, ovviamente.

For our English-speaking friends and readers: the interview is dubbed in English, so you can also enjoy!

Vi segnalo infine due recenti interviste che ho fatto su canali nazionali: la prima a Unomattina (Rai 1), lunedì 27 maggio, sul tema della fuga dei talenti dall’Italia (clicca qui per collegarti); la seconda a Mattino Cinque (Canale 5), mercoledì 29 maggio (clicca qui per collegarti).

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